Che festa per Mississippi State, primo titolo assoluto

Battuta 2-1 nella serie finale delle College World Series la favorita Vanderbilt sul diamante del TD Ameritrade Park, ad Omaha. MVP Will Bednar lanciatore vincente di gara-3. Con Mississippi State giocò anche Jack Lazorko, ex-Parma e Milano

Usatoday.com (Steven Branscombe)
I Mississippi State Bulldogs vincitori delle College World Series 2021
© Usatoday.com (Steven Branscombe)

Sospinti da alcune migliaia di tifosi, i Bulldogs di Mississippi State hanno conquistato con merito il loro primo titolo NCAA nel baseball (e primo assoluto negli sport di squadra per l’ateneo del Mississippi) battendo nella decisiva gara-3 i campioni in carica di Vanderbilt con un netto 9-0 sul diamante del TD Ameritrade Park, ad Omaha nel Nebraska. Niente bis per i ragazzi di coach Tim Corbin che pagano una lunga serie di errori difensivi (ben 13 complessivi) in queste College World Series di cui 3 nel match decisivo ed anche la contemporanea brutta prova della loro stella, il lanciatore Kuman Rocker alla prima sconfitta in carriera nella post-season.

Ripercorrendo questa avvincente serie finale, ricordiamo gara-1 caratterizzata fin da subito dalla cattiva giornata del partente dei Bulldogs Christian MacLeod che regala 2 basi ball e colpisce 2 uomini affrontando i primi 5 del line-up di Vanderbilt, subendo 4 punti prima di passare la palla in mano al rilievo Chase Patrick che concede un fuoricampo da 3 punti a Jayson Gonzalez che chiude di fatto la partita a favore di Vandebilt.

Il giorno seguente, in gara-2 i Bulldogs sono obbligati a vincere per prolungare la serie e questa volta i ragazzi di coach Chris Lemonis rispondono alla grande con un perentorio 13-2 e una super prestazione offensiva aiutati anche dai lanciatori di Vanderbilt molto scontrollati (10 basi ball concesse).

Si arriva così alla conclusiva gara-3 e si capisce già dal primo turno nel box (valida a destra al primo lancio del lead-off dei Bulldogs Rowdey Jordan) che l’inerzia della serie si è spostata dalla parte di Mississippi State. I futuri campioni conducono a metà gara per 5-0 con Kuman Rocker già nel dug-out molto arrabbiato mentre il suo avversario diretto, il talentuoso Will Bednar, aiutato dalla difesa, tira 6 inning senza valide prima di fare spazio al compagno Landon Sims che concede si l’unica valida del match all’interbase Carter Young ma chiude la gara alla grande e la festa può avere inizio sul diamante e sugli spalti con il quarterback dei Dallas Cowboys Dak Prescott, prodotto di  Mississippi State, fra i più entusiasti.

Mississippi State si è dimostrata sicuramente squadra compatta sia in difesa che in attacco, grazie ad un line-up senza punti di caduta ma regolare dal primo al nono in battuta e questo, combinato ad un monte di lancio di ottima qualità, ha permesso ai Bulldogs di battere Vanderbilt nelle ultime due partite dopo la sconfitta in gara-1 con il punteggio complessivo di 22-2.

Entusiasmo alle stelle a Starkville (Mississippi) dove il baseball di College è una vera religione e dove si sta ancora festeggiando ma con un occhio già alla prossima stagione sognando il bis.

Per chiudere, una curiosità: ha giocato con Mississippi State anche una vecchia conoscenza del baseball italiano anni ’90, il lanciatore Jack Lazorko campione d’Italia e d’Europa con Parma ed in seguito visto anche a Milano.

 

Informazioni su Andrea Palmia 121 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.