Mazzieri: “Il baseball ora deve fare spettacolo”

Il Presidente FIBS traccia la rotta: “Impianti, entertainment e giovani: il movimento cresce così”. Gli stadi luoghi di aggregazione. L’effetto Classic accende l’entusiasmo: “Ora dobbiamo trasformarlo in passione vera”

Corrado Benedetti/DFP FIBS
Il Presidente Federale, Marco Mazzieri, effettua lancio inaugurale prima di Italia-Venezuela al Classic 2026
© Corrado Benedetti/DFP FIBS

Milano e Senago. Una doppia festa in Lombardia. Due società con storie parallele ma accomunate dalla medesima passione e voglia di fare bene. Al Kennedy, la grande kermesse di inizio stagione – alla presenza del Presidente FIBS Mazzieri e del manager dell’Italia Cervelli – in attesa di ottobre quando verranno celebrati gli 80 meravigliosi anni di storia del Milano ‘46, la società di baseball più antica d’Italia che vanta un settore giovanile straordinario come dimensioni (record di tesserati a livello nazionale). Poi Senago, con l’inaugurazione delle nuove e belle tribune al “Carlo Tosi”, in un diamante immerso nel silenzioso verde del Parco delle Groane. Un campo di baseball bellissimo che personalmente evoca quello di Dyersville, nell’Iowa, costruito appositamente per il leggendario film “L’uomo dei sogni”.

Presidente Mazzieri, due segnali importanti non solo per la Lombardia, regione viva, ma per l’intero baseball italiano. Due momenti ravvicinati che rappresentano molto per il movimento che ha bisogno di infrastrutture e trovare nuovi entusiasmi.

La festa del Milano è stata assolutamente straordinaria. Vedere così tanti ragazzi e ragazze in mezzo al campo, dai piccolissimi alle due squadre seniores, con tutte le categorie di baseball e softball rappresentate, è sicuramente un segnale straordinario per il movimento. E va ribadito però che Milano sta facendo delle ottime cose già da diversi anni: ha organizzato una struttura importante e questo è merito del Presidente Alessandro Selmi e di tutto il suo gruppo di lavoro perché, devo ammettere, stanno mettendo in piedi veramente qualcosa di grandissimo livello. Stiamo investendo sul Kennedy ormai da un po’ di anni e quindi non può solo che farci piacere che, nonostante gli sforzi economici, la Federazione venga ripagata con la società che ha più tesserati in Italia. Questo è un segnale assolutamente importante.

A Senago, la riqualificazione di un impianto che passando attraverso varie vicissitudini rivede la luce è un segnale altrettanto importante. Ho visto tanto entusiasmo, il punto ristoro, il tendone dove poter far sedere la gente e accoglierla in un modo piacevole. Perché poi alla fine, lo dico da un paio d’anni ormai, gli impianti sportivi in questo momento storico sono sempre più punto di aggregazione, luogo di ritrovo per tutti e devono essere vissuti a 360 gradi non solo per l’evento sportivo. Questo è quello che dobbiamo metterci in testa, perché a tutti i livelli, in tutti gli sport, credo che la gente voglia essere intrattenuta ed accolta negli impianti sportivi piuttosto che nei palazzetti, dovunque ci sia un evento sportivo in genere, in un modo in cui la famiglia possa andare a passare delle ore serene.

Questi due impianti, queste due feste così ravvicinate non fanno altro che rappresentare però quello che è il movimento della Lombardia, la seconda regione in Italia dopo l’Emilia Romagna per numero di tesserati che sta facendo veramente molto bene. Devo dire anche con l’aiuto della Regione Lombardia e del Sottosegretario ai Giovani ed allo Sport Federica Picchi, abbiamo un progetto importante di riqualificazione della struttura sportiva di Rozzano con un progetto di Baseball 5 che inizierà il 10 di maggio con la Festa dello sport. E’ una regione in continua attività e questo dovrebbe essere anche un po’ di esempio anche da tante altre regioni con le dovute ovviamente proporzioni, però credo che alla fine sia sempre una questione di persone, quello che si riesce a metterci in termini di passione, motivazione, idee, programmazione, pianificazione, voglia di fare e voglia soprattutto di dare un’opportunità a tutti i ragazzi che si avvicinano alle nostre discipline.

Hai sottolineato l’importanza degli impianti, dicevamo del Kennedy di Milano, di Senago ma anche della recente inaugurazione di Modena e questo di Rozzano che hai anticipato. Quanto le strutture sono quindi centrali per il rilancio del movimento?

In generale mi sembra che il messaggio che avevamo diffuso in tutti questi mesi sia stato recepito dalle società. Ho visto delle immagini bellissime a Parma dove la Crocetta ha organizzato uno splendido momento di ritrovo e di ricreazione vera e propria con il bar che funziona benissimo, la musica e tanto altro. Deve essere questo: il baseball e il softball alla fine devono produrre divertimento. Entertainment? Esattamente, non a caso il baseball negli Stati Uniti è chiamato entertainment business. Non è un caso, perché loro hanno capito benissimo che quello che riesci a gestire e a produrre intorno al campo è quello che poi alla fine ti dà il maggior ritorno. Perché se la gente viene e si diverte, che sia con la musica, che sia con un’attività ludica, che sia con l’organizzazione di qualche evento particolare, è chiaro che è molto più incoraggiata ad andare al campo di baseball e di softball invece che recarsi solo per vedere l’evento sportivo che è solo ed esclusivamente per chi, come noi, da tanti anni ha questa passione per i nostri sport. Insomma, questa passione di chi era giovane negli anni ‘80 va rinvigorita. Ora gli anni passano e se non troviamo il modo per ricreare passione attraverso altre cose, perché i tempi sono cambiati, dobbiamo attivarci in questo senso.

Passione per il baseball che può essere alimentata anche dalla Nazionale italiana. Da questo punto di vista il Classic ha rappresentato un boost pazzesco… Girando per l’Italia qual è la percezione, che effetto ha avuto quel percorso fantastico interrotto solo dal Venezuela?

Il Classic in quelle due settimane ha creato un interesse enorme. Non è un caso che quando le nazionali o i grandi campioni degli sport individuali hanno grandi risultati la visibilità è totalmente diversa. Fare quello che la squadra ha fatto al Classic e tutta la visibilità che è stata prodotta in quei 15 giorni ha prodotto molto entusiasmo. Ora però dobbiamo cercare anche attraverso tutti i nostri club di ricreare le condizioni per poter accogliere chi durante quelle due settimane ha visto tanto baseball e ha voglia di portare i ragazzi a giocare. Stiamo attivando alcuni progetti che dovrebbero partire a breve. In particolare una campagna social abbastanza aggressiva per cercare di espandere così la visibilità che il Classic ha avuto e cercare di utilizzarla e canalizzarla in questa direzione.

Corrado Benedetti/DFP FIBS
Francisco Cervelli, manager dell’Italia, al Classic 2026 negli USA

Cervelli in una recente intervista a Baseball.it ha detto “non mi sento il protagonista, io sono solo il manager della nazionale. Il merito è dei ragazzi e di tutto lo staff che mi aiuta. Da soli non si costruisce niente.” Poi ha aggiunto che il suo obiettivo sarà quello di portare sempre più italiani in Nazionale…

Francisco è un personaggio straordinario e chiunque abbia la possibilità di parlarci o di entrarci in contatto non può che apprezzarne tutte le capacità e l’intelligenza. Il suo obiettivo principale, insieme al mio, quando ci siamo sentiti il giorno dopo le elezioni, era di poter ricreare l’entusiasmo che lui aveva per primo da giovane prospetto dei New York Yankees, quello che aveva provato in quel World Baseball Classic del 2009 dove metà del roster era composto da giocatori italiani. A lui è rimasto forte questo ricordo del Classic 2009 con Andrea De Santis, con Dall’Ospedale, Mazzanti, Liddi e con tutti i ragazzi italiani che c’erano allora. Il suo obiettivo è proprio quello di cercare di sviluppare talento a sufficienza in modo che tanti più ragazzi italiani possano partecipare al Classic. E’ una cosa non facile, richiede tempo perché per sviluppare e produrre le capacità importanti che servono per quel livello devono passare degli anni lavorando molto e lavorando bene. Lui di questo non è intimorito assolutamente, ma devo dire che vederlo lavorare anche con i ragazzi più giovani dà altrettanta soddisfazione, altrettanta gioia come averlo visto al Classic con quei giocatori di Major League.

Tre Classic da manager, quello del 2026 vissuto in prima persona da Presidente. Cosa ti ha lasciato davvero l’ultimo Classic, quel qualcosa che ancora oggi cerchi di applicare anche nel vissuto quotidiano…

Da sempre sostengo, e non è un segreto, anche quando facevo l’allenatore, che le vittorie e le sconfitte rimangono sempre scritte, perché quello è un dato inconfutabile. Ma le emozioni e i sentimenti che producono eventi di questo genere sono difficilmente replicabili e non hanno soprattutto prezzo. Sono la dimostrazione, una volta di più, di quando fai le cose con passione, con una buona programmazione. Siamo stati dietro al Classic, ogni minuto dal giorno dopo l’elezione fino al giorno dell’inizio del torneo. Bisogna fare le cose con passione, soprattutto in virtù di quello che è il bene degli atleti che verranno a giocare per te e quelli che potrebbero venire a giocare per te nel futuro. Credo che i risultati si vedano sempre. Questo è il dato di fatto. La gente alla fine si ricorda sempre di come viene trattata. Quando i giocatori vengono trattati per come devono essere, con rispetto, con stima, ma con la determinazione e la motivazione necessaria per farli migliorare, lo sentono e ti danno sempre il 110%.

Siamo ormai a quasi un anno e mezzo dalla tua elezione: che bilancio fai di questo percorso finora? Sei soddisfatto? E guardando avanti, quali pensi debbano essere le priorità e i prossimi passi da compiere?

Soddisfatto non lo sono per natura. Già quando ero un atleta non ero mai soddisfatto di quello che facevo o di quello che avevo fatto, pensavo sempre a quello che avevo da fare. Le cose sono sempre tante, sulla scrivania ci sono una valanga di situazioni da dover risolvere, da dover pianificare. Credo che cambiare una mentalità, cambiare una cultura richiede tempo ma dobbiamo farlo. Questo è il mio obiettivo principale. Riuscire a far capire che fare le cose come le abbiamo fatte finora non ci porta da nessuna parte. Dobbiamo cambiare sicuramente atteggiamento un po’ tutti, dobbiamo cercare tutti insieme di produrre un prodotto che possa essere anche vendibile. Leggo e sento spesso dobbiamo portare la gente allo stadio, una volta c’era tanta gente, però una volta c’era questo o quello… i tempi sono cambiati, 40 anni fa era un discorso, oggi sono assolutamente diverse le persone, le famiglie, i bisogni, le priorità, le motivazioni. Credo quindi che in questo senso dobbiamo cambiare passo e nei limiti del possibile diventare un po’ più imprenditori e meno tifosi quando si gestiscono le società.

 

 

Informazioni su Filippo Fantasia 708 Articoli
Nato nel 1964 ad Anzio (Roma) è giornalista pubblicista dal 1987. Grande appassionato di sport USA, e in particolare di baseball e basket, svolge a tempo pieno attività professionale a Milano come Responsabile Ufficio Stampa e Relazioni con i Media italiani e internazionali presso importanti corporate. Nel corso degli anni, ha collaborato con diverse testate nazionali e locali tra cui Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Tuttosport, Guerin Sportivo, Il Tirreno, Corriere di Rimini, e con testate specializzate come Play-off, Newsport, Sport Usa, Baseball International e Tuttobaseball. In ambito radio-tv ha lavorato per molti anni come commentatore realizzando anche servizi giornalistici per diversi network ed emittenti quali Radio Italia Solo Musica Italiana, Dimensione Suono Network, RDS Roma, Italia Radio e Radio Luna. Ha inoltre condotto programmi e realizzato speciali legati ad importanti avvenimenti sul territorio per alcune televisioni locali. Nel 1998 ha ideato e realizzato il video "Fantastico Nettuno" dedicato alla conquista dello scudetto tricolore della squadra tirrenica di cui è stato per oltre un decennio anche capo ufficio stampa. Significative sono state anche le esperienze professionali negli USA, grazie agli ottimi rapporti instaurati con gli uffici di Media Relations di diversi club (in particolare dei Boston Red Sox) e con le redazioni dei quotidiani Boston Globe e Boston Herald che gli hanno permesso di approfondire i diversi aspetti legati alla comunicazione sui media del baseball professionistico americano. E' stato il primo Responsabile Editoriale di Baseball.it nel 1998, anno di nascita della testata giornalistica online, incarico che ha dovuto momentaneamente abbandonare per impegni professionali, tornando poi in seguito ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile. Nell'ottobre del 1997, ha curato il primo “play-by-play” in diretta su Internet del baseball italiano durante le finali nazionali del massimo campionato. Nell'estate del 1998 ha fatto parte del team dell'Ufficio Stampa del Campionato del Mondo di baseball.

Commenta per primo

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.