E' Cuba dei miracoli

Talenti che fuggono, lanciatori in declino: ma la 'seleccion' è più forte di tutto

C'è qualcosa di magico o magari divino, in questo trionfo di Cuba. Perchè non può essere terreno quello che ispira questi giocatori a compiere veri e propri miracoli. Palma, che a 35 anni lancia come partente la semifinale e vince la finale 24 ore dopo. Cepeda, che dopo aver letteralmente rubato il pareggio al Canada all'ultimo inning martedì, svela il mistero del partente australiano Stephens e gli schianta un fuoricampo da 2 punti. Cepeda, che gli scout americani definiscono un 'free swinger', sulla curva da 60 miglia di Stephens (che, sapientemente alternata, fa sembrare la sua dritta da 83 una cannonata modello Roger Clemens) aspetta e va a destra. Come da manuale.
"Questi ragazzi" mi ha detto il manager di Cuba Higino Velez con le lacrime agli occhi, dopo aver commosso anche me con un abbraccio caloroso "Hanno per prima cosa in mente la loro patria e quanto per le loro famiglie e tutti noi fosse importante questa medaglia d'oro. Il braccio, il dolore, la loro carriera futura: tutto passa in secondo piano".
Velez ha avuto anche qualcosa da dire a tutto il movimento: "Senza l'appoggio dell'Italia, questa medaglia non sarebbe stata possibile. Grazie di cuore a tutti e soprattutto al Presidente Fraccari".

C'è anche qualcosa di incredibile nell'errore che gli arbitri hanno commesso sulla tremenda legnata che l'esterno australiano Brice aveva spedito dietro l'esterno centro sul punteggio di 2-0 per Cuba. Naturalmente va precisato che Tabares, ad arrivare su quella palla, ha fatto qualcosa di incredibile, ma resta il fatto che la battuta ha rimbalzato contro la recinzione prima di finire nel guantone. Ho avuto netta l'impressione dal vivo, da 150 metri di distanza e quasi a livello terreno, lo hanno confermato i replay televisivi. E un arbitro di una finale olimpica non può prendere un abbaglio del genere.
L'Australia però ha messo troppa energia nel protestare su una decisione che ormai era stata presa e che nessuno al mondo avrebbe fatto modificare agli arbitri. Anzichè prestare ad esempio attenzione al fatto che Cuba stava sistematicamente andando in campo opposto contro la curva di Stephens. Espulso il manager Deeble, la panchina 'aussie' è andata in panico. Stephens ha dovuto subire 4 singoli in fila prima che i suoi coach si decidessero a cambiarlo. Rowland Smith è un prospetto di sicuro avvenire, però ha appena 21 anni. Graeme Lloyd (che vinse le World Series con gli Yankees) poteva esere più indicato per chiudere l'inning.

Sull'Australia ha ovviamente pesato anche la 'longa manus' delle limitazioni che le Organizzazioni di Major League mettono a chi utilizza lanciatori sotto contratto con loro.
Craig Anderson aveva ad esempio già esaurito il bonus di riprese lanciate ed è rimasto in panchina a guardare la partita. Un mancino di livello Triplo A (Seattle Mariners) avrebbe fatto abbastanza comodo, mercoledì sera.
Il problema ha pesato molto anche sul Canada (i Rockies hanno negato Francis, miglior lanciatore della 'Maple Leaf' e gli Angels hanno imposto che Cyr non superasse un certo numero di lanci) e su Taiwan (i solito Rockies hanno concesso Tsao a patto che venisse usato da rilievo e non eccedesse un numero di lanci stabilito).
Più in generale, le nazionali formate da 'selezioni' di giocatori non avvezzi al ritmo dei tornei internazionali hanno accusato battute a vuote e i loro skipper non hanno sempre capito come si deve giocare un'Olimpiade.
Dice Velez: "Quando ho visto che Vera lo toccavano ho mandato in pedana Odelin, che per me è il numero 2. Ma Odelin non sta bene. Dopo 2 basi ball ho cambiato anche lui. In una finale 'domani' non c'è!".
Velez con questo successo lascia la nazionale dopo un quadriennio nel quale ha vinto anche la Qualificazione Olimpica, 2 Mondiali, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Giochi Panamericani. Tanto di cappello, Higino!

La delusione del torneo è il super Giappone. Resosi antipatico a tutti gli alri atleti olimpici per la scelta di non soggiornare al villaggio (ma rigorosamente in camere d'albergo a 800 euro al giorno…va bene che De Coubertin è morto e sepolto, però un minimo di pudore non guasta mai), il Giappone ha iniziato l'Olimpiade col piede sbagliato. Sul campo si è visto chiaramente che quella nipponica era la squadra tecnicamente migliore, però un'Olimpiade non si affronta come un'esibizione. Matsuzaka che mostra tutti i suoi lanci ai primi 3 battitori dell'Australia evidentemente non è sceso in campo convinto di poter anche perdere. E nel baseball quei vecchi detti tipo "non è finita fino all'out numero 27" oppure "in una partita secca tutti possono battere tutti" hanno la seccante caratteristica di essere piuttosto veri.

Alla finale si è visto Jacques Rogge. Con l'espressione che avevo io quando mia madre mi chiedeva di raccontare le mie vacanze studio ai parenti, però un paio d'inning ha resistito.
Ha visto uno stadio pieno, entusiasta. Spero non abbia visto i giocatori della Grecia cedere le casacche (prezzo amico: 50 euro) e spero anche che si trattasse di un generoso modo di raccogliere fondi per la continuità del baseball ellenico.
Il punto è: il presidente CIO farà retromarcia sulla permanenza del baseball alle Olimpiadi?
In Italia sembra quasi sia stata orchestrata una campagna di stampa contraria al mantenimento del nostro sport nel programma. E il fatto che Franco Carraro sia il presidente della Commissione che ha proposto l'esclusione non dico faccia venire dubbi su queste opinioni "disinteressate", perchè non vorrei accusare un attacco di 'dietrologia da vittimismo' così diffusa in questo movimento. Però, insomma…

Infine, l'Italia. I numeri per una volta dicono tutto: peggior media pgl (7.17 ma è giusto segnalare il 2.84 di Marchesano e il 12 abbondante combinato da Richetti e Milano, per capire bene come sono andate le cose), maggior numero di errori (11, am anche qui è giusto dire che 6 sono venuti nelle prime 2 partite e 5 nelle rimanenti 5) e di basi rubate subite (7, con 3 colti rubando). La media battuta (206) si fa preferire a quella di Grecia e Olanda (197). Resta il fatto che l'Italia ha battuto Chang Chih Chia, recordman degli strike out con 18 (9 ottenuti contro l'Italia e 9 contro il Canada, per la cronaca).
A livello statistico un'altra soddisfazione c'è. Si tratta del meritato "Guanto d'Oro" di Buccheri come esterno sinistro

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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