Quando viene demolito uno stadio…

La storia parallela dell'Ebbets Field di New York abbattuto nel 1960. E quella dell'Europeo di Parma, "spento" 40 anni dopo, un meraviglioso teatro dove il legame tra il pubblico e giocatori era vivo

Ebbets Field, 9 aprile 1913. Nasce una delle più belle storie che mai come prima aveva coinvolto così da vicino, un campo, una squadra, un pubblico. Una vera storia d'amore, durata per oltre 40 anni, e che terminò talmente male che viene ricordata come un fatto mai successo nello sport americano. La Corte di New York, cosi' disse: "L'avvenimento più infame nel corso della storia dello sport!". Ebbets Field nasce in un quartiere di Brooklyn, chiamato "Pigtown", una grande discarica piena di maiali che si cibavano a sazietà. L'aria era irrespirabile e la zona era territorio di sbandati, delinquenti, vagabondi, il frutto di povertà e miseria dilagante. Nel 1912 iniziarono i lavori di costruzione dell'Ebbets Fields (750.000 dollari), dopo che Charlie Ebbets acquistò la proprietà. Completato in meno di un anno, lo stadio diventerà la casa comune di gente che non aveva casa, di bambini senza tetto, di persone serpeggianti nel quartiere di Brooklyn, dove il dramma e la disperazione venivano consumati quotidianamente. Ebbets Field era un paradiso, una luce nelle tenebre della sofferenza, un alito di vita e di speranza per tutti, legati per sempre intorno ad una squadra: i Brooklyn Dodgers.
Ebbets Field diventerà teatro delle più belle pagine della storia del baseball, un punto di riferimento per l'era dorata del gioco, un testimone delle più avvincenti partite di baseball mai disputate e successivamente, simbolo di uno dei traguardi storici più importanti raggiunti dall'umanità. Infatti, il 15 aprile 1947, all'Ebbets Field, esordì in Major League per la prima volta un giocatore di colore, Jackie Robinson, frantumando così le rigorose leggi razziali del tempo, che impedivano a "colored" di giocare in Major League.
Un altro fatto storico è accaduto il 26 agosto 1939, quando dall'Ebbets Field, per la prima volta nella storia, venne trasmessa una partita in televisione (Brooklyn-Reds). L'aspetto estetico, era una attrattiva per la gente, specialmente l'ingresso, detto a "rotunda" fatto completamente in marmo italiano. Tra l'esterno destro e quello centrale, vi era una porzione di campo visibile attraverso una rete metallica, dove si raggruppavano i bambini per vedere la partita. All'Ebbets Field, i Brooklyn Dodgers vinsero le semifinali nel 1941, ‘47, ‘49, ‘52, e ‘53, solo per perdere sistematicamente dai rivali Yankees, che si aggiudicarono le World Series in tutte e cinque le edizioni.
All'ormai rituale entusiasmo d'inizio stagione, prendeva posto la delusione di essere sempre sconfitti in finale, un percorso tanto comune che lo slogan dei tifosi "Wait 'til next year!" echeggiava nelle strade di Brooklyn. Finalmente quell'anno arrivò, era il 1955, e l'Ebbets Field registrò l'unica World Series nella storia vinta dai Brooklyn Dodgers. Nel 1956 gli Yankees vinsero ancora (Don "not so good" Larsen ottenne l'unico perfect game nella storia delle World Series). Ma il dramma era alle porte. Tanta sofferenza e tanta gioia avevano creato un forte legame tra squadra e tifosi al punto che, donazioni anche di cibo venivano fatte tra tifosi e giocatori, e quest'ultimi non potevano passeggiare per le strade perchè venivano letteralmente presi d'assalto dalla gente per avere autografi.
Ma ecco i fatti. Walter O'Malley, nuovo proprietario della squadra, voleva uno stadio nuovo e più capiente nella zona di Atlantic Yard (sempre a Brooklyn). Le autorità invece volevano un nuovo stadio vicino al Queens (dove c'è l'attuale Citi Field, ex Shea Stadium). Le due parti non raggiunsero un accordo e O'Malley decise di trasferire la squadra in California, a Los Angeles. In quel periodo, siamo nel 1957, un'altra squadra di New York, i Giants, annunciarono il trasferimento sempre in California, però a S. Francisco. La "Grande Mela ", venne così privata di due delle più forti squadre della storia, lasciando la popolazione nella disperazione più profonda. Un'esaltante storia d'amore che termina con il "più infame degli abbandoni"! E quando, il 23 febbraio 1960, l'Ebbets Field venne demolito, crollarono i sogni e le speranze di tanti tifosi che vedevano frantumarsi in briciole ogni desiderio di allontanare una realtà di affanni e privazioni. "Lets we forget! Lets we forget!" così titolavano a caratteri cubitali i giornali del tempo.
2 aprile 2010, Parma. Non ci sono luci in Viale Piacenza, non si sente la voce dello speaker e nemmeno quella dei tifosi. Il buio e il silenzio sono i padroni del campo: un tempio è crollato ed ha consegnato alla storia tanti ricordi, tanti campioni e tanti successi del periodo dorato del baseball in Italia. Quando uno stadio viene distrutto, è come una biblioteca che brucia. L'Europeo di Parma, è stato di tutti noi, che abbiamo giocato e che abbiamo assistito, un meraviglioso teatro dove il legame tra il pubblico e giocatori era vivo, era solido e non si divideva, perchè accomunati dallo stesso traguardo. Quando crolla un "ballpark", è la nostra casa, è la nostra anima che viene lacerata. Si, è la nostra casa! Perchè solo nel baseball si raggiunge un traguardo comune, solo nel baseball si vince… "toccando casa!"
"You don't play this game for 9 innings! You do it for the entire life!"

Il Blog di Beppe Carelli

Beppe Carelli
Informazioni su Beppe Carelli 25 Articoli
Beppe Carelli, nato a Pescara nel 1958, è stato indotto nella Hall of Fame del baseball italiano nel 2008. Ha debuttato in Serie A nel 1975 col Milano e, dopo un intervallo nel Codogno, si è trasferito a Rimini dove ha giocato per ben 18 anni, dal '77 al '94. Ha vinto sei scudetti con i Pirati risultando leader stagionale come media battuta per due volte, fuoricampo (nel 1981 e nel 1993) e come punti battuti a casa. Vanta 116 presenze in Nazionale avendo partecipato a 12 manifestazioni internazionali con due titoli europei e all'Olimpiade di Los Angeles nel 1984. Iniziò la carriera come lanciatore per trasformarsi in esterno e sfruttare appieno la sua potenza di bomber. Nel Mondiale dell'86 in Olanda ottenne una straordinaria media battuta, .478, davanti ai cubani Pacheco e Linares e primeggiò nei punti battuti a casa. Nel 1972 è campione di Europa under 18, nella stessa categoria è il miglior battitore nell'Europeo giocato a Rimini nel 1975. Nel massimo campionato ha ottenuto 1.151 valide, 220 fuoricampo e 926 punti battuti a casa in 873 partite giocate. Collabora con Baseball.it come opinionista per la rubrica "Visto da...".

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