Gilberto Gerali lascia la guida della nazionale: “Il nostro un grande insuccesso”

Il manager azzurro ha deciso di rimettere il mandato nelle mani del presidente Marcon dopo la sconfitta con l’Olanda: “Ci è mancata la battuta valida al momento giusto”.

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Il manager azzurro Gilberto Gerali
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«La mancata qualificazione per i giochi di Tokyo è stato un grande insuccesso per il nostro baseball ed è giusto che a pagare sia chi aveva la responsabilità della squadra».

Così il manager Gilberto Gerali ha motivato la decisione di dimettersi dalla guida dell’Italia.  Una decisione, inattesa, arrivata all’indomani della dolorosa sconfitta contro l’Olanda, che ha costretto gli azzurri a chiudere addirittura al quinto posto su sei partecipanti nel torneo che si è svolto sui diamanti di Parma e Bologna. Il tecnico parmigiano lascia la guida della nazionale dopo due anni dall’esordio, avvenuto alle European Series del 2017.

FIBS - K73 Oldmanagency
“Gibo” Gerali

«Penso sia corretto così – prosegue Gilberto Gerali – dopo un insuccesso così grande, con tre sconfitte su cinque gare disputate. Dopo un buon secondo posto agli Europei abbiamo mancato l’obiettivo della qualificazione per la quale abbiamo lavorato duro tre anni. La Fibs ha seguito le mie indicazioni per metterci nelle migliori condizioni. Sono io il responsabile della squadra e visto che le cose non sono andate come sperato, mi sono sentito in dovere di rimettere il mandato al presidente Marcon. Sono deluso, ma non ho rimpianti, sono contento di aver avuto tutto da tutti, anche se ho il rammarico di non aver sempre visto giocare la squadra come speravo. L’Europeo era andato secondo i programmi, con una sconfitta preventivabile in finale, pur non giocando sempre benissimo. Il torneo di qualificazione era iniziato bene, con le vittorie sofferte contro Sudafrica e Repubblica Ceca. La sconfitta con Israele ha rovinato tutto».

«Sentivo che l’aria non era di quelle favorevoli – aggiunge “Gibo” – ma la decisione di dimettermi l’ho maturata subito dopo la sconfitta con l’Olanda, perché dopo le battute d’arresto con Israele e Spagna pensavo ancora di poter staccare il biglietto per il torneo di Taiwan. Dopo il ko con i campioni d’Europa però mi sono reso conto che non avevo fatto quello per il quale ero stato chiamato e ho deciso di farmi da parte. Sia chiaro, nessuno mi ha tradito, solo mi sa che non è mai arrivato il nostro momento. Probabilmente qualcuno ha reso meno di quello che ci aspettavamo.  Se tornassi indietro, valuterei meglio i pro e i contro di chiamare all’ultimo momento giocatori Oltreoceano. Mi diceva giustamente Colabello, il nostro leader in queste tre settimane (7 fuoricampo e 24pbc in 12 incontri disputati, ndr.),  che nel  primo Europeo disputato con la maglia azzurra sentì molto la pressione e così è successo probabilmente a quei giocatori che abbiamo chiamato per questa manifestazione».

Cosa è mancato all’Italia in questo torneo?

«E’ mancata probabilmente qualche valida al momento giusto e qualche giocata difensiva; il fatto di essere andati otto volte in svantaggio è solamente casuale. Il monte di lancio, che doveva essere il nostro punto debole, è stato il reparto che mi ha dato più soddisfazioni.  L’episodio decisivo è stato a mio parere  l’infortunio di Colabello, sul 2-2 contro Israele. Senza Colabello, a livello inconscio,  qualcosa si è rotto, anche se non doveva succedere ad una squadra di esperienza come la nostra. Più in generale il ko contro Israele ha intaccato la nostra fiducia. Quella gara d’altronde era una sorta di finalissima  e vincendola ci avrebbe spianato la strada verso i Giochi di Tokyo 2020. Tecnicamente non eravamo inferiori a nessuno. C’era molto equilibrio tra le migliori e anche la Repubblica Ceca è cresciuta molto. Siamo andati molto vicini a centrare l’obiettivo».

Ha parlato di questa decisione con il suo staff?

«E’ una decisione solo mia. Con lo staff, con Natale in particolare, abbiamo parlato durante le partite del futuro di questa nazionale, di come andare avanti».

Da dove dovrà quindi ripartire la nazionale?

«Si dovrà lavorare tanto per tornare ai vertici. Ci sono però dei talenti che si stanno facendo valere e che sono pronti per indossare questa casacca: Seminati, Scotti, Aldegheri. Astorri, senza tralasciare il gruppo presente in Germania e sui diamanti di Parma e Bologna. Sono convinto che il futuro sarà roseo».

 Marco Mazzieri al momento di lasciare la panchina la indicò come suo successore. Lei chi si sente di consigliare al presidente Marcon e al consiglio federale?

«Non ho nomi da consigliare perché pensavo di poter stare seduto su quella panchina ancora per tanti anni, magari 10 come l’amico Mazzieri. Non uscirò comunque da questo mondo e aiuterò le squadre che avranno bisogno di me».

I RINGRAZIAMENTI DI MARCON. «Ho accettato le dimissioni di Gilberto Gerali sulla base delle motivazioni che mi ha dato. Sono profondamente dispiaciuto, perché è una gran bella persona ed un tecnico preparato. Lo ringrazio pubblicamente per tutto quello che ha fatto per la nazionale italiana in questi anni».

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Maurizio Caldarelli
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Giornalista del quotidiano "Il Tirreno" di Grosseto, collabora anche con la Gazzetta dello Sport.