Addio Giulio, il più grande di tutti

Glorioso giocò due anni anche con il Milano vincendo due scudetti senza perdere una partita. Il suo sogno era di rivedere il Kennedy nel pieno della sua funzionalità e di poterci organizzare un torneo con le squadre delle grandi metropoli

Il Milano Baseball ricorda sul proprio sito Giulio Glorioso che contribuì alla conquista di due scudetti e che è sempre rimasto legato a tanti amici come Gigi Cameroni, Giancarlo Folli, Angelo Novali, Egidio Cerea, Andrea Goldstein e altri. Glorioso ha sempre seguito con interesse e partecipazione le evoluzioni del Milano. Il suo sogno – come sottolineato nel pezzo di Pagnoni – "era quello di rivedere il Kennedy nel pieno della sua funzionalità e di poterci organizzare un torneo con le squadre delle grandi metropoli, pensava a Milano e alla sua Roma, ma anche a Parigi, a Barcellona. Sosteneva che il baseball poteva essere grande in Europa se avesse preso piede nelle realtà importanti". 

Se n'è andato Giulio. A 84 anni ci ha lasciato questa notte Giulio Glorioso, un nome, un simbolo, un grandissimo del baseball italiano. Qualche mese di silenzio, di mancate risposte alle email ci aveva allarmato. La realtà purtroppo era quella di un lungo ricovero in ospedale e di un ritorno a casa di un uomo spento, senza più voglia di parlare e di scrivere. Lui, che fino in fondo è stato uno spirito critico, un uomo di polemica, di arguzia, di voglia di tenersi informato e di informare. Anche al di fuori dei nostri confini, con tutti i suoi contatti europei e americani.
Il baseball italiano perde forse il suo giocatore simbolo di ogni tempo, emerso nel primo dopoguerra addirittura tra i pionieiri del softball romano, poi diventato subito uno dei più grandi lanciatori degli anni Cinquanta, lui, Tagliaboschi, Lachi, cresciuto fino ad essere il primo italiano a lanciare una no-hit (con la Lazio a Monza nel '51) e ad interessare gli anericani, invitato a un clinic dei Cincinnati nel '53, poche settimane per affinare il lancio e diventare il precursore di tutti i ragazzi che avrebbero percorso questa strada tanti anni più tardi.
Negli anni Sessanta Glorioso diventa mister scudetto; quando si gioca ancora il campionato a una partita, dove va lui arriva anche il tricolore. E' così alla Roma, sarà così al Milano e al Nettuno. Forse anche per arginare il suo strapotere nel '64 si passa al doppio incontro. Giulio però continua a vivere stagioni d'oro a Parma, nella Lazio, ancora nella Roma fino ad oltre 40 anni. In tutto vinse 7 scudetti: uno con la Lazio, uno con la Roma, due col Milano e tre col Nettuno. Senza contare la Nazionale in cui giocò 68 partite di cui fu una pedina fondamentale per quasi un ventennio. Realizzando anche una no hit contro l'Olanda nel '60 in una sfortunata partita comunque persa dagli azzurri. Della Nazionale fu anche ct per un anno, nel '59, in ctandem con Cameroni.
Glorioso è la grande stella del nostro baseball, prima e forse più di Castelli e di Bianchi, giocatore completo, grande sul monte ma forte anche in battuta, soprattutto uno dei pochissimi, assieme a Gigi Cameroni, ad avere popolarità anche fuori dal nostro piccolo mondo. Quando il baseball non era rinchiuso nei tristi confini di oggi, il nostro sport anche per chi non frequentava i diamanti era simboleggiato da loro due. Glorioso e Cameroni, batteria della Nazionale, amici-rivali, ma anche compagni di squadra in due stagioni irripetibili per il Milano, l'inizio del ciclo della grande Europhon con due scudetti, quello del '61 e del '62, vinti senza perdere una sola partita in due stagioni. E quei record di Giulio, 218 strikeout, oppure 0,46 di media pgl nel '61, battuto solo da Cubilan un paio d'anni fa…
Giulio faceva vita da professionista, arrivava a Linate in aereo, giocava, vinceva e se ne tornava a Roma dove lui, friulano di nascita (il 4 gennaio del '31 a Udine), aveva ormai messo definitivamente le tende fino a ieri. In fondo, al presidente Ghitti bastò mettere il miglior lanciatore in circolazione nella squadra che forniva l'ossatura alla nazionale, per creare lo squadrone degli Invincibili, di un record di 36 vittorie consecutive che chissà chi potrà mai superare.
Glorioso e Cameroni erano le due facce di quel Milano e per tanti anni del baseball nazionale: tanto Gigi era istrionico, esuberante, tanto Giulio evitava le celebrazioni e a maggior ragione le autocelebrazioni. A casa non aveva nemmeno le fotografie di quando giocava, ha sempre rifuggito premiazioni e festeggiamenti, non andò nemmeno a ritirare la targa della propria induzione nella Hall of Fame. Quando quattro anni fa, su questo sito, gli dedicammo un articolo per festeggiarne gli 80 anni, ci tirò simpaticamente le orecchie: "Non avrai mica scritto il mio coccodrillo…". No, anche se adesso saremmo quasi costretti ad andarci a rileggere quelle righe, purtroppo.
Tutti sapevano quanto era impossibile farlo uscire di casa, tranne forse i suoi amici della Lazio, la società in cui era cresciuto, in cui vinse il primo dei suoi scudetti e a cui ha dedicato tutta la sua vita da quando ha smesso di giocare. Fino all'ultima lotta per trasformare un prato della periferia romana in un campo da baseball che porta il suo nome. Anche se a Giulio andrebbe dedicato molto di più.
Se tutto il baseball italiano deve moltissimo a Glorioso, il Milano non può che essere onorato di averlo avuto nelle proprie file. A lui resteranno legati indissolubilmente quei due campionati, con il rimpianto di non averlo avuto a disposizione nella prima edizione della coppa dei Campioni. Erano gli anni mitici del Giuriati e di uno sport che era nel pieno della sua ascesa. Ma anche Giulio è rimasto sempre legato a Milano, agli amici di allora, Gigi, Giancarlo Folli, Angelo Novali, Egidio Cerea, Andrea Goldstein e altri. Ma soprattutto ha sempre seguito con interesse e partecipazione le evoluzioni della nostra società, spesso mandandoci consigli, suggerimenti, proposte. Il suo sogno era quello di rivedere il Kennedy nel pieno della sua funzionalità e di poterci organizzare un torneo con le squadre delle grandi metropoli, pensava a Milano e alla sua Roma, ma anche a Parigi, a Barcellona. Sosteneva che il baseball poteva essere grande in Europa se avesse preso piede nelle realtà importanti.
Caro Giulio, speriamo un giorno di poterti accontentare. Intanto parlane col Gigi. Ci mancherai.

Informazioni su Elia Pagnoni 50 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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