Celli: “Quel fuoricampo in gara4 ha cambiato la partita. La nazionale? Mi manca”

Il capitano di San Marino ha vinto il suo 4° scudetto, ma è rimasto fuori dai convocati per l’Europeo

Federico Celli batte il fuoricampo da due punti al 9° inning che riapre garaquattro di finale a Parma (foto Vecchi)

La coppa scudetto numero 7 dei titani è nelle mani sicure del capitano Federico Celli quando viene consegnata sul diamante di Parma. Per il 30enne esterno riminese, uno che ha respirato l’aria del baseball americano nell’organizzazione dei Dodgers, che in Italia ha vinto la Tripla Corona nel 2020, è il quarto titolo italiano. Il primo è datato 2017, l’ultimo dei Pirati, lo scudetto dell’addio di Rino Zangheri e un giovane Celli fu il grande protagonista di quelle finali quando si aggregò alla squadra proprio in extremis. Poi quelli del 2021 e 2022 con la casacca del San Marino e il più recente qualche giorno fa dove ci ha messo del suo con il fuoricampo che ha definitivamente riaperto garaquattro.

Ma andiamo per ordine. Allora Federico, si torna a vincere al termine di una stagione in salita. “Beh sì, possiamo parlare di una stagione in salita se paragonata all’anno della Tripla Corona, ma considero una brutta stagione quando si batte .200, ho chiuso a .261 e quindi non è del tutto da buttare. Poi certo non sono soddisfatto e non mi accontento, ma abbiamo vinto lo scudetto. E sono stato molto contento per il fuoricampo che ho battuto al nono inning della quarta partita di finale, è stata la svolta della nostra rimonta, la battuta che ha definitivamente riaperto una partita che sembrava persa”.

Una rimonta può capitare (il riferimento è a garadue), ma due ribaltoni al 9° inning, quando si gioca per il titolo, non sono solo frutto del caso. “In entrambe le situazioni siamo stati soprattutto bravi noi a crederci, a cogliere l’occasione, a sfruttare le poche carenze sul monte di lancio del Parma, almeno in quei frangenti. Poi logicamente non è detto che la partita si riesca a ribaltare, ma abbiamo fatto in modo di cambiare gli equilibri di garaquattro che sembrava finita (6-2 Parma a inizio 9°, ndr). In quel momento, sia dopo il fuoricampo da un punto di Proctor in apertura di ripresa, sia soprattutto dopo il mio del 6-5, sono riaffiorati i ricordi di garadue, sia per noi ma forse specialmente per loro. Noi eravamo avanti 2-1 nella serie, si era aperto uno spiraglio, ci siamo detti ‘cavalchiamo quell’onda e vediamo dove ci porta’. E ci ha portato allo scudetto”.

Si leggono i numeri e si vede che San Marino ha chiuso i play-off con 11 vittorie su 13 partite dopo una stagione regolare non esaltante, chiusa comunque al secondo posto. “L’ennesima conferma che la regular season conta fino a un certo punto. Nei play-off cambiano le dinamiche di squadra, le strategie sono differenti, credo che San Marino abbia giocato un buon baseball in tutta la post season”.

Tocchiamo un tasto dolente, la nazionale e quell’esclusione dagli Europei che fa male. Quanto manca l’azzurro? “Beh, sì, mi manca, soprattutto per il modo in cui è stata gestita tutta la vicenda fino all’esclusione. Avevo voglia di riscattare il precedente Europeo finito male, avrei voluto continuare a rappresentare la mia nazione, anche perchè sono ancora pieno di tanta energia e tutte queste cose le ho dette anche a Francisco Cervelli quando ho saputo che sarei rimasto a casa. Non discuto le scelte tecniche, ma quello che giocherà l’Europeo me lo sento ancora come mio gruppo, negli anni credo di aver dimostrato quello che so fare e la riprova è quel giro di mazza, nella partita decisiva per lo scudetto, che ha girato la partita. E in un appuntamento importante come un Europeo, quei giri di mazza spesso sono decisivi”.

Mettiamola così, Federico avrà più tempo per concentrarsi su un altro “diamante” visto che la sua compagna Claudia è in dolce attesa. Perchè comunque questo 2025 gli ha riservato grandi soddisfazioni.

Informazioni su Carlo Ravegnani 325 Articoli
Carlo Ravegnani, nato a Rimini il 31 gennaio del 1968, ha iniziato la carriera giornalistica a 20 anni nell'allora Gazzetta di Rimini, "sostituita" dal 1993 dall'attuale Corriere Romagna dove lavora come redattore sportivo. Collaboratore per la zona di Rimini del Corriere dello Sport-Stadio, il baseball è stata una componente fondamentale nella sua vita: dapprima tifoso sugli spalti dello Stadio dei Pirati poi giocatore nel mitico Parco Marecchia e poi nel Rimini 86, società che ha fondato assieme a un gruppo di irriducibili amici. Quindi giornalista del batti e corri sulla propria testata e alcune saltuarie collaborazioni con riviste specializzate oltre che radiocronista delle partite dei Pirati assieme all'amico e collega Andrea Perari. Negli ultimi anni è iniziata anche la carriera dirigenziale, con la presidenza (dal 2014) dei Falcons Torre Pedrera. La passione è stata tramandata al figlio Riccardo che gioca lanciatore e prima base negli stessi Falcons.

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