Giulio Monello riprende il suo sogno americano

Intervista esclusiva con il giovane ricevitore friulano che ispirandosi al grande Yadier Molina è pronto a ricominciare la sua avventura nella NCAA prima con Odessa Junior College e alla fine della prossima estate con New Mexico

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Giulio Monello in NCAA con la maglia di Odessa
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Si sente spesso dire che “bisogna saper cogliere le cose migliori anche nei momenti più brutti”. Un concetto, questo, che in un’annata così complicata, Giulio Monello ha saputo mettere in pratica al meglio. Solo lo scoppio della pandemia ha arrestato la progressiva crescita del nostro giovane e promettente ricevitore friulano nel baseball NCAA con la maglia dell’Odessa Junior College. La squadra, fino allo stop, era stata protagonista di un fantastico inizio di stagione con 21 vittorie e solo 2 sconfitte che l’avevano issata al nono posto nella classifica generale, grazie anche alle ottime prove proprio del 22enne prodotto del vivaio dei Rangers Redipuglia come testimoniano le sue statistiche: 21 partite giocate con un pesante .548 di media battuta, 19 punti battuti a casa, 3 fuoricampo di cui un grande slam e, soprattutto, zero errori in difesa. Tutto ciò gli è valsa l’inclusione nel “Second Team All American” a livello di Junior College, primo italiano a riuscirci, da parte del prestigioso sito specializzato The JBB.

Chiusa anzitempo la stagione negli USA, Monello è rientrato in Italia ed ha ricevuto la chiamata del San Marino, avendo così l’opportunità inaspettata di giocare titolare una finale scudetto e di allenarsi con un gruppo di ottimi giocatori, vivendo un’esperienza che, siamo convinti, gli sarà molto utile per la sua carriera. Il suo sogno di firmare un contratto con una franchigia MLB lo ha portato prima a lasciare casa, giovanissimo, per frequentare l’Accademia di Tirrenia e quindi ad attraversare l’Oceano per arrivare nel Texas.

In esclusiva per Baseball.it, Gulio Monello ha accettato con grande disponibilità di rispondere ad alcune nostre domande.

Innanzitutto come va e quali sono i tuoi programmi per l’immediato futuro?

Bene, dai, sono a casa in Friuli e mi sto allenando in attesa di partire per gli Stati Uniti il 5 gennaio per tornare ad Odessa dove spero si possa giocare la stagione 2021. Dopo l’interruzione della scorsa primavera causata dalla pandemia ci è stata data la possibilità di avere un altro anno di eleggibilità e io quindi sarò un Covid-sophmore (secondo anno) e finirò il mio percorso al Junior College.

Intanto, di recente hai annunciato di aver accettato la proposta dell’Università del New Mexico di proseguire con loro i tuoi studi e la carriera nel baseball NCAA…

Sì, infatti, ho firmato con loro proprio pochi giorni fa e passerò in Division 1 ad agosto con grande voglia di confrontarmi con un livello di competizione sicuramente più alto. In questi ultimi anni New Mexico ha cambiato il suo reparto scouting puntando molto sugli atleti provenienti dai Junior College, fatto questo che ha permesso alla squadra di salire nel Ranking NCAA come testimonia il grande inizio nella scorsa stagione 2020 con 14 vittorie e sole 4 sconfitte prima dello stop forzato. Quattro miei compagni ad Odessa hanno firmato per i Lobos di New Mexico e inoltre mi sento ogni settimana via Zoom con il responsabile del reclutamento, John Coyne, e a breve, come stanno già facendo in altre università e nelle Minors, dovremmo avere incontri a cadenza regolare sempre online con il coaching-staff che mi permetteranno di conoscere il capo allenatore Ryan Birmingham. E’ mia intenzione, se sarà possibile, prendere parte quest’estate ad una Summer League riservata a giocatori NCAA e ho già preso contatti con una squadra in California.

Facciamo un passo indietro e torniamo a Odessa, ci saranno con te anche Maurizio Andretta e Daniel Monti come lo scorso anno?

No, in realtà Maurizio non continuerà con noi, mentre Daniel partirà con me a Gennaio e giocheremo insieme a Riccardo Bertossi, friulano come me, che è già a Odessa.

Come ti trovi lì, sei contento di questa scelta anche dal punto di vista degli studi?

Certo che sì, il programma è fantastico e sono contento della scelta che ho fatto. A livello accademico ho optato per rimanere in ambito sportivo e studio Psicologia dello Sport.

Sport che fa parte della tua vita, visto che se non sbaglio sei un grande appassionato di sci…

Assolutamente, lo sci è il mio secondo sport preferito dopo il baseball e mi considero un grande appassionato. Prima di entrare in Accademia a Tirrenia sciavo con buona regolarità.

Hai un giocatore preferito nella MLB?

Il mio idolo è sempre stato Yadier Molina, il ricevitore portoricano dei St. Louis Cardinals. Più che altro per la sua leadership, per come è soprattutto fuori dal campo, per il suo modo di tenere il gruppo e di rapportarsi con la stampa.

Questo 2020 è stato senza dubbio un anno molto particolare che ti ha fatto vivere un’altra esperienza nella massima serie in Italia con S. Marino dopo quelle passate con Novara e Redipuglia…

Grande esperienza con i Titani grazie a Mauro Mazzotti che mi ha contattato al rientro in Italia dandomi la possibilità di allenarmi e giocare con grandi campioni. Sono arrivato alla finale scudetto da ricevitore titolare alternandomi con Vincent Ahrens in virtù anche dell’infortunio di capitan Simone Albanese, un grande esempio per me.

Torniamo all’attualità con la triste recente notizia della scomparsa di Bill Holmberg che ti ha seguito per anni all’Accademia di Tirrenia. Un tuo ricordo…

Ho provato un gran dispiacere quando ho saputo di Bill, per me e altri miei compagni è stato come un secondo padre visto che siamo stati per 3 anni insieme a lui quasi 24 ore su 24. Bill mi ha insegnato tanto sul campo e non.

Qual è secondo te la differenza più grande fra il baseball NCAA e quello italiano?

Sicuramente che negli Stati Uniti giochi 5 partite a settimana. Un giocatore può allenarsi quanto vuole ma a mio parere è solo giocando che si migliora veramente e in America il fatto di giocare quasi tutti i giorni fa cambiare il tuo approccio e la mentalità di giocatore.

Quindi anche tu appartieni alla corrente di pensiero secondo la quale per alzare il livello del baseball italiano bisognerebbe giocare di più?

Sì certo, purtroppo qui da noi non è per niente facile visto che non esiste il professionismo nel baseball e il 90% dei giocatori hanno un lavoro extra-baseball.

Ultima domanda, ma tu preferisci i 7 o i 9 inning?

Beh, il vero baseball è certamente con 9 inning ma devo dire che quest’anno giocarne 7 non mi è dispiaciuto, perché le emozioni che ti da questo sport sono sempre le stesse.

 

Andrea Palmia
Informazioni su Andrea Palmia 111 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.