Il mio nome è Bonds, Barry Bonds

La biografia dello straordinario giocatore dei San Francisco Giants

Il quindicenne Barry Bonds era tranquillamente seduto tra i banchi della Junipero Serra High School quando la sua insegnante di biologia, stanca del suo scarso impegno, sbottò: ‘è meglio che ti impegni di più negli studi perché il baseball non ti porterà mai da nessuna parte!”. Questa frase è diventata leggenda in quella piccola scuola di un sobborgo di San Francisco, tanto che a distanza di vent’anni l’autrice si rifiuta ancora di rilasciare interviste, mantenendo gelosamente il suo anonimato. Direte mai previsione risultò più errata, ma chi avrebbe mai potuto immaginare all’epoca che quel gracile ragazzino avrebbe conquistato sei titoli di MVP, otto Gold Glove, dodici apparizioni all’All Star Game e sarebbe diventato il detentore del record di fuoricampo in stagione, oltre a battere molti dei record dell’inarrivabile Babe Ruth?
Figlio del forte giocatore di baseball Bobby Bonds (un All Star scomparso pochi mesi fa) e figlioccio di battesimo del grande Willie Mays, ai tempi della Serra School mostrava già un’ ottima predisposizione verso lo sport, eccellendo in particolar modo nella pallacanestro e nel baseball. In un' intervista rilasciata alla rivista Playboy nel 1993 dichiarò che in quasi tutte le discipline sportive gli bastava allenarsi la metà del tempo dei suoi compagni per essere più bravo di loro, e per questo motivo avvertiva un certo senso di gelosia. Nel 1981 durante una partita di High School contro la squadra di El Camino si trovò ad affrontare il fortissimo lanciatore Andrew Leonard, uno che aveva una fastball devastante: ebbene al primo lancio il diciassettenne Bonds colpì la pallina talmente forte da farla viaggiare a 405 piedi di distanza, ben oltre le piccole gradinate dello stadio, lasciando incredulo il povero Leonard. Un osservatore presente alla scena chiese in seguito all’allenatore della Serra di sostituire la mazza di Bonds con una in legno, ma il risultato non cambiò, fuoricampo! La fama di Bonds stava velocemente affermandosi tra gli scouts in giro per l’America alla ricerca di giovani talenti, e le offerte cominciarono a fioccare copiose. Bonds rifiutò 70.000 dollari dai Giants nel 1982 preferendo giocare con Arizona State, dove nel triennio 1983-85 batté un totale di 45 fuori campo con 175 punti segnati ed una media battuta di .347. Proprio nel 1983 fu l’MVP del torneo NCAA West II Regional; eguagliando il record di sette battute valide consecutive in una College World Series e cominciando ad eclissare tutta una serie di record collegiali. I Pittsburgh Pirates selezionarono quindi Bonds al sesto giro del draft del 1985 e lo spedirono nella squadra di Prince William (Va) in singolo A. Quell’anno batté 13 fuoricampo con una media battuta di .299. Nel 1986 passò al triplo A di Hawaii, battendo .311 con 7 fuoricampo e 37 punti battuti a casa in 44 partite giocate. Durante il riscaldamento che precedeva un incontro di triplo A, il general manager dei Pirates Syd Thrift notò che Bonds aveva colpito cinque fuoricampo consecutivi sull’esterno destro; avvicinandosi alla panchina dove era seduto Thrift, Bonds gli chiese con supponenza: ‘che ne pensa?” Alla domanda Thrift rispose che se lo voleva impressionare davvero doveva colpirne uno sull’esterno sinistro; Bonds ritornò nella gabbia di battuta e colpì una serie di palline oltre le recinzioni alla sinistra dello stadio. ‘Come va ora?” chiese Bonds, ‘perfetto!” fu la risposta di un incredulo Thrift. Al settimo inning di quella partita Thrift chiese all’allenatore di Hawaii di togliere Bonds dal campo, voleva portarlo subito con se a Pittsburgh. Appena un anno dopo era già il loro esterno centro titolare, inserito da Jim Leyland nel lineup dei Pirates come lead-off, ed i primi cinque fuoricampo che batté al Three Rivers Stadium furono tutti sulla sinistra! Nel 1987 Bonds fu spostato da esterno centro ad esterno sinistro, e da lead-off al quinto posto del line-up. Dopo un inizio tra alti e bassi, il 1990 segnò l’inizio di una carriera che non avrebbe avuto più fermate: in quell’anno batté 33 fuori campo, 114 punti battuti a casa, una media battuta di .301 e la bellezza di 52 basi rubate, aggiudicandosi il suo primo Gold Glove. Il suo compagno di squadra R.J. Reynolds dichiarò alla stampa: ‘questo ragazzo metterà su numeri che nessuno potrà mai immaginare…”
Barry Lamar Bonds nacque a Riverside, California il 24 luglio 1964. Il più grande dei quattro fratelli, tre maschi ed una femmina, Barry si avvicinò al baseball grazie al padre, e con lui si divertiva a colpire palline nel gelido Candlestick Park di San Francisco, la casa dei Giants. La carriera di Bobby Bonds non fu mai un vantaggio per il piccolo Barry, il quale soffriva dei continui paragoni a cui era sottoposto. Quando il padre cominciò il declino della sua carriera, siamo nella metà degli anni settanta, Barry ebbe un doloroso distacco a causa dei continui trasferimenti del padre, il quale dal ’74 in poi cambiò squadra e città ben sei volte in sette anni. Il baseball gli aveva portato il padre lontano da casa, così per Barry gli allenatori della Serra School divennero un po’ delle figure paterne: con loro si confidava molto, raccontando le sue paure e le sue speranze. Ma Barry aveva comunque un modo molto particolare per sfogarsi, battere fuoricampo: un giorno durante un allenamento con la squadra di Arizona State, riuscì nell’impresa di battere 15 fuoricampo consecutivi contro la macchina spara palline, e tutte andarono contro il tabellone sistemato sull’esterno sinistro. Ogni pallina viaggiava ad una distanza tra i 380 ed i 450 piedi, e Jeff Pentland, l’attuale istruttore dei battitori dei Chicago Cubs, capì che stava ammirando qualcosa di speciale. Quando gli chiese di non insistere nel battere fuoricampo, Barry gli rispose che lui stava provando solo a fare contatto, ma non riusciva a tenere bassa la pallina!
Al di fuori del campo da baseball Barry cominciò però a farsi molti nemici: la colpa era principalmente del suo carattere: era un solitario, raramente parlava con i suoi compagni trattandoli con troppa supponenza, spesso non dedicandogli nessuna attenzione. Forse non era questo quello che voleva, ma la gelosia e l’invidia dei suoi compagni lo avevano reso distaccato, forse per una forma di difesa, ma certo la sua bravura cominciava ad essere un grosso ostacolo nei rapporti con gli altri. Nel 1992 Bonds rifiutò di firmare il rinnovo del contratto di 5 anni per 25 milioni di dollari con i Pirates, preferendo l’offerta dei San Francisco Giants basata su sei anni alla cifra di 43,75 milioni di dollari, cifra che lo rese il giocatore più pagato a quel tempo. Negli otto anni che vanno dal 1993 al 2000 ha battuto una media di 40 fuoricampo e 106 punti battuti a casa a stagione, meritandosi il titolo di ‘Player of the Decade” assegnatogli dalla prestigiosa rivista ‘TheSportingNews”. Il suo agitare la mazza prima dell’arrivo della pallina, il suo orecchino di diamanti a forma di croce che spicca sull’orecchio sinistro, il suo sguardo impassibile in attesa del lancio, la ‘sospetta” esplosività del suo fisico, tutto ciò rende Barry Bonds un giocatore unico, inarrivabile. A livello di record personali il 2001 resterà per Barry e per il baseball un anno indimenticabile: una media battuta di .326, 136 punti battuti a casa, 177 basi ball, una media di ‘slugging percentage” di .860 (il precedente record era di .857 di Babe Ruth), una percentuale di arrivi in base di .515 e, soprattutto, i 73 fuoricampo che hanno cancellato il record del grande Mark McGwire. In un’ intervista rilasciata ad un noto giornalista americano, alla domanda su quanti fuoricampo avrebbe battuto nel 2001 se non avesse avuto tutte quelle basi intenzionali, Bonds rispose ‘più di cento!” Un’ annata straordinaria quindi, ma rovinata dalla mancata partecipazione ai playoffs della sua squadra; le World Series erano ormai diventate l’ossessione principale di Barry: come record personali aveva già avuto tanto dal baseball, ma il fatto di non aver mai partecipato alle World Series era una cosa che non gli dava pace. Così fu, nel 2002 cosciente del fatto che gli anni stavano passando implacabili anche per lui, decise di mettersi al servizio esclusivo della squadra, riuscendo nell’impresa di vincere il suo primo titolo di battitore con la straordinaria media di .370. La squadra ne ebbe un grande profitto e così Bonds riuscì a raggiungere, per la prima volta in carriera, le ‘Fall Classic”. Jeff Kent (ora ad Houston) fu un fattore determinante in quella indimenticabile stagione, anche se tutti lo ricordano più per quella vergognosa rissa all’interno della panchina durante una partita, quando Kent afferrò per il collo Bonds in un momento di grande tensione tra i due. Bonds, accusato di giocar male le partite di post-season, rispose alle critiche con una media battuta nelle World Series di .471, 8 valide, 4 fuoricampo e 6 punti battuti a casa, ma il sogno di Barry di ottenere quel tanto sospirato anello svanì sotto le mazze degli scatenati giocatori degli Anaheim Angels. Sull’aereo che lo riportava a casa insieme ai figli Nikolai (13), Shikari (12) ed Aisha Lynn (4) c’era grande delusione dopo quella maledetta gara 7, e Bonds guardava dal finestrino riflettendo sul fatto che quella potesse essere la sua ultima occasione, quando la sua seconda moglie Liz gli disse: ‘mi hai sempre confidato che il tuo sogno era giocare nelle World Series, che pregavi Dio di farlo, ed ora perché sei triste? Non vedi che ti ha accontentato?” Bonds sorrise, pensando che la prossima volta doveva essere più preciso con Dio….
All’inizio della stagione 2003 alla domanda se si aspettava un ritorno alle World Series, Bonds impassibile rispose che tornare a giocare una finale era molto difficile, ma che lui si sarebbe ‘accontentato soltanto di migliorare il risultato del 2002”……!!
La stagione terminò prima di quanto sperato, ed i Giants furono le prime vittime della straordinaria avventura dei Florida Marlins, ma Barry ha chiuso la stagione con altri 45 fuoricampo che lo hanno portato al quarto posto della speciale classifica guidata da Hank Aaron con 755. Ora a Bonds mancano 2 fuoricampo per raggiungere il suo padrino Willie Mays, 56 fuoricampo per pareggiare il record di Babe Ruth e 97 fuoricampo per raggiungere la storia, 98 per riscriverne i libri. Secondo la proiezione fatta dalla ESPN, con queste medie Bonds dovrebbe battere il record nella stagione 2006; spero lo faccia con la maglia dei Giants….
Concludendo, è Barry Bonds il più grande giocatore della storia del baseball? E’ più forte di Babe Ruth? Difficile dirlo: il confronto tra due giocatori di epoche così lontane tra loro non è mai semplice, pensate al calcio con gli interminabili paragoni tra Pelè e Maradona.
Quello che però nessuno ci può impedire è esprimere la propria opinione, dare il nostro giudizio basato sulle statistiche o semplicemente sulla simpatia ed i ricordi. Da parte mia sono abituato ad affidarmi ai numeri, e questi mi suggeriscono che Bonds diventerà per me il giocatore più forte di tutti i tempi il giorno in cui batterà il fuoricampo n.715, uno in più di quelli battuti da Babe Ruth.
Questo è soltanto il mio pensiero, ma il dibattito è aperto: aspetto, come sempre, la vostra opinione….



Francesco Paolo Falanga
Informazioni su Francesco Paolo Falanga 83 Articoli
Sposato dal 1999 con Ester, Paolo ha due maschietti, Federico di 2 anni (lanciatore destro!) e Carlo di un anno (battitore mancino!), che spera prendano la sua stessa passione per il baseball.Commercialista di professione, adora la sua famiglia e la casa con le quali passa tutto il tempo possibile.Come hobby ha la televisione (è un divoratore di eventi sportivi in TV), internet e viaggi, ha passato molto tempo negli Stati Uniti dove ha avuto la fortuna di visitare molti stadi di baseball e di vivere da vicino l'educazione sportiva degli americani.Ha collaborato saltuariamente con qualche rivista in America ed è un grande tifoso dei San Francisco Giants. (Spera di rendersi utile al sito cercando di trasmettere quelle stesse emozioni che prova ancora oggi nel vedere una partita del 'meraviglioso gioco del baseball'....

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