Gli Astros e quell’insostenibile mentalità vincente

Houston conquista l’accesso alle World Series per la seconda volta in tre anni. E’ l’unica franchigia in tutta la Major ad aver vinto il pennant della American e National League. Il valzer degli allenatori riporta Joe Maddon ad Anaheim

Houseofhouston.com (Juan DeLeon/Icon Sportswire via Getty Images)
Gli Houston Astros alle World Series 2019
© Houseofhouston.com (Juan DeLeon/Icon Sportswire via Getty Images)

Per la terza volta negli ultimi 27 giorni gli Houston Astros, unica franchigia a vincere il “pennant” di entrambe le leghe della MLB, festeggiano un ambito traguardo. Stavolta riguarda l’accesso alle World Series,a la seconda volta in tre anni. A farne le spese sono stati i New York Yankees, sconfitti 4-2 nella serie. Dopo aver chiuso le prime due partite in Texas sull’1-1, Houston conquista due delle tre gare giocate a New York, tornando così al “Minute Maid Park” con un “match-point” da giocarsi. Il roster di A.J. Hinch non ha sprecato l’occasione e ha chiuso i conti con Bronx Bombers grazie ad un fuoricampo di Jose Altruve, nominato MVP delle Championship Series della American League, al nono inning su Aroldis Chapman, closer di New York.

Quale sia stata la chiave per far sì che questa gioiosa macchina da guerra facesse un sol boccone degli Yankees è presto detto. I texani hanno giocato un baseball praticamente perfetto in difesa (solo 2 errori in 6 gare contro i 5 degli avversari), cinico ed opportunista in produzione offensiva. Nonostante le “sole” 36 valide battute da Houston contro le 44 degli Yankees l’attacco Astros ha realizzato 22 punti contro i 21 di New York. I due “aces” Gerrit Cole e Justin Verlander hanno letteralmente trascinato un gruppo compatto e mai domo. Il line-up di Houston ha chiuso la stagione regolare con la miglior media battuta della MLB (.274), secondo nel ranking dei fuoricampo in queste post-season (14, uno in meno degli Yankees). Il bullpen in regular season ha messo insieme l’invidiabile media PGL di 3.68 (solo Dodgers e Tampa hanno fatto meglio), mentre in queste 6 partite di Championship ha concesso appena 5 valide nelle 46 volte che New York è andata a battere con giocatori in posizione punto.

Il manager A.J. Hinch ha inoltre inculcato nella testa di questo gruppo il “next game up mentality” come la chiamano a queste latitudini, la “mentalità della prossima partita”. Per avere chiaro il concetto basta ascoltare il discorso che, prima di dare il via alla festa per la conquista del “pennant” di American League, è stato pronunciato dal 45enne manager ai suoi ragazzi. Nel silenzio più totale Hinch ha ricordato alla squadra le difficoltà incontrate, gli obiettivi raggiunti e poi ha chiuso il suo discorso con un “Let’s go win the World Series” che ha aperto i festeggiamenti nei quali spiccava Josh Reddick vestito da Goku (Dragon Ball Z), come in occasione della conquista delle Division Series.

Mentre adesso la testa di tutti gli appassionati è proiettata al mercoledì notte, quando a Houston avranno inizio le 115esime World Series tra Astros e Washington Nationals, alcune franchigie sono alle prese con il cambio di manager. Gli Angels si sono assicurati le prestazioni per i prossimi tre anni di Joe Maddon, a cui recentemente i Cubs non hanno rinnovato il contratto (con Chicago ha vinto le prime World Series della franchigia dal 1908). Per Maddon si tratta di un ritorno ad Anaheim visto che nel “farm-system” degli Angels ha tentato, senza successo, di farsi strada come catcher tra il 1976 e il 1979, anno in cui abbandonò la carriera di giocatore per ricoprire nell’organizzazione prima il ruolo di osservatore e poi di coach. Dalle Minors alla MLB dove tra 1994 e 2005 ha ricoperto ruoli di allenatore di prima base, bench coach ed anche manager ad interim nel 1996 in seguito al licenziamento di John McNamara, nel 1998 per la sospensione di Terry Collins ed ancora nel 1999 in sostituzione dello stesso Collins. Fiore all’occhiello della sua presenza ad Anaheim, le World Series vinte nel 2002 come bench-coach di Mike Scioscia. Quando nel 2006 venne selezionato per il ruolo di manager di Tampa Bay, con i quali si laureò “Manager of the year” della American League nel 2008 e nel 2011, aveva trascorso ben 31 anni con gli Angels.

Restano ancora senza guida tecnica i New York Mets, i Chicago Cubs, i Philadelphia Phillies, i San Diego Padres, i Pittsburgh Pirates, i San Francisco Giants ed i Kansas City Royals.

 

Informazioni su Andrea Tolla 533 Articoli
Nato a Roma nel 1971, Andrea è padre di 3 figli, Valerio, Christian e Giulia. Collabora con il quotidiano Il Romanista dove si occupa, tra le altre cose di baseball e football americano. Appassionato di sport in genere collabora anche con il mensile Tutto Bici e con il quotidiano statunitense in lingua italiana America Oggi. Ex-addetto stampa della Roma Baseball, cura una rubrica di baseball all'interno di una trasmissione sportiva di un'emiitente radiofonica romana.