Riflessioni

Una settimana di assenza aiuta a pensare a cosa il baseball italiano rappresenta

Sono stato assente una settimana. In ferie e, non si preoccupino i dietrologi paranoici di cui il nostro mondo é pieno, ho pagato io, non la Federazione, nemmeno baseball.it.
E' stata una settimana magnifica, in una amena isola di nome Lampedusa, bellezza italica che non ha nulla da invidiare ai Caraibi. Neanche qui sono stato sovvenzionato dalla Regione Sicilia, paranoici state calmi….
Prima di partire ho, per la cronaca, ricevuto un simpatico imprimatur dei vertici federali: “spero tu venga pizzicato da una medusa”.

Non é successo.
In compenso, il sole e il mare mi hanno aiutato a riflettere, assieme all'assenza di troppi contatti non dico con il Continente, ma anche con la più vicina Sicilia.
Ho riflettuto e ho visto: un baseball italiano che mi lascia perplesso. A dire poco, perplesso.

Tecnicamente, l'Olanda ci spalma su un panino e ci mangia. Da anni, ormai. E l'Olanda gioca con squadre composte da giocatori di scuola olandese in larga parte. Cosa che i nostri tulipani producono in misura massiccia nonostante la presenza degli antillani, i loro 'oriundi'.
Sapete cosa succede in Olanda, che qui non succede? Che si lavora per sviluppare i giocatori.
Gli olandesi son più bravi di noi, c'é poco da fare. Se no non si spiega come fanno a batterci. La loro base di partenza é circa un settimo della nostra e da loro il calcio e la pallavolo rubano atleti tanto come da noi. La differenza é proprio data da come si lavora per il baseball.

Da noi ho notato, girando per l'Italia, che si stanno creando 3 preoccupanti corporazioni: i tecnici, i giocatori e i dirigenti. Se ci fossero giornalisti che si occupano di baseball, forse ci sarebbe anche la quarta, ma per il momento siamo troppo pochi.

I giocatori si suddividono in 'oriundi' e 'italiani', con gli italiani preoccupati del fatto che gli oriundi rubano il posto. Ad accomunare spesso tutti i giocatori é la (poco) simpatica abitudine di sputare nel piatto dove mangiano (il baseball italiano). L'oriundo standard lamenta “ah, se fossi rimasto a giocare in Independent League”, l'italiano piange le estati e le ferie che perde per giocare.
Sarà, ma l'unica differenziazione che io sono abituato a fare trai giocatori é: giocatore buono e giocatore meno buono.

I tecnici si dividono in quelli che lavorano, quelli che lavorano e parlano (forse troppo) e quelli che non lavorano e parlano (sicuramente troppo). Una cosa non capisco dei tecnici: perché ce l'hanno con i pochi di loro che fanno di mestiere gli allenatori. Io ammiro chi dedica tutto il suo tempo libero al baseball (io non lo farei, lo ammetto), ma non farei nemmeno un vanto di questo fatto.
Io sogno un mondo in cui gli allenatori sono professionisti, almeno al massimo livello. Come si può sperare di far crescere buoni giocatori se non si ha al loro fianco personale preparato, che conosce le tecniche per sviluppare il talento?
A parte il fatto che il talento ci deve essere e, anche qui, serve gente preparata per scoprirlo.
Noi in Italia abbiamo i peggiori esterni del mondo. Anche perché siamo il paese del 'bambino grasso all'esterno destro', perché gli atleti potenzialmente decenti li dobbiamo mettere interbase e lanciatore, perché se non vinciamo la fase provinciale del campionato ragazzi lo sponsor ci dà 3 salami in meno. Sviluppare giocatori? A chi importa?

I dirigenti si dividono in dirigenti/genitori e dirigenti/dirigenti. Io preferisco i secondi, perché la protezione del virgulto spesso fa fare e dire cose sconvenienti. Lo capisco, sia chiaro. Io non ho figli, ma sto segretamente allenando mio nipote di 4 anni, nella speranza che arrivi dove io sono giunto solo da…spettatore. Però, un bel dirigente che fa il dirigente per passione dello sport mi piace di più. Non é che si debba fare tutto per un tornaconto, nella vita.

Gli olandesi fanno tutto per un tornaconto. Ma almeno lo dicono. Anche loro hanno i dirigenti/genitori, ma li mettono nelle condizioni di non nuocere. E, siamo sempre lì, sviluppano buoni giocatori.
Indomma, lo devo dire: forse l'unica cosa che ci resta da fare é copiare il loro modello.
Provocatorio? Certo che sì!

Sull'argomento ho riflettuto abbastanza. Comunque, chiunque ha qualcosa da dirmi non ha che da scrivermi.
Dibattiamo, discutiamo, confrontiamoci: non siamo (o almeno non siamo più) la Bulgaria dello sport italiano.

A proposito di itinerare, prima di assentarmi ho seguito la Nazionale a Piacenza. Anzi, le Nazionali.
Stadio pieno, inno italiano ascoltato tutti in piedi commossi, gadget azzurri in vendita: ma era proprio baseball?
Non é passato troppo tempo da quando le esibizioni amichevoli delle nazionali erano segrete. Ma, grazie al cielo, quell'epoca é proprio finita.

Da venerdì si torna in viaggio per il girone di ritorno, che si annuncia interessante. Perché, nonostante tutti i tentativi fatti nello scorso decennio per ucciderlo, il Campionato Italiano é vivo. E promette spettacolo.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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