“Viaggio tra i diamanti italiani”: il Casadio di Godo

Le tante similitudini tra il “Field of dreams” a Dyersville, nel cuore dell’Iowa, e lo stadio di baseball della piccola, grande Godo dove regnano ancora la passione, la tradizione e la consuetudine, tra i ragazzi del luogo

Foto Gordini
Un momento della commemorazione di Bill Holmberg sul diamante di Godo (6 giugno 2021)
© Foto Gordini

Quasi certamente il regista Phil Alden Robinson, nel lontano 1989, non sapeva né dell’esistenza della piccola Godo, al di là dell’Atlantico, né tanto meno di quella del diamante “Antonio Casadio”, in via Rivalona. Va da sé, però, che nel suo capolavoro ‘Field of dreams’, l’elemento trainante è proprio un campo da baseball nato dal nulla, in mezzo al granturco. A Dyersville, nel cuore dell’Iowa più rurale che più proprio non si può, dove con il passare degli anni è diventato una sorta di monumento nazionale ed una location amatissima da tutti gli appassionati di baseball e convoglia regolarmente tantissime famiglie che, con mazze e guantoni, iniziano a giocare là dove nel 1989 lo fecero Kevin Costner e Ray Liotta.

Bene, chi ha visto quel film e chi ha visto anche il “Casadio”, non può che notare le tante similitudini tra i due diamanti, anche e soprattutto per quello che c’è subito al di fuori dei confini e per le strade di campagna che servono per raggiungere entrambi. La piccola, grande Godo è ormai diventata una roccaforte del baseball italiano, perché qui regnano ancora la passione, la tradizione e la consuetudine, tra i ragazzi del luogo, di iniziare ad avvicinarsi allo sport provando innanzitutto la strada del ‘batti e corri’. Non per nulla, nella squadra che in questo 2022 disputerà una volta ancora il massimo campionato, quasi l’intero roster è composto da giocatori nati a Godo e cresciuti giovanissimi sotto l’ala protettrice dell’indimenticabile Bill Holmberg. Nessuno di loro era nato nei primi anni ’70, quando Antonio Casadio e Giorgio Brunelli decisero di costruire un diamante attiguo al campo di calcio dove giocava, nei campionati dilettantistici, il Godo. Il baseball, nella piccola cittadina a 10 chilometri da Ravenna, aveva gettato il proprio seme ormai da anni, ma fino ad allora la squadra locale doveva emigrare nel capoluogo di provincia per disputare le sue partite.

Cambiò tutto, appunto, in quegli anni, poi la crescita della passione per il baseball andò di pari passo con quella della squadra che, guidata da Bill Holmberg e trascinata da Russ Myers, conquistò la storica promozione in serie A2. Di lì a poco, incredibilmente per un Paese calciofilo come l’Italia, fu proprio il campo da calcio a dover sloggiare per permettere l’adeguamento del diamante. Fu il segnale che qualcosa stava cambiando anche a Godo, ed il resto è storia quasi recente: inaugurazione del sistema di illuminazione nel 2005, sede dei Mondiali nel 2009, con tre partite della massima competizione planetaria che vennero giocate proprio al ‘Casadio’. Nel tempo la piccola tribuna che ai tempi della promozione in A2 registrava sempre il tutto esaurito è stata allargata ed altre migliorie sono state apportate ai dug-out ed al tabellone segnapunti.

Ma per tutti gli appassionati il diamante di Godo resterà per sempre il ‘Field of dreams’ italiano. E’ qui che i sogni si avverano, perché difficilmente si potrebbe definire in altro modo la prestigiosa e meritata, ininterrotta da 30 anni presenza in serie A della squadra rossoblù.

 


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Informazioni su Sandro Camerani 23 Articoli
Sandro Camerani professionista dal 1994, ha collaborato con Repubblica e Messaggero ed attualmente con Gazzetta dello sport e Corriere Romagna. Amore per il baseball sbocciato in uno dei 17 viaggi in Usa, ha gia' visitato 18 differenti ballparks della Mlb. Ha scritto due libri (america on the road e Fortitudo basket, un terzo è in uscita)