Jackie Robinson, l'uomo che ha cambiato il baseball

Domenica la celebrazione della giornata dedicata al campione che debuttò nel 1947 con i Brooklyn Dodgers e fu il "primo nero" in Major: con lui vennero spezzate le catene della segregazione e dell'emarginazione di milioni di persone

Il 15 aprile di 65 anni fa, Jackie Robinson fu chiamato in Major League dalla squadra dei Brooklyn Dodgers. Con Eddy Stanky in seconda base, Jackie esordì nel ruolo di prima base. In quel giorno del 1947, all'Ebbets Field erano presenti circa 26.600 spettatori di cui 14.000 tifosi di colore accorsi per assistere all'esordio di Jackie Robinson, il primo "nero" in una squadra di Major League da quando era nato il baseball. Fu un avvenimento importantissimo e di portata storica, perchè vennero spezzate le catene della segregazione e dell'emarginazione di milioni di persone. Ma l'impatto che ebbe Robinson non fu del tutto positivo.
L'entusiasmo con cui i mass media, i tifosi e i tanti giocatori di razza bianca accolsero questo momento fu assolutamente scarso. Le tensioni razziali erano molto profonde in quel periodo al punto che vi era una netta separazione tra bianchi e neri. Tale tensione si manifestò anche nella squadra dei Dodgers dove parecchi giocatori preferirono stare in panchina piuttosto che giocare in campo con Robinson (nativo della Georgia). Questa sorta di ammutinamento arrivò nell'ufficio del G.M. Branch "Mahatma" Rickey, il fautore di questa scelta, colui che diede a Robinson un'opportunità senza precedenti; colui che cambiò radicalmente l'immagine del baseball innalzandola ad una vera e propria istituzione sociale. Branch Rickey rispose ai giocatori ammutinati dicendo che potevano andarsene in qualsiasi momento, anche subito.
Ci pensò il manager Leo Durocher a sistemare la situazione rivolgendosi alla squadra con queste parole: "I do not care if the guy is yellow or black, or if he has stripes like a fuckin' zebra. I'm the manager of this team, and I say he plays. What's more, I say he can make us all rich. And if any of you cannot use the money, I will see that you are all traded. ("Non m'importa se uno è giallo o nero oppure ha le strisce come una fottuta zebra. Sono il manager della squadra e dico che lui gioca… ci può arricchire tutti quanti e se qualcuno non sa cosa fare con i soldi, sarò io a spedirlo in un'altra squadra.") Robinson veniva deriso e sbeffeggiato dagli avversari (quando andava bene), ma furono tante le volte in cui venne colpito mentre era in battuta e addirittura, contro la squadra di St. Louis, gli entrarono con gli spike nella gamba provocandogli uno squarcio di quasi 18 centimetri.
C'è comunque da dire che Jackie Robinson ottenne sostegno e incoraggiamento da tanti altri giocatori. Il compagno di squadra Pee Wee Reese disse: "Puoi odiare un uomo per tante ragioni. Il colore della pelle non è una di esse". Nel 1948, a Cincinnati, sempre Reese abbracciò Robinson come gesto di risposta agli insulti che stava ricevendo il "colored". Questo momento venne immortalato in una statua fatta dall'artista-scultore William Behrends nel 2005 dove si vede appunto Reece col braccio intorno al collo di Robinson. La superstar Hank Greenberg, di origine ebrea dovette anch'egli sopportare ingiurie e volgarità di ogni tipo da parte dei tifosi e degli avversari in campo. Durante una partita sussurrò qualcosa all'orecchio di Robinson: "Jackie, l'unico modo per combattere le ingiurie è quello di sconfiggerli sul campo." Tanto dovette sopportare Robinson nel corso della sua carriera sportiva e tanto fece nel corso della sua vita, lottando contro l'odio razziale per l'acquisizione dei diritti umani universalmente riconosciuti verso tutte le etnie del mondo. Il suo impegno sociale è stato condiviso da un'altra figura di spicco: Martin Luther King. Questo percorso non è ancora finito in quanto la dignità umana viene ripetutamente calpestata anche oggigiorno. Grazie a Jackie Robinson e a Branch "Mahatma" Rickey, abbiamo potuto ammirare i più grandi atleti nella storia dell'Old Game": da Frank Robinson a Hank Aaron, da Willie Mays a Roberto Clemente, da Curtis Flood a Lou Brock fino a Rickey Henderson… la lista è lunghissima, quasi interminabile.
L'ultima apparizione in Major League di Jackie Robinson risale al 10 ottobre del 1956. Nel gennaio del 1957 annunciò il suo ritiro dal baseball dovuto anche a grossi problemi fisici. Le iniezioni di insulina non lo aiutarono a debellare il diabete e Robinson morì nell'ottobre del 1972 (aveva 53 anni). Due mesi più tardi, nel dicembre dello stesso anno, morì Roberto Clemente. Dopo solo 9 anni di attività, nel 1962 Robinson venne eletto nella Hall of Fame. È l'unico giocatore ad aver ricevuto tale onorificenza, perchè il minimo richiesto è di 10 anni. Un forte contributo alla sua elezione è dovuto al fatto che Robinson a fine carriera sportiva è entrato in politica ed è stato un fervente attivista per i diritti sociali alle minoranze. Famosi sono anche i tanti telegrammi spediti alla Casa Bianca dove Robinson, rivolgendosi al Presidente degli Stati Uniti, denunciava la forte condizione di disagio sociale della comunità nera americana. Un altro avvenimento importante fu la realizzazione di un film datato 1950: "The Jackie Robinson Story". Parecchie furono le polemiche specialmente da parte dei produttori hollywoodiani di razza bianca. In questa pellicola lo stesso Jackie Robinson interpreta se stesso e l'attrice Ruby Dee interpreta la moglie di Robinson, Rachel. Lo sforzo di Jackie Robinson ha rappresentato un passo monumentale nella rivoluzione per i diritti sociali in America.

Il Blog di Beppe Carelli

Beppe Carelli
Informazioni su Beppe Carelli 25 Articoli
Beppe Carelli, nato a Pescara nel 1958, è stato indotto nella Hall of Fame del baseball italiano nel 2008. Ha debuttato in Serie A nel 1975 col Milano e, dopo un intervallo nel Codogno, si è trasferito a Rimini dove ha giocato per ben 18 anni, dal '77 al '94. Ha vinto sei scudetti con i Pirati risultando leader stagionale come media battuta per due volte, fuoricampo (nel 1981 e nel 1993) e come punti battuti a casa. Vanta 116 presenze in Nazionale avendo partecipato a 12 manifestazioni internazionali con due titoli europei e all'Olimpiade di Los Angeles nel 1984. Iniziò la carriera come lanciatore per trasformarsi in esterno e sfruttare appieno la sua potenza di bomber. Nel Mondiale dell'86 in Olanda ottenne una straordinaria media battuta, .478, davanti ai cubani Pacheco e Linares e primeggiò nei punti battuti a casa. Nel 1972 è campione di Europa under 18, nella stessa categoria è il miglior battitore nell'Europeo giocato a Rimini nel 1975. Nel massimo campionato ha ottenuto 1.151 valide, 220 fuoricampo e 926 punti battuti a casa in 873 partite giocate. Collabora con Baseball.it come opinionista per la rubrica "Visto da...".

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