Cervelli trascina l’Italia. Dall’impresa del Classic alle Olimpiadi

A un mese dal WBC, il manager azzurro ripercorre l’avventura negli USA e guarda al futuro: “Eravamo a 7 out dalla sorpresa. Ma soprattutto abbiamo creato qualcosa che va oltre il risultato. Ne vado molto orgoglioso”

Milano Baseball '46
Francisco Cervelli circondato dai tanti ragazzini del Milano Baseball 1946
© Milano Baseball '46

Occhiali da sole e un elegante completo beige. Francisco Cervelli si presenta così sul diamante del Kennedy per la tradizionale e grande festa di inizio stagione del Milano. Tutte le squadre rossoblù schierate, dal mini baseball all’Under 12, dal softball fino alla serie A, pubblico delle grandi occasioni e, altro ospite d’eccezione, anche il presidente federale Marco Mazzieri.

Ma gli occhi sono tutti per lui: il ct dell’Italia che ha fatto sognare al Classic. Bambini, ragazzi, famiglie: tutti in fila per una foto, un autografo, una parola. E lui non si tira indietro, anzi. Disponibile, sorridente, dentro la gente.

Cervelli torna su quei giorni tra Houston e Miami con emozione ancora viva, sottolineando quei bellissimi momenti di un’avventura incredibile che ha avuto importanti ricadute. L’onda lunga del Classic ha acceso i riflettori su tutto il movimento. E ora Cervelli vuole proseguire col massimo impegno per far crescere tutto il nostro baseball e portare più talenti italiani in azzurro. Ecco l’intervista che ha rilasciato a Baseball.it in esclusiva.

Francisco, ad un mese dal Classic, che immagine ti è rimasta più impressa di quella straordinaria esperienza?

“Che si può fare tutto. Eravamo considerati gli underdog del girone di Houston, sulla carta la terza forza dietro squadroni come Stati Uniti e Messico. Poi nei quarti di finale abbiamo affrontato anche Portorico. Vincere contro di loro sarebbe stato un sogno. E invece abbiamo dimostrato che, se ti organizzi bene e lavori nel modo giusto, puoi arrivare ovunque. È questo che mi porto dentro: la prova concreta che nulla è impossibile.”

Quando hai capito che qualcosa stava davvero cambiando?

“Credo sinceramente che il punto di svolta è stato un anno fa, con l’Elite all’Europeo: siamo arrivati secondi, perdendo la finale 6-5 contro una squadra piena di giocatori di Major League. Lì è cambiato il mio pensiero. Al Classic sono arrivato con una mentalità vincente. L’ho detto il primo giorno a me stesso e alla squadra. Non siamo qui solo per partecipare, siamo qui per vincere. E lo credevo davvero. Il gruppo era spettacolare. Ora dobbiamo lavorare tutti insieme per portare più italiani al World Baseball Classic, però dobbiamo assolutamente continuare ad alzare il livello.”

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La festa di inizio stagione del Milano con il CT azzurro Francisco Cervelli e il presidente federale Marco Mazzieri

Che messaggio hai lasciato ai ragazzi alla fine del torneo?

“Per me siete voi i veri campioni. Si è parlato tanto dell’Italia, perché nessuno pensava che avremmo fatto quei risultati. Si è parlato degli azzurri anche più che di chi ha vinto, il Venezuela. Abbiamo battuto probabilmente la squadra più forte del mondo, gli Stati Uniti, e siamo usciti contro il Venezuela, i campioni del WBC, in una partita giocata punto a punto. Eravamo a solo 7 out dalla grande sorpresa. Ma soprattutto abbiamo creato qualcosa che va oltre il risultato e ne vado molto orgoglioso: un impatto, una speranza, un entusiasmo nuovo. In Italia nessuna guardava il baseball, abbiamo avuto 7 milioni di persone che ci hanno seguito, anche di notte, contro Portorico e le altre. Questo è il segnale più importante. Creare rumore per quello che facciamo, e tutto questo è con il cuore. Ho preso un breve periodo di vacanza dopo il Classic, nella Repubblica Dominicana. E’ tutto cambiato, non ti posso spiegare… Era come quando giocavo con i New York Yankees, la gente mi riconosceva, mi salutava e mi chiedeva dell’Italia perché nessuno si aspettava di vedere la squadra in semifinale con un record di 5-0. Ora sono in Italia da questa settimana per continuare il mio lavoro, perché credo in questo progetto, credo nei giovani italiani e dobbiamo aiutarli”.

Dopo la conferenza stampa della semifinale, sei stato applaudito più volte e vi siete abbracciati con il manager del Venezuela che la sera dopo ha vinto il Classic. Cosa ti ha detto Omar Lopez?

“Che abbiamo fatto un torneo incredibile. Che siamo stati una squadra difficilissima da battere, di continuare ad andare avanti su questa strada. Complimenti bellissimi. Ma io non mi sento il protagonista: io sono solo il manager della nazionale. Il merito è dei ragazzi e di tutto lo staff che mi aiuta. Da solo non si costruisce niente.”

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Francisco Cervelli

Hai ricevuto messaggi anche dal Venezuela?

«Sì, diversi. Amici ed ex compagni come Víctor Martínez e Gerardo Parra che oggi sono nello staff tecnico della nazionale venezuelana. Mi hanno chiamato dicendo che siamo stati una squadra difficilissima da affrontare in semifinale, veloce e potente, e questo lo sapevano molto bene. Ciò dà ancora più valore a quello che abbiamo realizzato.”

Cosa ti ha insegnato, a livello personale, questa esperienza?

“Che quando fai le cose con il cuore e ti impegni in un progetto, perseguendo con tutte le tue forze l’obiettivo, tutto cambia. Spesso pensiamo solo al risultato, ma la vera differenza è nel lavoro quotidiano. Io ho girato l’Italia per mesi, zitto zitto, spesso in incognito, a cercare giocatori. Anche quando al campo sembra che nessuno guardi, qualcuno ti osserva sempre. E da lì nasce tutto.»

Qual è ora il prossimo obiettivo?

“Le Olimpiadi. È quello il traguardo principale. Ma per arrivarci dobbiamo continuare a costruire, soprattutto sui giovani.”

Come intendi muoverti nei prossimi mesi?

“Continuerò a lavorare sul campo. Sono impegnato con la Nazionale Under 23, incontreremo la Fortitudo Bologna, faremo altre partite e creeremo occasioni per far crescere i ragazzi. I giovani devono sentire pressione, devono avete la voglia di venire all’Elite, capire cosa significa arrivare lì. In Italia si investe ancora troppo poco su di loro: dobbiamo seguirli, aiutarli e dare speranza. È da lì che passa il futuro del nostro baseball.”

 

Informazioni su Filippo Fantasia 707 Articoli
Nato nel 1964 ad Anzio (Roma) è giornalista pubblicista dal 1987. Grande appassionato di sport USA, e in particolare di baseball e basket, svolge a tempo pieno attività professionale a Milano come Responsabile Ufficio Stampa e Relazioni con i Media italiani e internazionali presso importanti corporate. Nel corso degli anni, ha collaborato con diverse testate nazionali e locali tra cui Il Giornale, La Stampa, Il Resto del Carlino, Tuttosport, Guerin Sportivo, Il Tirreno, Corriere di Rimini, e con testate specializzate come Play-off, Newsport, Sport Usa, Baseball International e Tuttobaseball. In ambito radio-tv ha lavorato per molti anni come commentatore realizzando anche servizi giornalistici per diversi network ed emittenti quali Radio Italia Solo Musica Italiana, Dimensione Suono Network, RDS Roma, Italia Radio e Radio Luna. Ha inoltre condotto programmi e realizzato speciali legati ad importanti avvenimenti sul territorio per alcune televisioni locali. Nel 1998 ha ideato e realizzato il video "Fantastico Nettuno" dedicato alla conquista dello scudetto tricolore della squadra tirrenica di cui è stato per oltre un decennio anche capo ufficio stampa. Significative sono state anche le esperienze professionali negli USA, grazie agli ottimi rapporti instaurati con gli uffici di Media Relations di diversi club (in particolare dei Boston Red Sox) e con le redazioni dei quotidiani Boston Globe e Boston Herald che gli hanno permesso di approfondire i diversi aspetti legati alla comunicazione sui media del baseball professionistico americano. E' stato il primo Responsabile Editoriale di Baseball.it nel 1998, anno di nascita della testata giornalistica online, incarico che ha dovuto momentaneamente abbandonare per impegni professionali, tornando poi in seguito ad assumere il ruolo di Direttore Responsabile. Nell'ottobre del 1997, ha curato il primo “play-by-play” in diretta su Internet del baseball italiano durante le finali nazionali del massimo campionato. Nell'estate del 1998 ha fatto parte del team dell'Ufficio Stampa del Campionato del Mondo di baseball.

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