Il manuale del perfetto lanciatore di un secolo fa

Pitcher, gentiluomo, scrittore: il grande Christy Mathewson ci rivela i segreti del baseball in "Pitching in a Pinch" (1912), libro di grande successo che segnò l'inizio di un nuovo rapporto fra giocatori e tifosi

Poche figure hanno segnato la storia del baseball quanto Christy Mathewson. E non solo perché Mathewson, uno dei migliori lanciatori della cosiddetta Dead-Ball Era,  stabilì record stupefacenti, alcuni dei quali ancor oggi imbattuti, ma perché la sua vita, dentro e fuori i campi da gioco, ha costituito un esempio da seguire per i giocatori e un modello di uomo da ammirare per l'insieme della società americana.

Nato nel paesino di Factoryville, Pennsylvania, nel 1880, già da adolescente spopolava nei campionati dilettantistici della regione, fino a che nel 1899, a 19 anni, passò al professionismo con risultati all'inizio non eccezionali (ma in quel periodo giocava anche a football come fullback) tanto che fu scambiato più volte fra il Norfolk, i Cincinnati Reds e i New York Giants. Fu proprio con i Giants che Mathewson costruì la propria carriera totalizzando in 17 anni dei numeri incredibili: 373 partite vinte contro 188 perse (665 di media vittorie, record imbattuto nella National League), con 2.13 di PGL in carriera. Protagonista di epici duelli con l'altrettanto famoso Mordedai "Three Finger" Mordecai, Mathewson era dotato di una grande velocità, un eccellente controllo (in carriera mise 2507 strike out e concesse solo 848 basi su ball) e faceva sfoggio di un ampio repertorio di lanci comprendete il famoso fadeaway (poi chiamato screwball) che pochi allora conoscevano. Nel 1916 passò ai Reds come allenatore-giocatore. Nel 1918 si arruolò come volontario per combattere nella Prima Guerra Mondiale sul fronte francese. Durante un'esercitazione venne colpito per errore da sostanze chimiche che gli danneggiarono i polmoni. Rispedito in patria, morì nel 1924 di tubercolosi proprio in conseguenza a quell'incidente di guerra.

Alto, atletico, elegante nel vestire, con una cultura superiore alla media, abile giocatore di scacchi e dama, lettore vorace, fervido credente (non volle mai giocare di domenica), irreprensibile nella vita privata, Mathewson venne soprannominato "The Christian Gentleman". I giornali contribuirono a mitificarne la figura, al punto che spesso -come hanno potuto constatare i lettori di questa rubrica- faceva capolino come personaggio o era comunque menzionato nei racconti della baseball fiction degli anni '10 da autori come Charles Van Loan o Ring Lardner.

Ma Mathewson entra a pieno titolo nella letteratura sul baseball anche perché fu uno dei primissimi giocatori di baseball a scrivere e pubblicare. Sono vari i libri ascrivibili in qualche modo alla sua penna: Pitching in a Pinch (1912) -di cui ci occuperemo oggi- e altri lavori che esamineremo nei prossimi appuntamenti: un'opera teatrale, The Girl and The Pennant, composta a quattro mani con la scrittrice Rida Johnson Young (rappresentata nel 1913 e pubblicata nel 1917), e una serie di romanzi per ragazzi scritti a partire dal 1911 in collaborazione W. W. Aulick (Won in the Ninth, First Base Faulkner, Second Base Sloan e Pitcher Pollock).

Pitching in a Pinch (letteralmente: "lanciando in un momento di difficoltà") – il cui testo può essere letto online o scaricato gratis cliccando qui –  è un libro delizioso che ci offre uno spaccato del baseball dell'epoca. Mathewson in prima persona ci spiega le tattiche usate in attacco e in difesa dalle squadre in quella Dead-Ball Era dove prevaleva l'inside baseball, il gioco basato sui bunt, le battute piazzate, le basi rubate, gli squeeze plays, l'aggressività sulle basi, più che sulla ricerca del fuoricampo. Ecco allora le tecniche (non tutte lecite) per trasmettere gli ordini in attacco e per "rubare" i segnali agli avversari, le strategie di impostazione della partita, l'atteggiamento psicologico da tenere con i giocatori, i consigli per la rotazione dei pitchers, gli espedienti messi in atto dalla panchina per far saltare i nervi agli avversari o provocare il pubblico, il tutto esemplificato attraverso aneddoti tratti da partite in cui lo stesso Mathewson aveva giocato, episodi che i tifosi dell'epoca di sicuro riconoscevano. Come quando i giocatori dei Giants impararono la lingua dei sordi per poter comunicare fra di loro senza essere capiti (ma i più svegli dei loro avversari scoprirono il trucco e si misero anche loro a studiare la lingua dei segni); o quella volta che i Phillies installarono un sistema di cicalini elettrici nelle basi con i cavi sottotraccia per comunicare ai loro giocatori i segnali "rubati" agli avversari.

Così davanti ai nostri occhi scorrono i pregi e i difetti dei battitori delle due Leghe, le peculiarità degli arbitri, le manie dei lanciatori, e soprattutto una galleria di tipi umani ritratti con abilità e spesso con umorismo. C'è per esempio Billy Klem, l'arbitro della National League che esige che i giocatori lo chiamino Mister e che, quando un allenatore gli si avvicina per contestare una chiamata, traccia sul terreno una linea col piede davanti a sé e dichiara con un ghigno: "Se oltrepassi questa linea ti butto fuori". O Johnny Evers, il mitico seconda base dei Chicago Cubs, che durante la partita non manca di ricordare ad arbitri e avversari le somme che gli devono per aver vinto delle scommesse. Ma su tutti giganteggia la figura di John McGraw, il geniale ma irruento (è un eufemismo…) allenatore dei Giants (fra le sue frasi memorabili: "L'unico arbitro buono è l'arbitro morto") che con Mathewson -lui sempre così elegante e gentile- formava davvero uno strana coppia.

Insomma un libro estremamente ameno, a mezza strada fra il manuale e il gadget per tifosi, che a suo tempo ebbe un enorme successo e che segnò l'inizio di un nuovo rapporto fra l'allora nascente star system del baseball e un pubblico massificato sempre più desideroso di consumare ogni tipo di prodotto e sottoprodotto dell'industria sportiva. C'è di più: lo stesso Mathewson -assieme a McGraw, a Mordecai Brown, a McGinnerty…- diventò allo stesso tempo il protagonista dello spettacolo e il principale prodotto che le Major Leagues -appoggiate dai mezzi di comunicazione e da compagnie come la Spalding- offrivano sul mercato dell'entertainment. È questa la cornice -piena di luci e ombre- in cui va collocata l'apparizione a cavallo fra Otto e Novecento della baseball fiction e di libri come Pitching in a Pinch. Cento anni più tardi, nelle pagine di Mathewson possiamo osservare in controluce la nascita della cultura dello sport business e scoprire tante curiosità e stranezze del passato che non riescono comunque a occultare la sostanziale continuità fra il baseball di allora e quello attuale. Un libro, dunque, che nasconde insospettate sorprese, anche sul piano tecnico, perché chissà che il vecchio Mathewson non abbia ancora qualcosa da insegnarci…

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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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