Che bello il Classic in TV, ma il pubblico dov'era?

Quando mai abbiamo avuto la fortuna di vedere la nostra Nazionale in diretta a un Mondiale? Per una volta, ci siamo sentiti quasi sul livello degli altri sport. Negli stadi però il Classic non ha dato l'idea del pienone anzi…

Ho letto l'interessante analisi del collega Micheli sul World Baseball Classic. Condivisibile, anche se non sono tutte rose e fiori. Intanto il nome: perché non chiamarlo World Baseball Championship, campionato del mondo, così si eviterebbero abbagli stravaganti come quello di Repubblica che nelle pochissime righe che ha dedicato all'evento ha detto che l'Italia aveva battuto il Messico alle World Series…
Poi il pubblico: purtroppo non è stato sempre entusiasmante. In Giappone abbiamo visto impianti meravigliosi e pieni zeppi quando giocava la nazionale di casa, spalti desolatamente vuoti quando giocavano gli altri. E consideriamo che cinquemila spettatori in uno stadio da 50mila significano il vuoto. Anche negli Stati Uniti è stata una tristezza: le partite dell'Italia in tv davano l'idea di stadi mezzi vuoti. Persino la finalissima, sotto l'acqua a San Francisco, non aveva la cornice che un evento del genere avrebbe meritato. Tolto il girone di San Juan di Portorico (stadio pieno e gran tifo), il Classic purtroppo non ha dato l'idea del pienone di pubblico, soprattutto per chi guardava le partite dell'Italia.
Ma qui la colpa è – come sempre – degli americani, che non danno mai l'idea di credere fino in fondo a un torneo che pure loro stessi hanno lanciato. Si fatica a capire, ad esempio, perché la nazionale a stelle e strisce in due edizioni non sia arrivata nemmeno in semifinale. Evidentemente continuano a considerare il Classic come uno spring training, dall'alto del loro isolazionismo culturale che non gli consente di guardare oltre le Major League. Delle due l'una: o gli Stati Uniti sono una nazione di brocchi, oppure non vanno al Classic con i loro migliori giocatori. E questo difetto, ovviamente, fa il paio con la negatività delle Major nei confronti delle Olimpiadi e quindi con la difficoltà che ha il nostro sport nel tentare di rientrarvi.
Certo, chi l'ha visto da vicino, è tornato dal Classic con l'idea di aver vissuto in un altro mondo. L'organizzazione, il business, il fascino di tutto quello che faceva da contorno alla manifestazione era strepitoso. E poi la diretta tv. Quando mai abbiamo avuto la fortuna di vedere la nostra nazionale in diretta a un mondiale? La vera differenza l'ha fatta proprio questo aspetto. Non solo per Sportitalia (a cui vanno anche i nostri complimenti) ma per lo stesso canale di ESPN America su Sky che ci ha fatto gustare tutto il mondiale. Per una volta, insomma, ci siamo sentiti quasi sul livello degli altri sport, anche se la durata delle partite è stata spesso estenuante. Con tutti quei cambi di lanciatori (altra imposizione delle Major League, guarda caso…) siamo arrivati spesso al limite delle quattro ore. Tempistiche che ricordavano quasi la nostra serie C. D'altra parte, se non si vuole capire che per conquistare il pubblico bisogna ridurre la durata delle partite, questa resterà un'altra vera montagna da scalare.
Resta il fatto che – come ha sottolineato Micheli – questo Classic è stato un evento che ha testimoniato le potenzialità del baseball mondiale. Per fare qualcosa di simile, con le debite proporzioni, nel nostro continente, basterebbe già evitare di organizzare gli Europei in luglio, quando non possiamo avere nemmeno i giocatori delle Minor. Ma recentemente sono riusciti a fare anche questo…
Un'altra riflessione dovrebbe infine riguardare l'eco che il Classic ha avuto sulla stampa italiana. O meglio, che non ha avuto. Ma qui andremmo a toccare un nervo scoperto della Federazione…

Informazioni su Elia Pagnoni 50 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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