Dallas Braden nella storia, perfect game #19

Il ventinovenne lanciatore degli A's, orfano di madre e cresciuto con nonna Peggy, centra la prestazione più bella proprio nel giorno della festa della mamma. E' il secondo lanciatore di Oakland dopo Catfish Hunter

A volte le storie dei giocatori delle Major sembrano scritte da qualche sceneggiatore cinematografico. Le casualità del destino, nel bene e nel male (gli esempi del redivivo Josh Hamilton e dello sfortunatissimo Nick Adenhart sono solo due dei più recenti), lasciano increduli, quasi a bocca aperta. Stavolta la favola ha un lieto fine ed ha inizio il giorno della festa della mamma quando sale agli onori della cronaca di Dallas Braden che ha perso la madre, sconfitta da un male incurabile, quand'era adolescente. Il ventiseienne lanciatore mancino ha realizzato domenica il 19esimo "perfect game" del baseball a stelle e strisce. All'Oakland Coliseum, Dallas Braden, aveva di fronte la squadra rivelazione di questo inizio stagione, i Tampa Bay Rays. La serie è sullo 0-2 per gli ospiti e sul monte di lancio per la 53esima volta in carriera, sale proprio Braden, dal 2007 in Major con la casacca degli A's.
Al giovane partente saranno passate davanti tutte le immagini della propria esistenza mentre sparava ciascuno dei 109 lanci che hanno determinato la clamorosa performance (4-0 il finale) lasciando impietriti i 27 battitori. Una vita tutt'altro che facile con un'infanzia segnata da bande criminali e povertà, cresciuto da una madre single nella difficile Stockton, in California. Una volta morta la madre, a guidare il giovane Dallas nei marasmi quotidiani fino al trionfo di domenica è stata nonna Peggy, presente in tribuna, ed a cui è andato il primo pensiero di Dallas: "Per mia nonna è il giorno più importante", ha detto il lanciatore degli A's. "Considerando tutto quello che abbiamo passato insieme credo che sia più importante per lei che per me".
L'unico lanciatore nella storia degli Athletics a realizzare, prima di Braden, un "perfect game" fu Catfish Hunter, l'8 maggio del 1968 contro i Minnesota Twins, mentre l'ultimo "no-hitter" degli A's al 1990 con Dave Stewart che lascio a zero lo score dei Toronto Blue Jays (sesto assoluto).
L'ultimo "perfect game" in ordine cronologico è di Mark Buehrle, mancino dei Chicago White Sox, squadra che in questo avvio di stagione è al terzo posto di una Central Division dominata dai Minnesota Twins.
Dei 19 "perfect game" realizzati, 8 sono quelli firmati da lanciatori mancini: oltre ai due citati, gli altri sono di Lee Richmond (il primo in assoluto, Worcester Ruby Legs, 12 giugno 1880), Sandy Koufax (Los Angeles Dodgers, 9 settembre 1965), Tom Browning (Cincinnati Reds 16 settembre 1988), Kenny Rogers (Texas Rangers, 28 luglio 1994), David Wells (New York Yankees, 17 maggio 1998) e Randy Johnson (Arizona D-Backs, 18 maggio 2004).
Con questa vittoria Oakland si mantiene ad una lunghezza dalla vetta della West Division della American League, ancora in mano ai Texas Rangers, mentre nonostante la sconfitta (secondo "perfect game" subito in due anni, sempre contro lanciatori mancini), i Rays restano in testa alla East Division di AL con gli Yankees a tallonare a mezza partita di ritardo.

Informazioni su Andrea Tolla 508 Articoli
Nato a Roma nel 1971, Andrea è padre di 3 figli, Valerio, Christian e Giulia. Collabora con il quotidiano Il Romanista dove si occupa, tra le altre cose di baseball e football americano. Appassionato di sport in genere collabora anche con il mensile Tutto Bici e con il quotidiano statunitense in lingua italiana America Oggi. Ex-addetto stampa della Roma Baseball, cura una rubrica di baseball all'interno di una trasmissione sportiva di un'emiitente radiofonica romana.

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