Due giorni intensi ma vissuti appieno nel nome di Joe Di Maggio e del “national pastime”. Sabato al consiglio comunale di Nettuno che ha votato all’unanimità il baseball “Patrimonio immateriale della città”, la domenica mattina al campo Marcucci, in zona Santa Barbara, per assistere alla partita Under 12 tra Lions Nettuno e Viterbo. E il primo lancio non poteva che essere per Deb Di Maggio, nipote di “Joltin Joe” che nell’estate del 1957 fece visita proprio a Nettuno. La stella del baseball americano era in vacanza nella capitale e quando gli parlarono di questa cittadina a sud di Roma dove si praticava lo sport a stelle e strisce per eccellenza chiese di essere accompagnato. E arrivò al campo di Villa Borghese. Qualcuno ha detto che la storia dei fuoricampo battuti in mare è una leggenda, moltissimi (testimoni oculari) sostengono che sia una storia vera.
“Ne ho sentito parlare – afferma Deb di Maggio a Baseball.it – ma credo assolutamente che sia tutto vero. Era vestito molto bene. Quando ha battuto e ha mancato la palla, indossava la giacca. Poi se l’è tolta e l’ha piegata. Questo è il primo indizio che porta a dirmi che sia vero. Perché era molto ordinato e organizzato. E dopo che se l’è tolta ed era libero di muoversi, quello che è stato uno dei più grandi battitori nella storia del baseball ha mandato ogni palla fuori dal campo, in mare. Non ho alcun dubbio. È tutto vero”.
Cosa ricordi in particolare di Joe?
“Che era aggraziato ed elegante, dentro e fuori dal campo. Rendeva il baseball un gioco semplice. Era un gentiluomo. Ed un grande rappresentante della comunità italo-americana. Un modello fantastico”.
Che eredità lascia alle generazioni future? “C’è un bel messaggio che ha trasmesso durante la sua vita e che oggi possiamo cogliere e trasmettere alle generazioni future. Ovvero che lo sport è fantastico, perché promuove l’etica del lavoro, la preparazione, la disciplina e il lavoro di squadra. Queste sono qualità indispensabili nella vita. E questo vale anche per il futuro”.
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