Quel velenoso "cambio di velocità" di Da Silva

La "chiave" di gara3: il pitcher del San Marino, specialista della screwball, ha quasi sempre mandato fuori tempo i battitori. E se il Nettuno non mette corridori in base, non riesce a fare il suo baseball

Italian Series. Il momento-chiave di gara3? Semplice: il "complete game" di Thiago Da Silva. Il ventiseienne italobrasiliano ha lanciato una "completa". E lo ha fatto magistralmente. Da dominatore. Stavolta lo staff tecnico del San Marino non lo ha tolto prima del tempo. Manager Bindi e il pitching coach Illuminati hanno saggiamente evitato di ripetere la scelta di venerdì della settimana scorsa in gara1, quando tirarono giù Thiago al quinto inning dopo il fuoricampo da 3 punti di Olmo Rosario (la squadra del Titano, in quel momento, aveva ancora un vantaggio rassicurante: 7-3, poi diventato 9-3, ma alla fine – dopo 12 inning, quasi cinque ore di gioco e un bullpen non all'altezza della situazione – perse la partita 12 a 11…).
Chiaro: è possibile che se Da Silva avesse aggiunto venerdì altri 25-30 lanci agli ottantadue che aveva già nel braccio, non lo avremmo visto così fresco e così efficace ieri sera. Sì, è possibile. Però manca la controprova. E' probabile, invece, che il San Marino – con Thiago maggiormente coinvolto e utilizzato – avrebbe vinto la partita d'esordio. Da Silva è troppo importante per rinunciarvi dopo cinque inning…

Anche nella prima sfida in scena allo "Steno Borghese di Nettuno, il "partente" di scuola italiana del San Marino ha subìto un fuoricampo. Da 2 punti, per mano dell'eroico Kelli Ramos. La prodezza del catcher dominicano del Nettuno sembrava poter riaprire la partita, sul 2-4. Stavolta ai tecnici sammarinesi non è passato neppure per l'anticamera del cervello di andarsi a riprendere Thiago. No, no, lassù è meglio che ci stia lui. Perché come lui non c'è nessun altro, quando lancia con la sicurezza, la pulizia tecnica e la personalità dimostrate ieri sera.
Stavolta gli hanno fatto fare il "complete game". Gli è stato chiesto questo sforzo. E Da Silva l'ha sopportato alla grande. Da campione. Bene assistito anche dall'attenzione difensiva di Carlos Duran (spettacolari un paio di giocate dell'esterno centro), di Anthony Granato, di Lorenzo Avagnina, di Francesco Imperiali.

Il merito considerevole di Da Silva in questa "gara3" è di non avere mai (o quasi mai) concesso al Nettuno di produrre il suo baseball: quello del "mordi e fuggi". La vivace baldanzosa banda di manager Bagialemani è efficace quando può correre. Diventa pericolosa quando attacca gli spazi, osa, azzarda, ruba, improvvisa, inventa, mette pressione sulla difesa avversaria. Ma… per correre, per sprigionare tutta la sua dinamicità, per muoversi tantissimo sulle basi, il Nettuno ha necessità di arrivarci sulle basi!
Ieri sera soltanto due volte (ripeto, due volte appena, in nove inning!) la squadra laziale ha portato un "corridore" in posizione-punto. In seconda base. E' avvenuto al sesto inning, con Mirco Caradonna, grazie alla complicità di Pantaleoni. E nell'attacco successivo con Juan Camilo (singolo, poi "lancio pazzo), spinto a casabase dal fuoricampo di Kelli Ramos. Per qualche attimo il Nettuno e il suo grande popolo si sono illusi su quei due punti. Ma l'illusione è durata poco. San Marino ha confezionato il punto del 5-2 all'ottavo inning, e Thiago Da Silva ha continuato fino alla fine del match a inchiodare i battitori nettunesi. Ai quali ha concesso soltanto briciole.
Fra i lanci che hanno avvelenato la vita al Nettuno ce n'è uno che è risultato particolarmente indigesto a Mazzanti, Renato Imperiali, Sparagna, Retrosi, anche a Olmo Rosario. E' il "changeup". Il cambio di velocità. Lancio perfido. Capace di ingannare qualsiasi battitore, se eseguito bene tecnicamente e con personalità. Nell'esecuzione del "cambio", Da Silva ieri è stato magistrale. E' un tipo di lancio che viene eseguito con lo stesso movimento della palla veloce. Sembra una "fastball", ma… non lo è: i battitori scoprono l'inganno quando ormai è troppo tardi. E' come il lanciatore tiene la pallina che le conferisce un effetto "frenante" quando arriva in prossimità del piatto di casabase. Il battitore la vede uscire veloce dalla mano del pitcher, allora si prepara a battere una fastball e invece… quella palla improvvisamente rallenta, ma il battitore è già partito con lo swing e finisce per colpire soltanto l'aria. Ha girato la mazza in anticipo. Ingannato dall'effetto frenante di quella che sembrava una fastball e invece era una changeup. Per i ragazzi nettunesi, ieri sera, quel velenoso "cambio" di Thiago Da Silva è stato una maledizione. Quasi tutti si sono fatti sorprendere. Indotti a girare la mazza in anticipo rispetto alla velocità del lancio.
Il pitcher "asi" del San Marino è – in particolare – uno specialista dello screwball. Un tipo di lancio poco usato nella Italian Baseball League. Lo screwball è un lancio particolarmente difficoltoso da realizzare (soprattutto da realizzare con efficacia). Per eseguirlo bene, occorre imprimere alla pallina un bel po' di rotazione, costringendo il braccio e la mano a muoversi in maniera innaturale. Infatti il polso, mentre si lancia, deve girare in senso opposto. Lo screwball è un lancio che "spezza" – improvvisamente – basso e verso l'esterno su un battitore mancino; basso e verso l'interno su un battitore destro.
Il "lancio a vite" rompe con una traiettoria che è contraria a quella della "curva". In Major League il più famoso interprete dello "screwball" è stato Carl Hubbell, che giocò nei Giants dal 1928 al 1943. Entrato nella Hall of Fame nel 1947. Nella "All Star Game" del 1934, Carl Hubbell con il suo mitico screwball mise strikeout battitori che fanno parte della leggenda del baseball come Babe Ruth, Lou Gehrig, Jimmie Foxx, Al Simmons, Joe Cronin.

Un altro motivo-chiave per spiegare il successo della T&A San Marino in gara3 a Nettuno è stato l'approccio alla partita. Tipico approccio d'una grande squadra alla quale un bagno d'umiltà – dopo le due sberle di gara1 e gara2 allo stadio di Serravalle – ha fatto soltanto bene. Non tutto il male viene per nuocere… Quelle dolorose sconfitte nelle prime due sfide hanno riportato i "bombardieri" sammarinesi alla realtà. A volare basso. A recuperare una intensa concentrazione. Stavolta hanno concesso al Nettuno il minimo sindacale. Soprattutto hanno capito che non è obbligatorio sparare fuochi d'artificio: si vince, innanzitutto, facendo cose semplici e utili. Ad esempio, guadagnandosi pazientemente delle basi su ball: è così che è arrivato subito subito il primo punto in avvio di partita. E le volate di sacrificio: quella di Carlos Duran per il 2-0 (ancora al primo inning), quella di Francesco Imperiali alla quarta ripresa per il punto del 3-0 firmato da Duran. Poco prima, era stato preziosismo il fedele "soldato" Avagnina: sia con uno swing a vuoto per favorire la rubata di Duran in seconda, sia battendo debolmente verso la prima base e permettendo così a Duran di raggiungere la terza base. Sono quelle battute che non appaiono nelle statistiche d'una partita, ma che sono fondamentali per un buon gioco di squadra. Ieri sera il San Marino s'è riscoperto "squadra".

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Informazioni su Maurizio Roveri 192 Articoli
Maurizio Roveri, giornalista professionista, è nato il 26 novembre 1949. Redattore di Stadio dal 1974, e successivamente del Corriere dello Sport-Stadio, fino al gennaio 2004. Iscritto nell'Albo dei giornalisti professionisti dal luglio 1977. Responsabile del basket nella redazione di Bologna, e anche del pugilato. Caporubrica al Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Inviato ai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in varie città d'Italia, del 1990 a Edmonton in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Dal 2004 al 2007 collaboratore del quotidiano "Il Domani di Bologna" per baseball, pugilato, pallavolo.  

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