Delusione e frustrazione nel dugout degli Stati Uniti dopo la sconfitta che complica il cammino nel World Baseball Classic. Il manager Mark DeRosa non cerca alibi e riconosce i meriti dell’Italia, capace di indirizzare la partita fin dalle prime battute.«È stata una gara dura. L’Italia ha giocato molto bene», ha spiegato DeRosa nel post-partita. «Ci ha colpiti subito con un paio di fuoricampo importanti che hanno un po’ spento l’entusiasmo del pubblico. Noi abbiamo portato al piatto i battitori giusti nei momenti chiave, ma non siamo riusciti a concretizzare».
DeRosa ha anche chiarito alcune dichiarazioni rilasciate poche ore prima della partita, quando in televisione aveva lasciato intendere che Team USA fosse già virtualmente ai quarti. «Mi sono semplicemente sbagliato», ha ammesso. «Durante un’intervista ho interpretato male i calcoli legati agli scenari possibili tra punti segnati, concessi e differenza. È stato un errore».
Il manager statunitense ha respinto l’idea di un possibile calo emotivo dopo la partita molto intensa della sera precedente. Per lui la chiave è stata soprattutto la partenza dell’Italia.
«Nolan ha iniziato bene, con tre strikeout nel primo inning, sembrava in controllo. Poi però loro hanno colpito alcuni lanci e sono andati subito avanti 3-0».
Nel corso della partita lo staff ha cercato di gestire le energie del bullpen. La scelta è stata quella di affidarsi anche a Ryan Yarbrough per coprire inning preziosi.
«Avevamo quattro lanciatori disponibili nel bullpen, più Kershaw per il finale. Potevamo fare scelte diverse, ma mi sembrava una buona situazione per Yarbrough, con la parte bassa del lineup e alcuni mancini in arrivo».
Gli Stati Uniti sono rimasti in partita fino alla fine, senza però trovare la battuta decisiva. «Siamo rimasti lì, ma un po’ troppo tardi», ha concluso DeRosa. «Abbiamo avuto le occasioni giuste e gli uomini giusti nel box, ma è mancato il grande swing».
Ora il destino della squadra non dipende più solo dai risultati sul campo. «È dura», ammette il manager. «I ragazzi sono frustrati. Ma è quello che è: dobbiamo prenderci le nostre responsabilità».
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