Dustin Pedroia, addio al baseball

65esima scelta dei Red Sox nel 2004, debuttò due anni dopo in Major League. In 14 stagioni 1.512 partite, .299 di media battuta vita, 1.805 valide e 140 fuoricampo, Rookie dell’anno 2007, MVP 2008, 4 guanti d’oro, un Silver slugger e 4 All-Star Game

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Dustin Pedroia
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Quando penso a Dustin Pedroia, mi viene sempre in mente l’aneddoto di cui ha scritto nella sua biografia Terry Francona, manager dei Boston Red Sox dal 2004 al 2011. Pedey era arrivato in largo anticipo allo stadio per una gara in trasferta (penso a Milwaukee, ma non è rilevante). Aveva così deciso di andare allo stadio, ben conscio del fatto che il resto della squadra sarebbe arrivato ore dopo. All’ingresso degli atleti un inserviente lo apostrofò così: “Tu, dove credi di andare?”.

Pedroia allora disse ovviamente “sono un giocatore dei Red Sox”. E per tutta risposta, l’inserviente gli rise in faccia.

Dustin Pedroia non ha proprio il fisico del ruolo. A vederlo, sembra più un insegnante di High School invecchiato precocemente, che non un campione dello sport. Glielo dicevano quando giocava per l’Arizona State University: “Sì, è bravo in difesa e ha una media di arrivi in base di .500, ma con quel fisico non diventerà mai un professionista”.

Non a caso, i Red Sox lo scelsero (su segnalazione dello scout Dan Madsen) al secondo giro del draft 2004. Fu la selezione numero 65 in assoluto. Questo nonostante Pedroia fosse stato votato come “Most outstanding player” durante l’avvicinamento alle College World Series 2003 e avesse fatto parte della squadra All-American 2004.

Pedroia firmò per un bonus da poco meno di 600.000 dollari (non male, ma nemmeno niente di che) e iniziò a giocare direttamente in Singolo A. Mentre i Red Sox infrangevano la maledizione di Babe Ruth, con Mark Belhorn in seconda base per 138 partite, Pedey finiva la stagione 2004 in Singolo A avanzato, giocando 30 partite da interbase senza commettere errori. Nel 2005 sarebbe stato promosso in Doppio A. Giocherà in seconda talmente bene da meritarsi di far parte della All-Star della lega. Ma la sua esperienza nella categoria si limiterà a 66 partite. Pedroia verrà promosso in Triplo A e non giocherà mai più al livello AA fino alle 6 gare di riabilitazione della sfortunata stagione 2019.

Dall’esordio in American League del 22 agosto 2006 in poi, la carriera di Pedroia è storia: 1.512 partite, una media vita di .299 (1.805 valide e 140 fuoricampo), Rookie dell’anno 2007, MVP 2008, 4 guanti d’oro (2008, 2011, 2013, 2014), un Silver slugger (2008), 4 All-Star Game.

Pedroia, è ben noto, ha vinto da protagonista le World Series del 2007 e del 2013. Era in rosa nel 2018, ma il suo calvario era già iniziato. Nel 2017 Pedroia aveva giocato 98 partite in seconda e 7 da designato. Nel 2018 la sua stagione si è interrotta dopo 3 sole presenze. Si è capito subito che qualcosa non andava. L’anno dopo (14 partite di riabilitazione in Minor League e 6 presenze in prima squadra) si sarebbe capito che nessun chirurgo avrebbe potuto rimettere in campo Pedey.

“Al momento, il mio obiettivo è riprendere a camminare come una persona normale” aveva sussurrato ai giornalisti.

Pedroia ha detto al Boston Globe: “Ho passato metà della mia vita con questa maglia addosso. Ci sono dirigenti che sono stati con me per tutto il tempo. Questi sono membri della mia famiglia”.

I Red Sox verseranno l’intero importo (12 milioni) dell’ultimo anno del contratto sottoscritto dopo la stagione 2012 da Pedroia. Come ha scritto il giornalista Ian Browne: “Sembra il minimo, visto che ha letteralmente immolato ai Red Sox una parte del suo corpo”.

Dustin Pedroia compirà 38 anni il 17 agosto.

 

 

Informazioni su Riccardo Schiroli 1192 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.