Bocchi e Monello, la stagione NCAA finisce qui

Concluso il campionato 2019 sia per il lanciatore parmense, che ora si concentrerà sulla Nazionale in vista degli Europei di settembre e le qualificazioni olimpiche, che per il ricevitore friulano, rientrato in Italia e pronto all’esordio con Redipuglia

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Matteo Bocchi
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Come tradizione, il mese di maggio segnato la conclusione della stagione regolare nel baseball NCAA ma per qualcuno, purtroppo, anche il termine dell’esperienza a livello di College. Come nel caso del nostro Matteo Bocchi con la sua Texas che, dopo una stagione abbastanza travagliata, segnata da infortuni importanti e chiusa con 14 sconfitte nelle ultime 19 partite, è stata esclusa dal torneo finale della Big 12 Conference e da tutta la post-season dopo un’ottimo inizio che aveva visto i ragazzi allenati da coach David Pierce arrivare addirittura al numero 10 del Ranking nazionale. Grande delusione nell’ambiente dei Longhorns soprattutto dopo l’euforia dello scorso anno quando proprio la miglior prova sul mound di Bocchi contro Tennessee Tech aveva permesso a Texas di approdare alle College World Series di Omaha nel Nebraska, kermesse che assegna ogni anno il titolo nazionale.

Annata sulla falsa riga di quella scorsa, dal punto di vista statistico, per il nostro promettente lanciatore che ha lavorato molto con il suo pitching-staff sulla meccanica di lancio e punto di rilascio ritornando a lanciare, come già al Junior College, di sidearm accoppiando ad una buona fastball anche uno slider molto difficile da battere come testimonia l’ottimo .198 di media concesso agli avversari nel box. Rimanendo alle statistiche di Bocchi in questo 2019, sono 17 le apparizioni sul monte (con 2 sole partenze), 33 inning lanciati con 2 vittorie, 2 sconfitte e altrettante salvezze, una media pgl di 2.45 e ben 24 strike-out ottenuti a conferma di un suo sostanziale consolidamento, a ottimi livelli da rilievo che fanno ben sperare soprattutto in ottica azzurra visto i due importantissimi impegni della Nazionale a settembre con Europei e Qualificazioni Olimpiche.

Altra storia quella di Giulio Monello che appena conclusa la sua prima e positiva stagione all’Odessa Junior College è ora pronto ad aiutare i Rangers Redipuglia in serie A1. Il ricevitore, appena rientrato in Italia dal Texas, si è infatti messo subito a disposizione di coach Frank Pantoja per l’affascinante sfida contro il Nettuno in programma questo fine settimana in riva al Tirreno.

Il giovane prodotto del vivaio della squadra friulana, con un passato all’Accademia di Tirrenia e con il Novara sempre in A1, si è distinto fra le fila dei Wranglers dell’Odessa Junior College (lo stesso frequentato con successo dal lanciatore Matteo Bocchi) guadagnandosi in breve tempo il posto di ricevitore titolare con ottime statistiche: in 42 partite disputate ha totalizzato una media battuta di .258 con 3 fuoricampo e ben 24 punti battuti a casa, raccogliendo ottimi numeri anche in difesa con ben 13 colti rubando e soli 7 errori commessi. Odessa ha disputato un’ottima stagione (38 vittorie e 222 sconfitte) arrivando a disputare la semifinale della Region 5 National Junior College Tournament dove è stata sconfitta ed eliminata di misura da Mc Lennan con il punteggio di 5-4.

Ora per Monello l’opportunità di mettere a frutto nel nostro campionato l’esperienza fatta negli States in attesa di tornare ad Odessa nella stagione 2020 con ottime prospettive di proseguire il suo cammino nella NCAA in un College di più alto livello.

 

Andrea Palmia
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Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.