Bagialemani: "Nettuno, era ora. Però…"

La necessità di ritrovare "il senso di appartenenza" e "il fumo negli occhi" di certi dirigenti. L'ex manager a tutto campo

Nettuno che torna unito c'è, ma non basta: "Va ricreato il senso di appartenenza". Ruggero Bagialemani è lontano dai campi ormai da tempo, difficilmente ci tornerà ("ho avuto un offerta dalla Nazionale tedesca, ma per adesso non se ne parla") ma alla "sua" Nettuno – intesa come città e come squadra – è troppo legato. "Finalmente ci sarà una sola squadra, era ora, finisce la più grossa vergogna che la città potesse sopportare oltre lo stato di abbandono nel quale versa".

Inevitabile il pensiero a quanto accaduto: "Tre anni fa c'è stato l'abbandono della Danesi e la politica non doveva permettere sfacelo. Due squadre per salvare la Fibs dopo rinuncia Grosseto e tutto gettato al vento. La verità è che in questo sport abbiamo avuto un solo grandissimo dirigente che è stato Alberto De Carolis, ci ha insegnato cosa significava essere il Nettuno e pur facendo politica non ha mai mischiato le cose. Se e quando ha potuto si è prodigato per sistemare dal punto di vista lavorativo i giocatori, perché di questo sport non vivevi e non vivi".

Oggi sarebbe difficile, non trovi? "E perché? C'è chi viene illuso, ci sono genitori presi in giro, si vende fumo con l'Accademia e il sogno degli Stati Uniti ma se non dimostri qui di valere lì fai una  buona esperienza e torni a casa, gli americani non hanno l'anello al naso e se giochi 40 partite l'anno da noi nemmeno puoi competere quando arrivi lì. A Nettuno si è fatta praticamente la stessa cosa"

Cioè? "Finito il settore giovanile perché Paolo Maretti – ultimo presidente che si occupava dei giovani del Nettuno Bc – è andato via date alcune difficoltà nel suo lavoro, sono subentrati degli accordi tsunami con altre realtà. Sono entrati altri personaggi che hanno cambiato la storia, non per valori sportivi ma per altro. Risultato? Nettuno è rimasto solo nel momento del bisogno, c'è chi ha preferito cedere giocatori per qualche soldo e non pensare alla squadra che rappresenta questo sport in Italia e in Europa, alla città del baseball. E' entrata la politica e il Comune non ha detto la sua".

Cosa doveva fare? "Riprendersi i campi, diventati occasione per fare altro. Io non sono contrario, attenzione, gestisci uno spazio e cerchi di ricavare quello che serve per portarlo avanti, ma se ci sono difficoltà e Nettuno rischia di sparire tu hai il dovere di dare i giocatori e mandarli in campo gratis. Nell'85 ci fu una situazione simile, noi l'abbiamo fatto, ripeto: c'era il senso di appartenenza che ora è andato perso"

Era un'altra vita e un altro baseball, non trovi? "Non mi sembra che parlando di franchigie si sia arrivati lontano. Usiamo un po' di umiltà, facciamo un campionato con 4 gironi da 6-8 squadre con il criterio della vicinanza territoriale, 2 soli stranieri, le prime due che fanno i play off nei quali si può prendere un terzo straniero, facciamo giocare di più i ragazzi, io non vedo alternative. Abbiamo provato a scimmiottare gli Usa, non sono arrivati risultati, anzi".

Ma Nettuno unito dove può arrivare? "Spero almeno nei play off, ricordo che essere secondi per noi era già una sconfitta. Quest'anno con 7 squadre ci sono più possibilità. Si era creato un ciclo, siamo arrivati in finale con quelli che erano stati miei compagni di squadra e un nugolo di ragazzi che oggi stanno rafforzando altre squadre, il danno c'è stato ma si può recuperare. E comunque fossi un atleta, oggi, penserei a una sistemazione qui, il Comune e la città dovrebbero tornare a dare una possibilità ai ragazzi riconoscendo al Nettuno e al baseball un valore che è di tutti e al di sopra delle parti".

Non la fai troppo facile? "No, assolutamente. Gianluca Faraone è giovane e innamorato di questo sport, viene da una famiglia che ha dato tutto al baseball e dovrebbe continuare in quel solco, pensando a quanto ha fatto De Carolis e ricreando il senso di essere di Nettuno e giocare per la squadra della propria città. Occorre essere chiari, con i dirigenti e gli atleti: qui serve amore, passione e non c'è da guadagnare".

Un messaggio ad Alberto D'Auria, manager del rinato Nettuno? "Agire con la sua testa, è bravo, preparato, ha esperienza, può fare bene e ricreare un progetto che era iniziato con me".

Commenta per primo

Lascia un commento