Betto, Corradini, Chiarini, italiani da applausi

L'arte del lancio: quando a interpretarla sono due pitchers di casa nostra, protagonisti d'uno straordinario duello. E' avvenuto in gara3 fra Bologna e Parma. Un altro italiano, lo slugger riminese, è "numero uno" per RBI

Per gli americani un pitcher che non tira la fastball almeno a 90 miglia… non è un pitcher. A loro – gli americani – Fabio Betto e Roberto Corradini non piacerebbero. A me sì. Tantissimo. Non tirano forte? Che importa! Tirano bene. Sanno come si fa. Il lancio, nel meraviglioso gioco del baseball, è un'arte. E loro, quest'arte, la conoscono.
Tecnica, testa, solidità mentale, controllo. Nel nostro piccolo mondo del baseball italiano abbiamo i Betto e i Corradini. E ci vanno benone, soprattutto quando diventano protagonisti d'una avvincente sfida come quella di sabato notte. Nove inning sul filo di un appassionante zero a zero fra Cariparma e Unipol in gara3. Attacchi deludenti? No, no. Semplicemente, lanciatori dominanti. Capaci di prendere il centro della scena pur senza… spaccare il mondo a suon di strikeout: una sola eliminazione al piatto per Corradini in 7.1 riprese lanciate e addirittura nessun K confezionato dal braccio di Betto in 8 inning. Per due ore e mezzo circa (prima che la pallina passasse nelle mani dei closer) Betto e Corradini sono stati padroni d'una partita fra le più belle di questa stagione. Offrendo, dalla collinetta, una limpida immagine di sapienza e personalità.
E allora, questa puntata della rubrica di "approfondimento" sulle vicende della IBL la voglio aprire parlando proprio di loro: Roberto Corradini il trentaduenne lanciatore del Cariparma (fondamentale per lo scudetto vinto dal team di Gilberto Gerali nel 2010) e Fabio Betto l'intramontabile trentottenne della Fortitudo Unipol, ancora imbattuto in questa stagione, già 109 partite vinte in 18 campionati di massima serie. Propri in questo campionato, ha scavalcato per "partite vinte" due lanciator mitici del passato, Enzo Lauri e Giacomo Bertoni.

E' una rarità, nel baseball italiano degli ultimi decenni, che due lanciatori italiani (anzi, italianissimi) diano vita ad un duello di così apprezzabile spessore tecnico. Eccellente uso di slider e di curve esterne da parte di Corradini, mescolandole di tanto in tanto con la dritta. Soprattutto, tanta capacità nel tenere la palla bassa e nel far battere spesso per terra. Tanti "ground out" e buon lavoro del diamante. Corradini ha costretto gli avversari a battere quattro volte in "doppio gioco" nei primi 4 inning. E Fabio Betto – a sua volta – ha risposto con una interpretazione da… professore. Già, "il professore": etichetta che per tanti campionati, negli Anni Settanta, ha accompagnato un altro campione del monte di lancio della Fortitudo, Umberto Calzolari. Betto, come Calzolari, è un profondo studioso del gioco del baseball. Il suo senso tattico è straordinario. Sa sempre che cosa deve fare. Dove non arriva più con la velocità, arriva con la precisione. Con la regolarità. Con la costanza. Con la capacità di lavorare efficacemente sui fili di casabase, sorprendendo o mandando fuori ritmo i battitori. Penso che soltanto lui e il vecchio "Caba" (che a cinquant'anni ancora se la cava a fare il closer nei Knights) conoscano ogni angolo della zona dello strike. La curva di Betto, dal raggio ampio, è lenta ma estremamente fastidiosa. L'equilibrio mentale e la coordinazione dei movimenti gli permettono un ottimale rilascio della palla. Fabio sfrutta al massimo la sua vastissima esperienza e l'intelligenza: è un lanciatore che piazza la pallina dove vuole lui. Il veterano della squadra diretta da Marco Nanni ha un altro pregio importantissimo: la capacità di nascondere la palla nel guantone, riuscendo a non far capire fino all'ultimo – ai battitori – che tipo di lancio è in arrivo. Quand'era più giovane, e giocava proprio a Parma, Betto era un power pitcher. Tirava forte. Nella stagione 1996, ad esempio, confezionò 126 strikeout. Più tardi – quand'era già in Fortitudo – un dolorosissimo infortunio alla spalla, l'intervento chirurgico e un lento recupero portarono Betto a modificare il suo stile di lancio, ampliando il repertorio di lanci, curando di più i dettagli e la precisione. Così da diventare un grande maestro del controllo.
C'è poca velocità nei suoi lanci di questi anni, ma tanta intelligenza (38 partite vinte nella gestione-Nanni, dal 2006 a oggi). Nelle ultime due prestazioni, Betto ha retto bene 7 inning contro Rimini e 8 contro Parma (vale a dire, due temibilissimi lineup) chiudendo con 0 di ERA. Il fatto clamoroso è che è riscito in queste performances senza aver avuto bisogno di fare neanche uno strikeout. Significa classe. Significa lanciare con intelligenza.
Il terzo confronto del trittico fra Bologna e Parma (vinto dalla Fortitudo in trasferta per 1-0 al decimo inning) è la dimostrazione di quanto possa essere bella – e anche ricca di emozioni – una partita sullo zero a zero per nove inning. Grandi pitchers, grandi difese. E chi apprezza veramente il gioco del baseball preferisce sicuramente essere deliziato da prodezze difensive più che da un fuoricampo.
I lanciatori – in questa occasione – sono stati protetti da due difese granitiche (Bologna ha difeso in maniera impeccabile per tutte le 10 riprese, Parma per 9 e poi… sotto pressione nell'extrainning ha ceduto). Rarissimo vedere una partita con 7 "doppi giochi difensivi". Nonché alcune giocate decisamente spettacolari: due del terza base fortitudino Mazzuca (la prima su un "batti e corri" e la seconda difendendo magistralmente un velenoso bunt), poi da sottolineare un'altra giocata assolutamente strepitosa firmata da Marco Yepez, shorstop del Cariparma. E alcune notevole prese al volo confezionate da Fornasari, Ramirez, Desimoni, Zileri.

La Fortitudo ha vinto la serie (2-1) pur avendo dovuto rinunciato al suo battitore più forte (Edgard Clemente, una mazza da 390 di average e da 545 di slugging) per l'intero trittico, ed avendo inoltre perso per infortunio durante gara3 il seconda base Santaniello e il closer Milano. Evidentemente Bologna ha dimostrato di avere le risorse, caratteriali e tecniche, per superare certi contrattempi. Una ulteriore conferma della solidità mentale e della compattezza del gruppo guidato da Marco Nanni. Squadra che ha buoni equilibri e che sa "stare in campo". Non possiede un lineup potente, tuttavia di uomini in base ne mette. E' la formazione più positiva di tutte come rendimento sul monte di lancio (2.15 di ERA) ed è la risorsa principale e fondamentale per il cammino dei biancoblù bolognesi. Non perde colpi, mai, Jesus Matos l'affidabilissimo pitcher dominicano che è già all'ottava stagione con la casacca della Fortitudo. Con uno come lui la società bolognese ha veramente trovato un tesoro. Jesus va per i 37 anni, però il braccio è ancora bello reattivo. Il dominicano ha effettuato 57 lanci ad Amsterdam il mercoledi 1 giugno nella girnata d'apertura del girone di qualificazione di European Cup, poi ne ha tirati 117 la domenica 5 giugno nella sfida con l'Amsterdam (dove la squadra bolognese si giocava tutto) e 61 giovedì scorso rituffandosi in campionato, contro Parma. Totale: tre partenze, 235 lanci in poco più d'una settimana, tre partite vinte. Prodigioso.
Sta dimostrandosi felice la scelta dello staff tecnico di utilizzare Mazzuca nello "spot" numero 3 dell'ordine di battuta. La mazza di Joe è particolarmente calda di questi tempi.
E in Fortitudo si stanno rivelando provvidenziali gli innesti degli oriundi Mark Castellitto (11 partite, 325 di average, 475 di slugging, 12 RBI, un energico impatto sulla IBL1 per il ragazzo italoamericano di San Diego, 24 anni, uscito dal college, già ottimo battitore dei Bulldogs di Gonzaga University) e Nick Pugliese lanciatore venticinquenne, cinque apparizioni da 1 inning e ancora 0.00 di ERA.

Sono diventate già 10 le sconfitte dei campioni d'Italia, dopo il primo turno del girone di ritorno. Eppure il Cariparma visto nello scorso week end non mi è dispiaciuto. Venerdì, in gara2, l'unica vinta, la squadra di Gerali ha mostrato un ottimo baseball. Sospinta e sorretta da grandi certezze, quando ha un Marco Grifantini dominante sul mound. Un Grifantini capace – con la sua fastball da 93 miglia – di concedere 2 sole valide in sei inning all'attacco dei campioni d'Europa. Questa partita ha detto che la vera dimensione di Grifantini è quella di pitcher "partente". Utilizzato stabilmente in quel ruolo, il suo potenziale diventa esplosivo. Chiaro che ora il Cariparma, avendo perso per il resto della stagione Jesus Silva che era il suo unico pitcher straniero, non può prescindere dall'uso di Grifantini "partente". Confidando che Burlea, "partente" di gara1, sappia rimpiazzare Silva meglio di quanto abbia espresso nella partita di Bologna. Il gigante rumeno può fare di meglio: ha palla pesante, un potenziale interessante (e bene ha fatto Parma a "investire" su di lui in questi anni) ma deve crescere nel controllo. Soprattutto, Burlea deve imparare a gestire le emozioni e a giocare sotto pressione. La difesa non lo ha aiutato. E' la stessa difesa che, dopo nove buonissimi inning, è franata alla decima ripresa sabato notte con 3 errori. Ma sarebbe inesatto e ingeneroso dire che il Cariparma non difenda bene. La linea degli esterni (Desimoni-Zileri-Medina) è probabilmente la migliore del campionato. Il cast degli interni è formato da giocatori collaudati e di talento. Tuttavia, questa squadra tende a commettere qualche errore di troppo. Sono già 34. Questo è il problema che sta condizionando il cammino dei campioni d'Italia, i quali viaggiano con quattro sconfitte in più rispetto al tandem di testa San Marino-Bologna. E' evidente che il Cariparma deve abbassare il numero degli errori difensivi se vorrà tornare ad essere competitivo come nel campionato scorso. Mi sembra anche una squadra che non considera fra le sue soluzioni primarie le battute di "sacrificio" (fors'anche perché a qualche giocatore il bunt è indigesto…). E' vero che il Cariparma, formazione apprezzabilmente aggressiva sulle basi, predilige correre e tentare di rubare basi (infatti è al secondo posto per "stolen bases", dopo il Nettuno di Ruggero Bagialemani). Tuttavia penso che potrebbe maggiormente valutare il concetto di "sacrificio" e diventare conseguentemente più efficace nell'uso del bunt e delle volate.

Ho sottolineato, nella prima parte del servizio, le performances firmate da Fabio Betto e da Roberto Corradini sabato. E allora, proseguiamo su questo percorso. Da due italiani interpreti di un bellissimo duello passiamo a… un altro italianissimo che si sta vestendo di luce. Mario Chiarini. Il trittico contro Godo ha rivisto il leader dei Pirati riminesi tornare protagonista. Rimini ha ritrovato il suo "SuperMario". Chiarini ha raccolto molto dalle tre gare con i Knights (7 valide su 13 turni, 6 RBI, 8 punti realizzati) ed è balzato al primo posto nella classifica degli RBI. Un italiano, dunque, il maggior produttore di punti battuti a casa: 27, in 24 partite. Davanti a tutti gli stranieri. Ma non solo: il campione della Telemarket Rimini comanda anche la graduatoria del "totale basi" (53, una in più di Willi Vasquez). Assieme a Chiarini, è tutto il gruppo riminese di Larry Olenberger che è cresciuto energicamente. Sul piano dell'identità tecnica e sul piano del rendimento. E' squadra che vale: lo avevo detto un paio di settimane fa, dopo che aveva perso sette partite nelle ultime dieci che aveva giocato.
Evidentemente manager Olenberger e il suo staff hanno lavorato in maniera rigorosa ed efficace durante la settimana di sosta del campionato. Il manager americano ora conosce meglio i suoi giocatori. E la squadra ha imparato a conoscere meglio lui e i suoi concetti. La Telemarket sta raggiungendo quegli equilibri sicuri che durante il girone d'andata erano apparsi alquanto instabili. Dushan Ruzic, che troppo in fretta era stato messo in discussione, ha fatto vedere nella partita di Godo di che pasta è fatto (13 so, 3 bb, 2 bvc). Nessuno può permettersi di considerare mediocre un pitcher che ha partecipato due volte al "Classic" con la casacca della Nazionale australiana e che ha giocato in Olanda con i prestigiosi Neptunus Rotterdam. Prosegue nella sua regolarità Enorbel Marquez, che sul mound ha già vinto 6 partite. Come i bolognesi Betto e Matos.
Josh Phelps e Mario Chiarini compongono una terribile coppia di sluggers : 564 il riminese, 488 l'americano. Impressionanti anche i "numeri" di Lawrence Nelson (512 di slugging) e di Francis Chavez un leadoff da 355 di average e 22 basi su ball conquistate. Rimini inoltre ha ritrovato Pippo Crociati – dopo un lungo stop per infortunio – e sta recuperando l'efficacia di un Jack Santora che sembra più coinvolto e motivato. Inoltre, comincia a lasciare il segno Max De Biase. Era in netto ritardo di condizione, quando a metà aprile è iniziato il campionato. Sta entrando in forma: 6 su 13 nel trittico contro i Knights. E se tornerà ad essere il vero De Biase… nella Casa dei Pirati si possono accendere i sogni.

Nella serie (tutt'altro che semplice) vinta 2 a 1 dal San Marino a Nettuno, il gruppo di Doriano Bindi ha dimostrato che… quand'è in stato di esaltazione è capace di spezzare qualsiasi equilibrio. Fa impressione questo San Marino che produce un big inning da 8 punti e ribalta con una naturalezza disarmante una gara che stava perdendo 2-6. Però inciampa in qualche distrazione. Di tanto in tanto. Ma siamo in regular season e forse il gruppone sammarinese può permetterselo. Sapendo di possedere un lineup che – nei momenti chiave della stagione – può fare la differenza.
Una conferma e una rivelazione, a proposito del San Marino. La conferma è il valore assoluto di Darwin Cubillan. Decisamente un pitcher di un altro pianeta! Il più forte rilievo (lungo o corto) di questo campionato, anzi di questi anni. Ancora a 0.00 di ERA dopo 22 inning lanciati. Già 27 strikeout confezionati. Classe e potenza. Palla di fuoco e grande controllo. Non per niente questo venezuelano nato 38 anni fa a Bobures, nello stato di Zulia, ha giocato nelle principali Major Leagues del mondo: negli Stati Uniti, in Giappone, in Corea. Quattro le Franchigie di MLB delle quali ha indossato la casacca: Toronto Blue Jays, Texas Rangers, Montreal Expos, Baltimore Orioles. Nella Nippon Professional Baseball ha giocato per Hanshin Tigers. Nel 2008 ha firmato per SK Wyverns, nella Lega professionale della Corea del Sud.
Da un veterano di grande spessore tecnico, che si conferma protagonista anche nella Italian Baseball League, a… un piccolo umile giocatore, semisconosciuto quando San Marino lo tesserò, e che si sta rivelando preziosissimo. Lui è Peter Avvento. Sembrava destinato alla IBL2, sulla strada per Macerata. Invece lo staff tecnico dei Titani lo ha poi tenuto nel roster della T&A. L'anatroccolo è rimasto nella Repubblica di San Marino. Gli è stata data fiducia. E lui, sabato pomeriggio, con quattro inning limpidissimi ha tolto dai pasticci lo squadrone di Bindi che era in evidente affanno. Forse sta nascendo un favola.

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Informazioni su Maurizio Roveri 192 Articoli
Maurizio Roveri, giornalista professionista, è nato il 26 novembre 1949. Redattore di Stadio dal 1974, e successivamente del Corriere dello Sport-Stadio, fino al gennaio 2004. Iscritto nell'Albo dei giornalisti professionisti dal luglio 1977. Responsabile del basket nella redazione di Bologna, e anche del pugilato. Caporubrica al Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Inviato ai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in varie città d'Italia, del 1990 a Edmonton in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Dal 2004 al 2007 collaboratore del quotidiano "Il Domani di Bologna" per baseball, pugilato, pallavolo.  

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