Falcone: da Alì Terme alla IBL, storia di un successo

Intervista esclusiva di Baseball.it con il manager del Catania Warriors Paternò. "Nessun segreto, solo tantissimo lavoro. Ho versato le lacrime più belle della mia vita. Anche l'Anzio meritava la promozione"

Viene da Alì Terme, un piccolo paese turistico (meno di 3.000 abitanti) in provincia di Messina, ha passato tutta la sua vita su un diamante ed è l'artefice primario della promozione del Catania Warriors Paternò nella IBL. La notte invece di dormire pensa a quale formazione dovrà schierare in campo nel fine settimana e a cosa dovrà dire agli allenamenti il giorno successivo. Doppiamente soddisfatto per aver battuto il suo record personale di vittorie in A2 (28) ed ancora incredulo per la storica promozione in massima serie. Non si separa mai dalla sua casacca numero 20 che la moglie Irene, alla quale ha dedicato la vittoria, lava e rilava. Il manager dei nero-arancio, Benedetto Falcone, fotografa in esclusiva per Baseball.it la stagione dei suoi ragazzi.

C'è qualche segreto che vi ha permesso di arrivare al primo posto al termine della regular season e poi conseguire questa straordinaria vittoria?
"Non c'è nessun segreto, solo un grandissimo lavoro durante la settima ed uno staff dirigenziale e tecnico di prim'ordine che ha curato la parte fisica in maniera perfetta. Non dimentichiamo che in squadra ci sono ragazzi con culture diverse che vengono da diecimila chilometri di distanza e che hanno tutti delle grandissime esperienze, ma differenti tra di loro. Io ho imparato tantissimo da loro e spero che loro abbiano imparato da noi, dal nostro campionato e dal nostro modo di vivere il campo. Loro sono professionisti che vivono grazie al baseball, noi siamo dei dilettanti, ciò non vuol dire però che sulle linee fondamentali non ci si trovi d'accordo, infatti abbiamo lavorato benissimo insieme formando il gruppo che è sempre venuto fuori alla grande nei momenti decisivi. Nelle ultime settimane siamo stati molto bravi anche a lavorare sul fattore psicologico, per essere coscienti del fatto che non siamo inferiori a nessuno, ma allo stesso tempo il messaggio che abbiamo dato è stato questo: se vogliamo arrivare fino in fondo, nessuno va sottovalutato".

A poco più di 72 ore dalla storica promozione nella IBL quali sono le tue emozioni?
"Ancora non riusciamo bene a renderci conto di quello che abbiamo fatto. È stata una stagione trionfale che dopo 33 vittorie non poteva finire in maniera differente anche perché penso che altrimenti avremmo pianto per una settimana intera".

Di lacrime però ne hai versate tante lo stesso domenica…
"E non solo domenica. Sono state le lacrime più belle della mia vita".

Ti abbiamo visto singhiozzare abbracciato a Giuseppe Sciacca e allo strepitoso Franklyn Torres…
"Giuseppe in quel momento, a fine partita, per me ha rappresentato il simbolo dei ragazzini siciliani che inseriti in questo roster hanno risposto alla grande per tutta la stagione. Secondo me non sono ancora conspavoli dell'impresa che hanno compiuto. Noi non avevamo una squadra schiaccia-avversari, ma il nostro roster è andato al di là di ogni rosea previsione. Con Franklyn abbiamo ripercorso insieme una fantastica stagione parlando come fanno due amici e non invece con la formalità che spesso c'è tra manager e giocatore".

È corretto suddividere il vostro campionato in tre fasi: la prima quasi un esperimento perché per voi non c'è stato un vero e proprio precampionato, una seconda fase in cui avete collezionato dieci vittorie consecutive e la terza in cui nonostante un po' di stanchezza siete riusciti a rimanere protagonisti?
"Si. Devo dire che adesso con questi risultati è facile parlare e vedere tutto bello, ma è stata durissima. Non è facile vincere tutte queste partite in A2 con squadre di altissimo livello, come l'Avigliana, il Novara, il Collecchio, il Bollate, il Salabaganza, tutte squadre abituate a giocare a certi livelli. Il girone era di livello molto alto e con l'arrivo degli stranieri che tirano la seconda partita ancora più difficile, comunque hai individuato benissimo le fasi del nostro campionato: nelle dieci partite vinte consecutivamente penso che abbiamo trovato lo stato di forma atletica ottimale perché siamo entrati in campo tardissimo con pochissime amichevoli, neanche la metà rispetto all'anno scorso, quando avevamo disputato un mese e mezzo di partite. Infatti già nelle prime gare eravamo in forma, mentre quest'anno siamo arrivati un pò dopo, ma non mi dispiace affatto. Perché lo stato fisico ottimale lo abbiamo trovato alla fine del campionato quando effettivamente è più importante".

E poi ci sono stati i play off…
"I ragazzi non si sono mai disuniti, anzi quando nel corso della stagione ci sono stati i momenti no, e assicuro che ci sono stati, tornavano sul diamante ancora più uniti e forti di prima. È stato questo lo spirito che ci ha permesso di vincere i play-off. Ad Anzio ad esempio noi puntavamo molto sulla prima gara, invece per Franklyn è arrivata una sconfitta inaspettata e dopo c'è stata una reazione magistrale dei ragazzi che non hanno sbagliato nulla. Nessun errore e massima attenzione sul diamante. Poi Quintero ha lanciato con il cuore oltre che con il braccio e questo ci ha permesso di chiudere lì in parità. Infine il meraviglioso spettacolo di gara-5. Noi mai in questa stagione avevamo giocato il tie-break quindi, era doppiamente un'incognita. E poi non so ancora cosa sia successo quando Mario Pesce ha battuto la valida della vittoria. Però se noi abbiamo potuto offrire questo spettacolo a chi era al campo è stato anche merito dei nostri avversari, quindi mi permetto di fare anche a loro un plauso per la magnifica stagione che hanno disputato. Anche l'Anzio meritava la promozione"

Cosa dici ai tuoi ragazzi prima delle partite?
"Tutto e il contrario di tutto. Chiedo loro soprattutto massima concentrazione per le ore della partita e poi l'importante è che si divertano, perché non essendo professionisti non li posso certo condannare per una battuta sbagliata o qualunque altro errore, piuttosto ci si può arrabbiare sulla cattiva interpretazione di una tattica o di un segnale. Io penso che la serenità dentro il dug out sia la cosa più importante. Poi chiedo di non strafare, di fare quello che sanno fare, ad esempio dico a chi non è capace di realizzare un fuoricampo di non provare a farlo, perché il fuoricampo viene da solo anche per chi lo sa fare, arriva perché si gira bene la mazza. Chiedo però di stare attenti alla battuta e di non regalare punti, di stare sereni, poi quando la partita finisce si festeggia insieme".

Ci vuoi raccontare un episodio particolare di quest'anno?
"Alexander Ramos, uno dei nostri tecnici cubani, è arrivato un paio di giorni prima che noi partecipassimo al torneo precampionato di Messina. Quando abbiamo vinto gli ho detto Congratulazioni, sei appena arrivato ed hai già vinto qualcosa, lui si è commosso e ha giudicato l'episodio di buon auspicio per la stagione da disputare. Da quel momento lui è sempre stato convinto che noi saremmo riusciti ad arrivare lontano e ha trasmesso questa positività a tutti. Alexander è una persona eccezionale che tra l'altro ha il record di 1.137 presenze consecutive nelle partite del campionato cubano. Secondo me è veramente un peccato che non sia mai stato convocato nella sua nazionale, nonostante sia stato un ottimo seconda base e un bravissimo battitore".

Chi è l'uomo squadra?
"In attacco la differenza l'hanno fatta Sforza e Cabrera che sono dei trascinatori, in difesa credo tutto il collettivo del diamante. Il fatto che i tre esterni sono tre italiani mi inorgoglisce tantissimo: Antonio Savasta a sinistra, Mario Pesce a destra e Giuseppe Sciacca al centro. La linea degli esterni è importantissima, così come avere Torres sul monte di lancio: straordinario! Ho già detto poi di come Quintero abbia lanciato anche con il cuore. Ma sono tutti stati fondamentali".

Ripetete sempre tutti che siete una grande famiglia…
"E' vero. Lo scopo di tutti noi allenatori è quello di riuscire a formare il gruppo e far sentire ogni giocatore parte integrante di questo progetto così che possa dare sempre il massimo. L'unione fa la forza: questo motto per noi è reale, ognuno dà il massimo per la squadra. Inoltre esaminando le partite ci si accorge come spesso la parte finale ci abbia permesso di vincere l'incontro, ciò significa che siamo abituati a quella pressione e a non mollare mai fino alla fine".

Benedetto Falcone è stato coadiuvato nella lunga corsa ai play off dal coach di terza-base che allena anche gli interni Alexander Ramos, dal preparatore atletico ed hitting-coach Rene Rojas e dal pitching coach Sergio Ramirez, già alla sua seconda esperienza con i Warriors.

Alexander Ramos, come si è trovato con il Catania Warriors Paternò?
"Nonostante l'emozione iniziale mi sono trovato subito bene, inserendomi nel gruppo e sentendo di essere a casa, perché questa è come una grande famiglia. Tutti mi hanno aiutato sia negli allenamenti sia nelle partite".

Come pensa di aver aiutato i ragazzi?
"Tutto il collettivo tecnico lavora insieme: decidiamo sempre insieme come procedere, perciò penso di essere stato utile anche io ai ragazzi trasmettendo loro la mia esperienza".

Renè Rojas, quali differenze ha riscontrato tra la prima squadra e la compagine di C1, avendole seguite entrambe.
"I ragazzi della C non hanno l'esperienza di quelli della A, ma anche loro riusciranno bene perché si allenano con costanza e impegno. Con loro lavoriamo di più sulla teoria perché prima devono assimilare le nozioni e poi metterle in pratica; sono molto contento dei risultati ottenuti finora e anche se ancora non abbiamo raggiunto il risultato più importante è stata un'esperienza bellissima. All'inizio qualcuno non aveva fiducia in noi, ma pian piano, lavorando con serietà siamo entrati in perfetta sintonia. Ora tutti si fidano, sono soddisfatto del lavoro fatto negli allenamenti. Purtroppo abbiamo avuto grandi difficoltà col campo a Catania: ci sono problemi e perciò non ci siamo potuti allenare bene prima dell'inizio del campionato. Il nostro allenamento è praticamente cominciato nel corso del campionato. Speriamo che l'anno prossimo il problema del campo di Catania si risolva, così da poter allenarsi svolgendo qualche partita con avversari del nostro livello prima dell'inizio del campionato".

Lei ha aiutati tanto, ma che insegnamenti ha tratto da quest'anno con loro?
"L'esperienza di tutti i tecnici e giocatori è stata per me preziosa. Non ci sono state imposizioni da parte di nessuno e sismo riusciti a creare e mantenere un bellissimo rapporto".

Informazioni su Antonietta Licciardello 12 Articoli
Nata a Catania il 17 Gennaio 1983, Antonietta Licciardello entra nel mondo del giornalismo a 19 anni occupandosi sin dall’inizio anche di sport. Collabora da subito con diverse radio locali e attualmente conduce un programma sportivo radiofonico sul Calcio Catania in onda quotidianamente su Radio Catania. Realizza servizi radiofonici per il GR locale di Studio 90 Italia curando anche una rubrica, “Il personaggio sportivo della settimana”, dedicata agli sport minori, all’interno del programma "Sicilia in Campo" in onda anch’esso su Studio 90 Italia. Collaboratrice dell’agenzia di stampa siciliana Italpress e del settimanale "i Vespri" è addetto stampa del Catania Baseball Project. Nel 2007 scopre anche il meraviglioso mondo del baseball grazie alla squadra etnea che la ingaggia per curare la propria comunicazione verso i media. I suoi hobby? Il calcio e lo sport in generale, la tv e i manga giapponesi.

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