Giornalisti: in piedi!

Riveriti in Occidenti, qui siamo trattati da osservatori. Cronaca di una serata di gala

Ero sul treno che da Chia-Yi mi riportava a Taipei quando il Presidente Notari mi comunicava l'opportunita' di essere alla Festa di Gala del Mondiale, in programma al lussuoso 'Grand Hotel', struttura ricavata dalla ex residenza del leader Chang-Kai-Chek.
Preso il mio taxi, mi sono presentato con 5 minuti di strategico ritardo (ne va del mio onore, ad essere puntuale ad un appuntamento…) e un po' preoccupato perche' dall'Italia non mi sono portato nessun abito buono per l'occasione.
La preoccupazione e' pero' svanita subito: dentro alla grande sala da ballo dell'Hotel ho cominciato ad incrociare i giocatori delle varie squadre in tuta da riposo e i colleghi, prevalentemente cinesi o comunque asiatici, assolutamente casual.
La cosa splendida, e' che i giornalisti qui sono stati confinati in fondo alla sala, in piedi. In fondo, devono 'osservare' e non partecipare. Una lezione, anche concettualmente, molto salutare

. La serata era organizzata dal Ministero per gli Affari Culturali di Taiwan e consisteva in una serie di numeri artistici legati al folclore locale e in un luculliano buffet.
Abbiamo visto, capendola fino li' per la verita', la “lion dance” di Taiwan (secondo un comunicato che sto diligentemente copiando: “simboleggia il fatto che il Mondiale non e' solo un evento ma anche una festa”), le evoluzioni acrobatiche chiamate “magic diabolo” (testuale), danza popolare e ascoltato musica 'nankuan' e canti aborigeni.
Interessante, anche se magari non troppo divertente, per i nostri standard.
I giocatori si sono divertiti molto di piu' quando sul palco e' salito un gruppo pop con tanto di cantante 'ambiguo' e coriste…come dire…estremamente piccanti.
Le signorine, come avrete capito “generosamente svestite”, hanno letteralmente fatto esplodere l'anima latina dei giocatori del Nicaragua e della Repubblica Dominicana.
Gli altri latini…latitavano. I nostri erano timidi, i francesi erano gia' partiti e i cubani sono latini fino li' e poi avevano i vari esponenti della nomenklatura che li guardavano con l'aria di “glielo dico io, a casa…”.
Nicaragueni (soprattutto) e dominicani hanno invece dato soddisfazione, salendo sul palco e ballando 'lambada' e 'merengue'.
La cosa si e' fatta talmente calda che il cantante 'ambiguo' ha detto al microfono “don't touch and don't kiss” (niente baci e non si tocca).
Da parte mia, ho osservato. In mezzo a tutti i giocatori in divisa ero gia' meno idolo che a Kaohsiung, cosi' mi sono limitato a scambiare quattro chiacchiere con vecchi e nuovi amici.

Come a Bonn, ai componenti della comitiva azzurra a vedermi da solo gli viene il senso di colpa. Cosi' adesso vogliono tutti offrirmi dei passaggi.
Per tornare dal Grand Hotel al mio Fortuna non c'erano problemi: avevo gia' pronto il mio bigliettino da far vedere al taxista che mi avrebbe portato (al costo di 5 o 6.000 lire) in albergo. Invece no. Sono stato convinto a salire sul pullman della nostra Nazionale. Un pullman per nani, fra l'altro, perche' mi devo essere inzuccato 250 volte e letteralmente non riuscivo a entrare nel sedile. Assunta cosi' una posizione da contorsionista, ho seguito alcune sequenze di un film demenziale con Jim Carey (“Scemo e piu' scemo”, credo si intitoli) e ho visto l'insegna del mio Hotel. Beh, ragazzi, adesso vi saluto, pensavo. E invece no. Di farmi scendere, non se ne e' parlato, cosi' sono arrivato fino all'albergo della Nazionale e da li' ho ripreso il taxi. Al costo delle solite 5 o 6.000 lire.

Mi piaceva piu' il sud dell'isola. Sara' che la' ero un idolo equi invece no (almeno non ancora), sara' per Taipei, che e' una citta' enorme e che ancora non capisco come abbiano strutturata.
Oggi, ad esempio, mi sono diretto allo stadio di Shin Chuang (se non si scrive cosi', sappiate comunque che e' “l'altro” di Taipei) e in Taxi abbiamo fatto un sacco di strada, senza che io abbia percepito in che direzione.
E poi c'e' brutto tempo. Addirittura, sulle montagne al centro dell'isola ieri e' nevicato.
I cinesi infatti vanno in giro in giacca a vento e cappotto. esagerati, perche' comunque la minima e' stata di 15 gradi, pero' dimostra chiaramente come per loro questa sia la stagione invernale.

Ho ritrovato il consenso del mio amico per il quale sto svolgendo il servizio di consulenza sentimentale. Ieri per la verita' mi aveva spedito un messaggio inquietante che lasciava presagire il peggio. Poi pero' e' arrivato un messaggio telematico dell'oggetto del suo
desiderio che ha rimesso le cose a poste. Com'e' variabile, eh, l'umore degli innamorati?

C'e' grande attesa qui per l'inizio delle finali del Mondiale. Tra 5 minuti Cuba sfida la Repubblica Dominicana e alle 18 ci sara' il solito delirio di Taiwan, questa volta contro l'Olanda. Per l'isola e' la definitiva riabilitazione dopo lo scandalo delle scommesse che nel 1997 aveva rischiato di cancellare il baseball come sport in questa parte dell'Asia. Lo slogan e': Il Mondiale ci ha portato baseball puro come quello che si gioca a Copperstown.
Devo ammettere che mi onora, farne parte.
Ci ritroviamo per la cronaca dei quarti di finale.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1196 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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