Elezioni federali: il momento delle scelte coraggiose

Unica nota positiva, in un panorama preoccupante, è la vitalità di un movimento che produce ben 3 candidati alla successione di Fraccari. E che appena entreranno nella stanza dei bottoni avranno un bel po' di cose da rimettere in ordine

Sembra che finalmente tra poco conosceremo la data delle elezioni federali. E' già qualcosa, se pensiamo che quattro anni fa a metà ottobre si votava. Eppure la situazione non è di quelle che potrebbero indurre alla calma e alla tranquillità. Certamente il baseball in questi quattro anni non è guarito e, anzi, si presenta alle urne con uno stato clinico un po' più aggravato.
L'unica nota positiva, in un panorama preoccupante, è la vitalità di un movimento che sembra in grado di produrre addirittura tre candidati alla successione di Riccardo Fraccari. Un presidente che purtroppo, come era preventivabile, nell'ultimo quadriennio ha fatto benissimo il suo lavoro da numero uno mondiale, e gli abbiamo fatto i complimenti per la riconquista delle Olimpiadi, ma ha inevitabilmente trascurato le cose di casa nostra. Sulla falsa riga di quanto avvenne a cavallo del Duemila al suo predecessore Aldo Notari.
Tre candidati certamente coraggiosi, perché appena entreranno nella stanza dei bottoni avranno un bel po' di cose da rimettere in ordine. E rischiano di non avere il tempo necessario per cercare di correggere il tiro per l'apertura della nuova stagione. Tanto più che potrebbero trovarsi addirittura delle decisioni già prese a valle di un'assemblea delle società di IBL, già stranamente convocata dal presidente uscente, invece di lasciare la programmazione a chi uscirà vincitore dall'assemblea.
Per il futuro presidente sarà difficile trovare il punto di partenza, come risulta difficile a noi individuare il punto di maggior emergenza. Certo, per chi osserva relativamente dall'esterno le cose del mondo baseball, la prima cosa che salta all'occhio è l'invisibilità del campionato e quindi del movimento. In Italia non esiste uno sport più fantasma del baseball. E se nessuno lo vede, nessuno potrà mai avvicinarsi per portare qualche contributo. Economico o altro.
Campionato invisibile, perché chi come noi ha la possibilità di confrontarlo dal punto di vista mediatico con altre discipline, si rende subito conto di quanto sia nascosto il nostro movimento. Il vero problema del baseball è che niente viene fatto, in tutta la sua programmazione, in funzione del pubblico. Portare gente allo stadio, anche gratuitamente, sembra l'ultimo dei problemi. Tutto viene organizzato solo per compiacere chi gioca e chi gestisce le società. Per cui si organizza un campionato di vetrina a 7 squadre (il più ristretto dal 1948!) che dura poco più di tre mesi e che disputa le finali in piena Olimpiade (salvo poi stupirsi che la Tv non se ne interessa), assegnando infine lo scudetto alle 2 di notte!
Crediamo che nessuna manifestazione sportiva riesca a realizzare un record del genere: giocare in piena notte. Forse solo la 24 ore di Le Mans, che però almeno si conclude nel pomeriggio… Persino le Seigiorni ciclistiche di notte vengono neutralizzate. La finale scudetto del baseball no. Poi ci si dispera perché gli stadi sono deserti…
E se non si fanno le cose in funzione del pubblico nell'evento clou della stagione, pensate al resto delle competizioni. Ma perché una partita della massima serie deve essere recuperata alle 10 della domenica mattina? In orari che non frequenta più nemmeno il canottaggio? Per non parlare di quello che succede nella seconda serie, dove le partite spesso e volentieri iniziano alle 11 della domenica mattina e si concludono alle 14-14.30, magari in luglio a 45 gradi all'ombra! Ma quanti pazzi pensate di contare attorno ai campi a quell'ora? La cosa rassicurante però è vedere che prima di queste partite i casuali passanti possono imbattersi in due file di ragazzi in strane divise che ascoltano sull'attenti l'inno nazionale in mezzo a un prato. Perché queste formalità ovviamente sono irrinunciabili. Anche se al momento del play ball ci sono 6 spettatori.
Massima serie, dicevamo, perché ovviamente non possiamo chiamarla serie A e nemmeno A1, poiché nella nostra inevitabile complicazione non possiamo aiutare chi si avvicina al baseball nemmeno in questo. E allora prima di spiegare le regole, già non facilissime, dobbiamo avvisare che la serie A si chiama IBL, mentre quella che da noi si chiama serie A è in realtà la B e così via…
Per fortuna nessun neofita ci chiederà mai che cosa sono gli ASI, perché quelli forse non li riconoscono nemmeno i burocrati di viale Tiziano. Ormai nessuno può più ingaggiare un manager straniero perché non sarebbe in grado di districarsi nella folle burocrazia di queste sigle assurde e nell'utilizzo dei giocatori in modo corretto. Forse sarebbe più utile mandare in panchina un notaio. Salvo poi scoprire che probabilmente una squadra di serie A quest'anno avrebbe disputato tutto il campionato con giocatori in posizione irregolare… Ma nessuno se n'è accorto.
Forse è arrivato il momento di fare piazza pulita: l'ASI deve essere solo chi ha fatto le giovanili in Italia. Dopo di che si stabilisce quanti ASI devono giocare in ogni categoria. E al di fuori di questa limitazione dovrebbe poter giocare chiunque. Comunitario o extracomunitario, residente o non residente. Se la visibilità si crea con la chiarezza, non si può prescindere da queste semplificazioni.
Sempre restando in tema di visibilità, siamo l'unico sport che è riuscito a far giocare la propria Nazionale a porte chiuse. Un record che non era mai riuscito a nessuno, ma che è stato realizzato durante la Italian Baseball Week, un nome ridondante – come quasi tutti quelli dietro cui ci si nasconde nel nostro movimento – per un torneo che prevedeva tre partite con Spagna e Repubblica Ceca in un campo che il sito federale ha annunciato come "non attrezzato per la presenza di pubblico". Ma allora per chi le giocavano? Per i classificatori? Crediamo che oltre questo record mondiale sarà impossibile andare.
Detto questo, sentiamo ancora dire che la IBL deve restare la vetrina del baseball, ma che il vero campionato di riferimento è la A federale. Che la IBL è morta, ma bisogna stranamente tenerla in vita. Che i campionati devono essere brevi perché costerebbe troppo tenere qui tanti stranieri per tanti mesi, senza pensare che invece di dimezzare il periodo di gioco forse sarebbe meglio dimezzare le presenze di giocatori extraeuropei, liberando tra l'altro più posti per gli italiani. E se qualcuno teme che così facendo si abbasserebbe il livello del gioco, crediamo che nessuno rischi di perdere per questo motivo gran parte delle folle che riempiono gli stadi italiani.
Se è davvero il momento delle scelte coraggiose, come annunciano tutti i candidati, si cominci da qui.

Elia Pagnoni
Informazioni su Elia Pagnoni 47 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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