L’articolo era già pronto, impacchettato per essere spedito, esattamente come sembrava già pronta, impacchettata, la bella che doveva decidere lo scudetto 2025 del baseball italiano. Invece il nostro sport è capace di regalare emozioni, sorprese, colpi di scena, ribaltoni quando meno tutti se l’aspettano. E con un clamoroso remake di cinque giorni fa, San Marino cambia la storia della partita riservata ai pitcher italiani, ma questa volta non festeggia solo una vittoria, ma la vittoria che vale lo scudetto. Il settimo della storia sammarinese, prendendosi la rivincita sul Parma Clima che lo scorso anno aveva trionfato proprio contro i titani.
Il dilemma è se partire dall’inizio per raccontare garaquattro o dal pazzesco finale, ma andiamo per ordine. Tutto sembrava come 24 prima: 2-0 San Marino al 5° lunedì sera, poi la squadra di Saccardi ha aspettato il calo di Lage per sorpassare, 2-0 San Marino al 2° oggi e appena Palumbo ha concesso qualcosa, è arrivato il ribaltone. Bisogna dire che c’è stata anche la complicità della difesa sammarinese, sia in garatre con la mancata presa di Di Raffaele che ha generato i due punti del sorpasso, sia in garaquattro, perché sempre nella stessa zona, Angulo ha commesso un errore fatale, senza il quale Mineo non sarebbe andato a battere il grande slam. Poi bisogna capire perché entrambi i casi sono state considerate valide, ma questo è un altro discorso.
Si parte e c’è subito un colpo di scena. Concepcion resta al piatto, butta a terra il caschetto, dice qualcosa all’arbitro e viene espulso. Per lui la finale è terminata. Come detto, ancora una volta è San Marino a segnare per primo. La lunga legnata di Lino sbatte contro la recinzione, un triplo che viene premiato dal singolo di Proctor per l’1-0. Anche Diaz trova la valida e il lancio pazzo di Bocchi manda i titani sul 2-0. Palumbo, pur con qualche difficoltà contro i mancini, tiene a zero Parma per tre riprese. Poi al 4° perde di vista la zona dello strike, concede la base ad Angioi e Geraldo (in mezzo l’errore di Angulo) poi sale con tre ball e uno strike su Mineo che gira a vuoto il quinto lancio, poi spara contro il palo del foul, ma in territorio buono, il grande slam del 4-2. Parma non è squadra che si ferma quando c’è da spingere e infatti la valida di Angioi produce il 6-2. Sarà questa una delle tre sole valide concesse da un Luca Di Raffaele da applausi.
Da applausi anche Bocchi che scende dopo 76 lanci di grande qualità, l’ennesima partita robusta di un pitcher affidabile anche in ottica azzurra. E lascia la pallina nelle mani sicure di Scotti, così qualcuno comincia a pensare che se non si fosse beccato con Angulo nel famoso ottavo inning di garadue, stasera Parma avrebbe anche potuto festeggiare lo scudetto. Insomma, in tre inning il rilievo affronta dieci battitori, un solo arrivo in base su errore difensivo. Per questo quando al nono sale Santana la domanda nasce spontanea: perchè Saccardi ha sostituito Scotti? Se l’ha fatto pensando alla bella, togliendogli dal braccio qualche lancio, sarebbe un grave errore, visto tra l’altro cosa era successo in garadue. C’è chi parla di un problema fisico, la realtà è che San Marino comincia a crederci. Lo fa dopo il solo-homer di Proctor (3-6), dopo la base a Diaz, capolinea di Santana, dopo il fuoricampo di Celli (5-6) su Angioi, dopo l’errore su Di Fabio, dopo il bunt di Batista, dopo la base a Helder, dopo il doppio del sorpasso di Lino (7-6) e dopo la volata di Angulo (8-6). A questo punto è tutto nel braccio di Civit: l’enorme Gonzalez batte l’ennesima valida delle sue finali, ma il doppio gioco su Geraldo è l’antipasto della festa sammarinese che arriva poco dopo sulla battuta raccolta in foul da Lino. Game over, con Ortwin Pieternella in stampelle Mvp delle Italian Baseball Series.
Commenta per primo