"Il baseball in Italia ha un potenziale enorme"

Lo afferma a Baseball.it John Genzale, fondatore di "Sport Business Journal" e autorevole giornalista sportivo da oltre 30 anni – "Il baseball deve puntare sulle famiglie"

Un personaggio di rilievo dello sport business americano che decide di venire a vivere in Italia. Con un occhio attento allo sviluppo futuro del nostro movimento, in attesa della nascita della Italian Baseball League. John Genzale, cognome dalle evidenti origini italiche, è noto negli USA per essere uno dei fondatori di ‘Sport Business Journal”, una delle più importanti riviste che trattano il mondo dello sport dal punto di vista economico.
Si è trasferito in Italia dopo una lunga ed onorata carriera, quasi 30 anni, nel mondo del baseball e del giornalismo sportivo.
L´apice della sua carriera lo raggiunge nel 1997 partecipando alla creazione dello Street & Smith’s SportsBusiness Journal, diventandone anche direttore. Laureato in giornalismo alla Columbia University ha anche conseguito un bachelor alla Berkeley University in Scienze Politiche e Giornalismo.
Ha anche insegnato tenendo corsi di giornalismo alla Arizona State University e di sport management alla New York University.
Attualmente scrive periodicamente per Sport Business Journal e come free lance per ‘The Hollywood Reporter” e per ‘Olympic Review”, la rivista ufficiale dell´IOC, il comitato olimpico internazionale.
John Genzale conosce anche il baseball giocato visto che ha allenato varie squadre anche a livello internazionale, facendo parte dello staff della squadra nazionale USA che ha partecipato ai Friendship Games in Australia nel 1992.
Genzale ha accettato di rilasciare questa intervista esclusiva a Baseball.it in cui parla delle prospettive del baseball italiano, con la lega professionistica che bussa alle porte.

Quali sono i motivi per cui ha deciso di vivere in Italia?
Vivo in Italia per scelta: dopo aver creato negli USA una rivista che è considerata uno standard nello sport business e dopo aver insegnato alla New York University, sono arrivato ad un punto nella mia carriera per cui posso vivere e lavorare in qualunque posto nel mondo. L´Italia è il luogo dove sono nati i miei nonni ed è nel mio cuore. Da ogni punto di vista è secondo me il miglior posto dove vivere.

Cosa conosceva del baseball italiano prima di arrivare qui?
Sapevo molto poco e per cose lette casualmente: sto apprendendo molto ma ho ancora molto da imparare. Mi piace raccontare questa storia: quasi 20 anni fa c´era un impiegato in un giornale che a quel tempo dirigevo in Arizona, che mi raccontava spesso di un suo cugino che stava giocando per la squadra di Rimini. Questa storia ha generato in me l´idea di poter un giorno lavorare per il baseball in Italia. Con una coincidenza incredibile quel cugino si è rivelato poi essere Dan Bonanno (responsabile per la MLB in Italia, ndr). Da quando sono in Italia siamo diventati amici e ci siamo trovati a ridere di questa incredibile coincidenza.

Cosa ha visto del baseball italiano?
Ho visto pochissime partite perché sono arrivato in Italia nell´ottobre scorso, durante le finali dei playoff. Successivamente sono stato invitato a visitare l´Accademia di Tirrenia e la MLB mi ha invitato a presenziare alla Notte dei Diamanti. Ho avuto anche vari altri incontri con i rappresentanti della Major in Italia ed Europa e con alcuni rappresentanti della FIBS.

Che idea si è fatto?
Penso che il baseball in Italia ha un potenziale enorme. Se si fa la dovuta attenzione,se si preparano solidi piani di business e di marketing e la dirigenza del baseball italiano devolve le sue energie alla crescita commerciale, il baseball in Italia può avere grande successo. Penso che possa addirittura superare il successo che sta avendo il baseball delle minor leagues negli USA. Per chi non lo sa le minor leagues stanno avendo un successo di pubblico così grande che sono l´argomento del giorno nel mondo dello sport business e ci sono molti uomini d´affari che vogliono investire in questo campo.

Ritiene che sia una buona idea far partire oggi una lega professionale di baseball in Italia?
Se intende chiedermi se esistono le condizioni per cui le strutture del baseball attuale possono convertirsi al professionismo o se sarebbe meglio rifondare tutto da zero con un intervento dall´esterno, io credo che sia meglio partire dall´organizzazione attuale. Per quel che ho potuto vedere c´è una solida leadership, una tradizione di successo anche se risale a molti anni fa e solide relazioni già costruite, specie con la MLB. Le persone con più capacità che operano nel mondo del baseball attualmente sono già coinvolte nel progetto dle professionismo. Penso però che per avere successo si debba fare in modo di rendere il baseball un prodotto commercialmente appetibile e questa deve essere la priorità maggiore per l´attuale dirigenza. Questo deve venire prima anche delle relazioni con la MLB, dello sviluppo dei giocatori o del rapporto con i media. Se si costruisce un modello di business solido tutto il resto viene da sè. Fondare una nuova lega da zero potrebbe essere più facile ma forse meno intelligente.Ci sono investitori negli Stati Uniti disposti a finanziare con milioni di dollari un team di minor league. Probabilmente non sarebbe difficileconvincere qualcuno a comprare con un investimento di entità simile un intera lega al massimo livello in un paese estero. Non credo però che questo avverrà se non nell´improbabile caso che l´attuale organizzazione fallisca da un punto di vista commerciale.

Lo scenario degli Stati Uniti è molto diverso da quello italiano: in Italia c´è uno sport dominante che è il calcio e quasi tutti i tentativi di proporre delle alternative sono falliti o hanno avuto scarso successo. In questo quadro, perchè è una buona idea investire nel baseball in Italia?
L´idea di successo è relativa: molti negli USA ritengono il basket uno sport di successo e il calcio un fallimento. E´ vero che, se si fa il confronto con il resto del mondo quello che negli USA si chiama soccer ha avuto scarsa penetrazione e che le partite sono giocate in stadi da 70.000 posti per la gran parte vuoti. Ma quando si confrontano le presenze di spettatori in media nei due sport, si scopre che sono molto simili e non è quindi improprio sostenere che entrambi gli sport hanno successo, relativamente al proprio modello di business. Quindi per il baseball in Italia basta prevedere un modello di business che si basi su degli obiettivi realistici come il fatto di portare allo stadio qualche migliaio di persone a partita.

La Major League Baseball sta definendo con la FIBS un piano per una lega professionistica in Italia a partire dal 2009. Cosa spinge la MLB ad investire in Italia?
La MLB vuole fare in modo che il baseball cresca in tutto il mondo. E´ importante per il suo futuro ed è una delle sue maggiori priorità. Dei quattro principali sport professionistici il baseball è quello che ha la maggior percentuale di giocatori stranieri ma è anche quello che si è sviluppato meno nel resto del mondo. Bud Selig vuole seguire NHL, NFL e NBA nel loro sviluppo di nuovi mercati per i loro prodotti. Quale miglior posto per creare un nuovo mercato dell´Europa, in un paese che ha tradizioni, campi di gioco e un campionato già esistente? La MLB sta già realizzando utili dalla vendita di propri prodotti in Italia (diritti televisivi, merchandising, etc.) e ancora non ha cominciato ad investire in proporzione a questi introiti. Quindi ci sono già due buone ragioni per cui la MLB dovrebbe investire in Italia; e se il baseball italiano produrrà un solido modello commerciale non ci saranno ragioni per cui la Major non dovrebbe investire di più.

Quali sono le caratteristiche del baseball nelle minor leagues che lo hanno reso uno sport di successo?
In primo luogo è baseball: un grande sport. Il migliore. Nello specifico il successo di tutti gli sport negli USA dipende dalla sua capicità di offrire intrattenimento di qualità per un prezzo ragionevole. Altri sport, ma anche il cinema, sono diventati molto costosi. Le famiglie americane vanno alle partite di minor league per divertirsi in modo tranquillo, mangiarsi un hot dog, farsi una risata guardando la mascotte e per ritrovarsi in una comunità: i giocatori portano il nome della città sul loro petto. Questo non accade in nessun altro ambito dello sport business.

Pensa che sia un modello esportabile?
Credo sia un modello che non può fallire in nessun luogo.

Quali sono, secondo lei, le linee guida per sviluppare una maggior presenza in Italia alle partite di baseball?
Sviluppare un’attenzione particolare per gli spettatori, un vero e proprio ‘customer service”. Dare agli spettatori intrattenimento di qualità in un ambiente comodo, sicuro, pulito. Penso in particolare alla situazione del calcio, dove le famiglie non possono andare allo stadio tranquille per via delle violenze continue e di un ambiente che comunque non è confortevole. Il baseball deve puntare sulle famiglie.

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Informazioni su Ivano Luberti 324 Articoli
Ivano è cresciuto in Maremma dall'eta' di 6 anni e ha visto la sua prima partita di baseball a 9 anni. Ha abbandonato la sua passione per il batti e corri a 19 anni quando si è trasferito a Pisa per l'Universita' e lo ha riscoperto dieci anni dopo quando ha cominciato ad utilizzare Internet per lavoro. Si definisce uno spettatore informato con una logorrea innata che ha deciso di sfogare scrivendo qualche articolo, dopo che il forum di Baseball.it non gli bastava piu'. Laureato in Scienze dell'Informazione e informatico di professione crede nella cooperazione al punto di aver fondato una cooperativa a Pisa, città dove risiede e che purtroppo è un deserto per lo sport che ama.

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