Addio a Tom Lasorda, bandiera dei Dodgers dal cuore tricolore

Con la morte del manager con origini abruzzesi se ne va una leggenda: in carriera ha vinto tre titoli, uno da lanciatore e due da allenatore; ha regalato l’oro agli Usa nei Giochi di Sidney 2000 superando Cuba. L’Italia ha perso un amico ed un grande tifoso

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Mike Piazza e Tom Lasorda
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Il baseball mondiale piange la scomparsa di uno dei più grandi italo-americani della storia, Tom Lasorda, 93 anni, colpito da un infarto nella sua abitazione di Fullerton in California, dove era rientrato martedì, dopo una degenza in ospedale di quasi due mesi (dall’8 novembre) a causa di problemi cardiaci.

The Salt Lake Tribune
Tommy Lasorda celebra la vittoria della National League nel 1981

Tom Lasorda ha scritto pagine e pagine di storia  e oggi viene ricordato con affetto da quanti lo conoscevano e lo stimavano: «Semplicemente insostituibile e indimenticabile, al nostro club e ai nostri tifosi mancherà tantissimo», è il messaggio di Stan Kasten, numero uno dei Los Angeles Dodgers, la  società della quale è stato allenatore e presidente.  Rob Manfred, il commissioner della Major League, lo ha invece definito «uno dei migliori tecnici che la nostra disciplina abbia mai avuto». 

Ex-lanciatore di Major League con i Brooklyn Dodgers (con i quali giocò nel 1954  e nel 1955 vincendo un anello) e i Kansas City Athletics (1956), Lasorda iniziò molto presto la carriera da tecnico.

Con i Dodgers, che ha guidato per vent’anni, dal 1976 al 1996, dopo essere entrato nell’organizzazione come scout nel 1961, ha vinto le World Series nel 1981 e nel 1988. Nel 1996 il suo cuore cominciò a fare le bizze e dopo un infarto decise di lasciare il baseball giocato, salvo poi tornare nel 2000 per regalare la medaglia d’oro agli Stati Uniti ai Giochi di Sidney battendo in finale la corazzata Cuba. Nel frattempo, però, dopo appena un anno (da regolamento ne servono almeno cinque) dal suo addio ai Dodgers, nel 1997, entrò nella Hall of Fame.

L’amore per l’Italia. Ma Tom Lasorda, oltre ad essere una leggenda del baseball a stelle e strisce, è stato un grande amico dell’Italia. Suo padre Sabatino emigrò negli Stati Uniti da Tollo, una cittadina in provincia di Chieti e anche lui non ha mai dimenticato il tricolore, dando grandi dimostrazioni d’amore verso la patria dei suoi genitori.

Partecipò, in veste di ambasciatore, al World Baseball Classic 2009 e durante la prima fase seguì con particolare interesse il girone dell’Italia, al Rogers Centre di Toronto, in Canada. A chi gli chiedeva un pronostico Tom rispondeva sempre con un “Vinciamo noi”, riferendosi agli azzurri allenati da Marco Mazzieri. «Prima di morire – amava dire – vorrei vedere un italiano giocare in Major League, magari con i LA Dodgers». Un sogno che fu concretizzato da Alex Liddi che nel 2009 debuttò con la casacca dei Seattle Mariners. 

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Tom Lasorda carica gli azzurri durante gli spring-training in Arizona nel 2013

Nel 2013 fece anche una visita agli azzurri nel ritiro di Glendale, in Arizona. «Dovrete vincere anche per me – disse alla squadra di Mazzieri, che lo ascoltò in religioso silenzio – anche perché altrimenti sarei costretto a giustificarmi troppo spesso con tutte le persone che incontrerò e con le quali parlerò e che potrebbero scherzare sul risultato della nazionale italiana e questo non lo voglio fare. Dovrete giocare per il nome che portate sul petto, quello dell’Italia, non per quello che avete sulle spalle».

Maurizio Caldarelli
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Giornalista del quotidiano "Il Tirreno" di Grosseto, collabora anche con la Gazzetta dello Sport.