Ritorno a Taipei

La fase finale del Mondiale si gioca tutta nella capitale dell'isola

Anche del trombone, mi ha dato.
Intendo il mio amico per conto del quale sto svolgendo un servizio di consulenza sentimentale via 'sms' su scala intercontinentale. Perche', come vi avevo anticipato, ormai piu' che chiedermi consigli mi scrive per criticarmi.
Sembra abbia trovato troppo seriosa la mia filippica sull'uso dell'espressione “Non si puo'”. E troppo lungo il diario di ieri. Ne prendo atto. Secondo me, pero', le sue sono rappresaglie contro le mie ultime prese di posizione al riguardo del comportamento dell'oggetto del suo desiderio. Ah, “non si e' piaciuto” nemmeno nella parte a lui dedicata ieri.

Ricevo anche qualche e-mail minatoria di persone che si lamentano perche' non ho risposto. In realta', ho risposto a tutti. Se poi il 'provider' a cui mi sono affidato ha fatto dei danni, non e' colpa mia. Vi ho tutti nel cuore, comunque.

Sto veleggiando verso Taipei, dove da domani si gioca la fase finale. Purtroppo non potro' fisicamente vedere tutte le partite: mi dovro' limitare a 2 gare dei quarti, una semifinale e le 2 finali. Una bella scorpacciata, dite? Ma chissa' quando mi ricapita baseball a questo livello dal vivo…
Per le finali si e' intanto scatenata la caccia al biglietto. Ad acquistarli in prevendita ad inizio torneo i posti migliori costavano circa 500 dollari di Taiwan (35.000 onestissime lire) ma ora si va dagli 800 in su e il prezzo e' destinato a salire.
Sostengono i giornali locali che, benche' il Mondiale abbia fatto rinascere a Taiwan la “Febbre del Baseball”, cio' che e' piu' rilevante non sono tanto le partite, quanto le scommesse che circolano sulle partite stesse. Pare che ci sia qualche book maker che non vuole sentire parlare di Italia, visto che l'aveva data per qualificata e ci ha rimesso un patrimonio. Per la stampa dell'isola l'Italia, al pari del Nicaragua, rappresenta una delusione, perche' nel '98 si qualifico' per le semifinali, qui ha fallito anche l'appuntamento tra le prime 8. Per considerazioni tecniche, vi rimando al Punto di oggi.

Lascio il sud dell'isola di Formosa con molti bei ricordi. L'ultimo e' la citta' di Chia-Yi, che e' fin qui il luogo decisamente piu' particolare che ho visto qui a Taiwan.
L'albergo China Trust prenotatomi dai miei amici dell'Ufficio Stampa di Kaohsiung (che non leggeranno mai queste note, ma voglio ringraziare lo stesso) e' meno lussuoso del Linden di Kaohsiung o del Fortuna di Taipei, ma ha il vantaggio di essere proprio in mezzo al centro animatissimo della citta'.
Sto imparando che una caratteristica delle citta' cinesi e' il “Night Market”. Frequentarne uno vale certamente la pena. Un po' perche' sarete gli unici occidentali a farlo e soprattutto perche' vedrete un modo di approcciarsi alla compra vendita veramente unico.
L'unica cosa moderatamente orrenda del mercato notturno e' il cibo che viene venduto sulle bancarelle. Ho individuato seppie essiccate, tentacoli di polipo, piedi di pollo e teste di airone. Non sto affatto facendo del terrorismo alimentare: vendono davvero questa roba, che i cinesi sgranocchiano di gusto. Io, ovviamente, non ho nessuna intenzione di farlo, perche' non mi risulta di essere colpevole di omicidio o reati di pari gravita' e non vedo perche' dovrei condannarmi a morte nel fiore degli anni! Mangiare fuori dall'albergo, o dai ristoranti internazionali, resta un bel problema. Avevo pensato di orientarmi sulle loro zuppette. Ma, a parte il fatto che le mangiano coi bastoncini (e se ci pensate, capirete che bisogna essere dei bei fenomeni per riuscirci), emanano degli odori veramente inqualificabili. Una inalazione di quegli odori alla mattina e una a meta' giornata, secondo me, farebbero passare l'appetito a chiunque. Altro che Lipopil o anfetamine! Vediamo se la 'Weight's Watchers' mi compra il brevetto….
Tornando alle mie personali scelte, vi bastera' che vi dica cosa ho trovato famigliare, per comprendere il mio disagio: il 'Doener Kebab' mediorientale. Mica tortelli di erbette o prosciutto e formaggio, carne di montone (e speriamo fosse montone) che gira su uno spiedo.
Per fare qualcosa di occidentale, sono entrato in un pub che esponeva orgoglioso la bandiera americana. Una cameriera mi ha accompagnato al tavolo e mi ha mostrato un simpatico menu tutto in cinese. Panico! Per fortuna 3 dirigenti d'azienda di mezza eta' stavano bevendo birra ad un tavolo a fianco, cosi' non ho fatto altro che indicare.
Qui i locali si dividono in 'talking' e 'music' pubs. Nei primi ci si siede per fare 2 chiacchiere. O, secondo una moda importata da Hong Kong, per attaccare bottone con le ragazze sole (che spesso sono, come dire, venalmente disponibili). Nei secondi si va per ascoltare la musica e ballare. O, secondo una moda comune a tutto il mondo, per attaccare bottone con le ragazze sole.
Vi confessero' che il ricordo piu' vivido che portero' a casa dalla Cina e' proprio l'avvenenza delle cinesi, che non mi aspettavo assolutamente. Qualcuno, a margine di questi ripetuti apprezzamenti, mi ha fatto notare che mia moglie legge il diario. Ma anche lei lo sa, che can che abbaia non morde…

Ieri a Chia-Yi dopo Italia-Nicaragua mi hanno smontato la sala stampa a tradimento. Sul serio: dopo le interviste sono rientrato per scrivere e i computer erano stati tutti imballati. “We are sorry” mi hanno detto i vari volontari che gestivano l'ufficio e si stavano disputando una serie di 'gadget' (devo dire, assolutamente ambiti) della nazionale azzurra. Cosi' sono dovuto tornare in albergo e far riaprire il 'business center' con una faccia tosta assolutamente unica. Inferiore, comunque, a quella del catcher del Nicaragua Vallejos (uno che alla domanda 'quanti figli hai' risponde con uno strepitoso 'vari') che e' riuscito a convincere le addette alla reception che, se addebitavano l'uso del compuer a me, lui poteva anche mandare un 'correo electronico' (che e' onestamente piu' bello come definizione di e-mail) senza pagare. Ha creato tanta confusione, che alla fine non hanno fatto pagare neanche me.

Ho scoperto, leggendo i giornali di oggi, che le prime 5 cariche Istituzionali di Taiwan non possono ottenere il visto d'entrata nei Paesi dell'Unione Europea. Bella storia. Anche perche' e' saltata fuori in occasione di un premio conferito al Presidente di Taiwan e che la moglie e' andata a ritirare a Strasburgo in sua vece.
Un'ultima notizia di cronaca: hanno beccato a Kaohsiung un trafficante di droga del 'triangolo d'oro'. Aveva un bel 60 chili di eroina. Se non ricordo male i cartelli all'aeroporto, lo aspetta la forca. Forse non e' un posto tranquillo come sembra, questa isola tropicale.

Informazioni su Riccardo Schiroli 1195 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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