Major League, sensazioni e fatti di un anno particolare

Insieme a Danilo Freri, vicecaporedattore di Sky Sport 24, abbiamo analizzato il massimo campionato di baseball a stelle e strisce anche in vista anche della postseason: dal mercato al difficile avvio stagionale, dalle sorprese alle delusioni

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Fernando Tatis Jr., interbase dominicano dei San Diego Padres
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Si rinnova, anche quest’anno, quella che è diventata ormai una gradita tradizione per i lettori di Baseball.it appassionati in particolare di Major League. Danilo Freri, vicecaporedattore di Sky Sport 24, ci ha dedicato un po’ del suo tempo per una lunga e interessante chiacchierata per analizzare puntualmente il campionato di baseball a stelle e strisce.

Il 2020 è un anno davvero particolare. Stagione da 60 partite, accesso alle post-season come mai prima d’ora, il rifiuto di alcune franchigie di scendere in campo per solidarizzare con la protesta degli afroamericani del “Black Live Matter”, uno strano campionato…

L’inizio è stato molto complicato. Si è ripreso a giocare grazie ad un’operazione forzata, senza nessun accordo. Il Commissioner della MLB ha preso l’iniziativa ed ha deciso che si sarebbe giocato. Molti giocatori, anche di primo piano, hanno deciso di non giocare. Poi “pronti-via” e Miami perde una settimana di gioco per 20 positivi in squadra, situazione poi vissuta anche dai Cardinals. Insomma non era proprio la situazione migliore. Poi però il gioco è partito, la passione è tornata e siamo entrati in un campionato che è talmente interessante che ha coinvolto tutti. Adesso ci si occupa solo di cose che accadono sul diamante, c’è stata una vera e propria svolta. Ricordo e condivido quello che ha detto Aaron Boone, il manager degli Yankees: “Chi esce vincente da questa stagione è vincente al 100%”, e ha ragione. Il baseball è uno sport di adeguamenti. Non solo all’arbitro ed alle giocate degli avversari. Deve sapersi adeguare anche al periodo, e lo sta facendo. E finalmente noi siamo tornati a parlare di gioco, e il gioco ti regala mille spunti.

A proposito di spunti. Adam Duvall ha di recente realizzato 3 fuoricampo in una gara a meno di 24 ore dallo stesso record del compagno di squadra Ozuna. Secondo Elias non era mai accaduto prima visto che l’unico precedente riguarda il duo Babe Ruth-Lou Gherig degli Yankees ma si trattava di un doubleheader. C’era già stato il record di Mookie Betts (per la sesta volta ha realizzato 3 fuoricampo in una sola partita), poi quello dei Padres (quattro grand slam in altrettante gare consecutive), infine quello dei Cubs (tre esterni partenti che realizzano 2 fuoricampo a testa nella stessa gara). La vita dei lanciatori è diventata sempre più difficile…

E’ vero. Ma questi sono gli anni in cui le franchigie preferiscono vincere con i fuoricampo. Si lavora di più sugli slugger, le squadre puntano ad avere nei roster gli attacchi migliori. Vuoi per la spettacolarità che per filosofia di gioco, la scelta è sugli homerun. Ne parlavamo con Alex Liddi durante una delle nostre dirette, anche nelle sessioni di allenamento si perfeziona la tecnica per colpire la palla. Il fuoricampo, come sapete, non è fatto solo di potenza, ma di tecnica e la ricerca della migliore tecnica è quasi maniacale. Poi non mi stupirebbe che anche la MLB lavori in questo senso con le famose palle più leggere. D’altro canto è la stessa cosa che accade nella NBA ed NHL: la ricerca della spettacolarità per attrarre pubblico.

 Veniamo alle sensazioni di questa prima parte di campionato. Che i Dodgers fossero la squadra da battere si sapeva, ma immaginavi una partenza così roboante? Il record di 28-10 con cui domina non solo la West Division di National League ma tutta la MLB è veramente importante…

Impressionante. Sapevamo che Dodgers e Yankees erano le franchigie più attrezzate, le più forti, ma mentre New York sta combattendo la sua battaglia contro Tampa Bay, Los Angeles è andata oltre le più rosee previsioni, nonostante abbia San Diego nel suo girone. I Dodgers hanno un monte di lancio pazzesco, che funziona alla perfezione, e l’innesto di Mookie Betts è stato il completamento di un capolavoro. Lui è magnifico e li ha completati in modo spaventoso. Se regge il monte di lancio questa è la squadra da battere.

Quale team ti ha sorpreso di più fino ad oggi?

In realtà sono almeno due. E peraltro due squadre che adoro e che secondo me sono il futuro del baseball, anche se rischiano di diventare anche il presente di questo sport. San Diego Padres e Chicago White Sox. Sono in ricostruzione ed hanno messo una quantità di talento in squadra spaventoso. La ricostruzione è stata lenta, ci hanno messo qualche anno, ma adesso sono veramente ben costruite. Hanno scelto giovani straordinari. Uno su tutti Fernando Tatis Jr., 21enne interbase di San Diego. A quell’età essere primo nella maggior parte delle statistiche offensive non è cosa da poco. Anche Oakland e Tampa Bay stanno andando molto bene. Sono prime rispettivamente nella West ed East Division di American League, dove ci sono Astros e Yankees che venivano date per favorite. Ma non sono propriamente delle sorprese. Un pochino lo si intuiva che potessero essere in lotta per competere…

 Se la post-season iniziasse oggi franchigie come Nationals e Brewers nella NL ed Angels e Red Sox nella AL resterebbero fuori dai play-off allargati. Te lo aspettavi? Chi ti ha deluso di più in assoluto in questo campionato?

No, sinceramente non me lo aspettavo. Se devo dire chi mi ha deluso di più in assoluto sono stati proprio gli Angels. Il potenziale lo hanno. Nel roster figurano giocatori come Mike Trout e Shōhei Ōtani insieme ad un ottimo gruppo di giocatori. E hanno risolto il problema del manager prendendo Joe Maddon, una garanzia assoluta. Non riesco a trovare una spiegazione all’ultimo posto in American League. Anche la stagione di Boston è molto deludente, nonostante si sapeva che fossero in fase calante. Non mi aspettavo però non arrivassero nemmeno ai playoff. Vero è che storicamente quando i Red Sox decidono di giocare per non vincere fanno dei tonfi clamorosi, ma così non è rispettoso per i tifosi e gli appassionati dello sport. Probabilmente i risultati gli danno anche ragione visto che poi quando ricostruiscono lo fanno per vincere tanto e le regole dello sport americano danno la possibilità di fare questo. Agiscono in modo deliberato e scientifico, ma forse rinunciare a competere è un po’ troppo, sarebbe il caso di mantenere prestazioni accettabili. Su Washington vale grosso modo lo stesso discorso di Anaheim, non sono così malmessi da giustificare il penultimo posto della National League, non me lo aspettavo e non riesco a comprenderne la ragione.

Nella Central Division i Chicago Cubs sono avanti a tutti da inizio stagione…

La Central Division della NL sembra sta complessivamente scemando di qualità, livellandosi un pochino verso il basso. Di Pittsburgh così deludente si sapeva, ma le difficoltà di Milwaukee sono state sinceramente sorprendenti. Ci si aspettava proseguisse il processo di maturazione, ma hanno iniziato non bene, anche se ora sembrano in ripresa. Cincinnati veniva considerata come outsider ma anche loro sono partiti zoppicando, e ci sta, mentre St. Louis ha avuto problemi legati al Covid e al contagio. Così i Cubs ne hanno giustamente approfittato e sono usciti molto bene. Il merito va anche e soprattutto a Ross, che come catcher ha vinto le Word Series del 2016 con questa franchigia e con alcuni dei giocatori che adesso guida. E’ un manager esordiente molto capace, che sta dimostrando di saper gestire bene gli uomini. Smaltita la sbornia del 2016 il gruppo sembra aver di nuovo trovato un poco di fame.

Una considerazione sul mercato…

E’ stato interessante, ci ha dato delle indicazioni sul futuro di questa stagione. San Diego ha dominato questa sessione, grazie a innesti mirati e attenti di giocatori, principalmente lanciatori esperti e pronti come ad esempio Mike Clevinger e Trevor Rosenthal. E questo ci dimostra che hanno capito che possono quanto meno provare a vincere, anche subito. Si capisce che vogliono arrivare in fondo. Mi ha sorpreso invece che sia mancato qualcuno come gli Yankees. Hanno poco da sistemare e un monte ingaggi che non consente di muoversi tanto. Però qualche campanello d’allarme c’è stato e arrivare in fondo ai playoff è complicato. Se recupereranno tutti gli infortunati niente da dire, ma se non rientrano tutti al meglio sarà dura. Considerate che il primo turno di post-season quest’anno è al meglio delle 3 partite. Perdi la prima, magari con il tuo miglior partente, sei obbligato a vincere le altre due.

La post-season, così come la stagione regolare, ce la possiamo godere di nuovo su Sky…

Si, è stato un bellissimo ritorno. Il gruppo è sempre lo stesso, ma in più abbiamo impreziosito le nostre dirette con Alex Liddi, che grazie alla tecnologia segue con noi dagli USA le partite e ci aiuta nelle telecronache. Avere un nazionale italiano è un valore aggiunto. Il programma di questi giorni è di due partite a settimana commentate da noi ed almeno una o due trasmesse in lingua originale. Con i play-off puntiamo a commentare una partita al giorno. Vediamo se gli orari delle gare verranno confermati dalla MLB. Altrimenti la trasmetteremo ugualmente ma alternando la nostra a quella in lingua originale. Saranno tutte in nostra compagnia invece le sette partite delle World Series.

 

Andrea Tolla
Informazioni su Andrea Tolla 498 Articoli
Nato a Roma nel 1971, Andrea è padre di 3 figli, Valerio, Christian e Giulia. Collabora con il quotidiano Il Romanista dove si occupa, tra le altre cose di baseball e football americano. Appassionato di sport in genere collabora anche con il mensile Tutto Bici e con il quotidiano statunitense in lingua italiana America Oggi. Ex-addetto stampa della Roma Baseball, cura una rubrica di baseball all'interno di una trasmissione sportiva di un'emiitente radiofonica romana.