In archivio il secondo Premier 12 con livello altissimo e pubblico record

L’evento organizzato dalla WBSC ha regalato due settimane di partite spettacolari e mai scontate, con una sola manifesta superiorità. Per la prossima edizione si parla di un allargamento a sedici

Ezio Ratti/WBSC
Il presidente Riccardo Fraccari consegna il trofeo al Giappone
© Ezio Ratti/WBSC

TOKYO – La seconda edizione del Premier 12 è andata in archivio dopo due settimane di intense emozioni per gli appassionati di tutto il mondo. Al termine delle 32 gare disputate tra Guadalajara, Taoyuan, Taichung, Seul, Chiba e Tokyo, ha vinto la numero uno del ranking mondiale, il Giappone. Un risultato che premia la grinta e classe dei 28 atleti a disposizione di Atsunori Inaba, che hanno chiuso il torneo con sette vittorie e una sconfitta, contro gli Stati Uniti (che hanno presentato due top prospect come Adell e Dalbec e giocatori del calibro di Rooker, Kratz e Bohm), che ha messo però a rischio la partecipazione alla finale. I Samurai hanno faticato tanto anche contro l’Australia, ma alla fine hanno sistemato le cose, sbarazzandosi di Taipei e Messico e battendo due volte, nel giro di 24 ore, la Corea, per arrivare all’agognato trofeo.

Il torneo è stato di altissimo livello, il meglio di quanto si possa pretendere, considerato che all’appello sono mancati i giocatori dei “40 man roster” della Major league baseball (a parte i free agent) e una quindicina di atleti della seconda lega messicana. Certo potendo utilizzare i campioni MLB  per certe formazioni le cose sarebbero andate diversamente e il divario con le due corazzate asiatiche, che hanno potuto schierate i top player, sarebbe stato ulteriormente minore, ma, Classic a parte, non si è mai vista una qualità del genere.

Le dodici partecipanti hanno espresso il massimo possibile delle loro potenzialità e questo ha portato alla disputa di incontri appassionanti e mai scontati. Ben sei partite si sono concluse con un punto di differenza; si è registrata solo una conclusione anticipata (Olanda-Rep. Dominicana 4-14 al 7°) e in occasione della finale per il 3°-4° posto si è dovuto far ricorso al tie-break per trovare un vincitore. Solo Olanda e Porto Rico sono rientrate a casa senza successi, altre oltre al premio di partecipazione hanno potuto beneficiare dell’extra bonus per le partite vinte. La nazionale più ricca è quella giapponese, che ha intascato un milione e mezzo di dollari per la vittoria della competizione e altri 130.000 tra primo posto nel girone eliminatorio e gare vinte. E si è portata a casa anche il premio MVP, vinto meritatamente dall’esterno Suzuki.

Il Tokyo Dome con i 44.960 paganti che hanno assistito alla finale Giappone-Corea (Ezio Ratti/WBSC)

PUBBLICO RECORD. Il Premier 12, che il presidente Riccardo Fraccari, ha trasformato in un evento itinerante, con quattro locaton diverse (Messico, Taiwan, Corea e Giappone) per soddisfare le sempre maggiori richieste avanzate dalle federazioni, si è rivelato anche un successo di pubblico. Con un crescendo impressionante di presenze, il Tokyo Dome, teatro del Super Round e delle Finals, è arrivato ad ospitare 44.960 paganti per la finalissima di domenica, circa 740 in più dell’ultima partita della seconda fase. Le cinque partite casalinghe dei Samurai sono state viste complessivamente da 166.606 tifosi (compresi i 17.819 di Chiba) che hanno acquistato il biglietto, che tra l’altro non avevano prezzi così bassi, arrivando anche a costare circa 200 euro nei posti migliori. Nelle gare senza il Giappone in campo si è superato i 15.000 in Usa-Messico e i 7.299 di Taipei-Australia, giocata a mezzogiorno. 

Il più grande stadio coperto del mondo è inserito nella Tokyo Dome City, denominata Big Egg City prima del 1 ° gennaio 2000, un complesso di intrattenimento a Bunkyo. Include anche  un parco di divertimenti, Tokyo Dome City Attractions e il Korakuen Hall. E per una settimana in quell’area è sempre stata festa.

Nella fase a gironi,  con 20.465 paganti la gara più vista è stata Taipei-Giappone, disputata a Taichung, seguita dai 13.600 di Seoul per Corea-Cuba, dagli 11.852 di Taipei-Porto Rico, dai 10.983 di Venezuela-Taipei e dai 10.123 di Messico-Usa. I diamanti più affollati sono stati quelli di Taoyuan e Taichung con 51.995 paganti in sei incontri.

Numeri impressionanti, ai quali vanno aggiunti i milioni di telespettatori che hanno seguito il torneo via streaming, commentato in due lingue (inglese e spagnolo).

E per la prossima edizione, fissata per il 2023, il Premier, per la pressione delle nazioni interessate ad entrare, potrebbe passare a sedici squadre, con l’Italia, che occupa adesso proprio la sedicesima posizione nel ranking, che tornerebbe ad avere la visibilità che ultimamente le ha garantito solo il World Baseball Classic. 

Maurizio Caldarelli
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Giornalista del quotidiano "Il Tirreno" di Grosseto, collabora anche con la Gazzetta dello Sport.