C’è una "Little Italy" laggiù nel Connecticut…

Da LJ Mazzilli a Vinny Siena, da Anthony Marzi a Bryan Daniello: sono alcuni dei "paisà" che si stanno mettendo in bella mostra in questa stagione fra le fila degli Huskies della Connecticut University e in tutta la Big East Conference

Analizzando il lineup degli "Huskies", la squadra dell'Università del Connecticut, si potrebbe pensare di essere su qualche diamante dell'Italian Baseball League o della serie A federale, invece no… ci troviamo nel campionato NCAA, più precisamente nella Big East Conference, da sempre ricca di giovani talenti originari della nostra bella penisola (un esempio su tutti, Jason Grilli closer della Nazionale Italiana al World Baseball Classic che ha giocato a Seton Hall a metà anni '90). Nelle ultime tre stagioni gli Huskies hanno raggiunto per ben due volte il torneo finale NCAA eliminati nel 2011 solamente a livello di "Super Regional" dai futuri campioni nazionali di South Carolina. Abbastanza deludente lo scorso anno, anche in questa stagione, che sta volgendo al termine, le soddisfazioni per Jim Penders (10 anni nel dug-out di Connecticut e due volte "Coach of the Year" nel 2010 e 2011) vengono solo dalle discrete prestazioni dei suoi ragazzi.
Ad un solido gruppo di veterani, guidato dal forte secondo base LJ Mazzilli (leader assoluto di squadra in tutte le statistiche offensive e della Big East nelle battute valide con 77 nonché figlio dell'ex-giocatore e manager di Major League, Lee Mazzilli), si sono aggiunti alcuni giocatori al primo anno di college ma subito di forte impatto: come ad esempio il terza base Vinny Siena (.291 di media battuta con 27 punti battuti a casa) ben spalleggiato dal compagno Bryan Daniello e dal pitcher mancino Christian Colletti (3 vinte e 2 persa con 5.86 di media PGL) ormai entrato nella rotazione dei partenti degli Huskies, dietro alle due "stelle" Carson Cross (7 vinte e 4 sconfitte con 2.52 di media PGL) e Anthony Marzi (record di 3-6 e 4.28 di punti guadagnati su di lui).
A completare il quadro dei "paisà" non dimentichiamo l'interbase Tom Verdi e gli esterni Eric Yavarone e John Testani. Connecticut ha chiuso la striscia casalinga della regular-season affrontando sul diamante amico del J.O. Christian Field la formazione di Louisville, una delle migliori della Big East, prima di tuffarsi nel torneo della Conference, ultima chance per i ragazzi di coach Penders di prolungare questa stagione 2013. Recentemente gli Huskies hanno perso la serie a forti tinte "tricolori" contro i Fighting Irish di Notre Dame del fortissimo prima base Trey Mancini (.381 di media battuta, 44 rbi e 67 valide) fra i più autorevoli candidati, insieme al compagno di squadra Eric Jagielo, al titolo di "Player of the Year" nella Big East.
In chiusura per testimoniare ancor di più la presenza "italiana" nel baseball della Big East basta dare una rapido sguardo alle statistiche individuali per trovare nella Top 10 come media battuta Trey Mancini, LJ Mazzilli di Connecticut ed il duo di Seton Hall composto da Giuseppe Papaccio e Mike Genovese. Nei fuoricampo si segnala Christian Venditti di Georgetown (6) mentre leader nei doppi con 20 è Zach Lauricella di St. John's. Meritano di essere citati anche due giovani lanciatori di rilievo come Nick Burdi di Louisville e Rob Corsi di Rutgers rispettivamente con 10 e 6 salvezze.

Informazioni su Andrea Palmia 121 Articoli
Andrea Palmia è nato a Bologna il 4 aprile 1968 e vive nel capoluogo emiliano con la moglie Aurora e la figlia Lucia di due anni. Laureato in Pedagogia con una tesi sperimentale sui gruppi ultras, lavora dal 1995 come educatore professionale con utenti disabili mentali e fisici. Appassionato di sport in genere ed in particolare di quelli americani, ha sempre avuto come sogno nel cassetto quello di fare il giornalista sportivo. Dal baseball giocato nel cortile del condominio con una mazza scolorita alle partite allo stadio Gianni Falchi con i fuoricampo di Roberto Bianchi e Pete Rovezzi, il passo è stato breve. Fortitudino nel DNA, nutre una passione irrazionale per i "perdenti" o meglio per le storie sportive "tormentate" fatte di pochi alti e di molti bassi.

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