Una probabilità su mille miliardi

Curioso episodio nel ritiro dei Giants. Interviste esclusive a Dave Righetti e Robb Nen.

Sono arrivata presto allo stadio per realizzare altre interviste. Così, appena sono entrata nello spogliatoio, mi sono imbattuta nello staff che stava impacchettando il materiale dei giocatori per il viaggio di ritorno. Usano grosse borse di plastica e le chiudono con nastro adesivo bianco da sala operatoria, lo stesso che viene utilizzato dai preparatori atletici. Con un pennarello scrivono il nome del giocatore sulla singola busta. Non è un gran bel bagaglio, ma è funzionale!
C’è una strana atmosfera questa mattina. Sembra che tutti aspettino che succeda qualcosa. I giocatori di origine latina sono molto carichi e si urlano l’un l’altro da una parte all’altra della stanza. Altri giocatori stanno provando lo swing. Le risate riempiono la stanza.
C’è tantissima roba da impacchettare. Lo staff compie questa operazione ad ogni trasferta. E’ incredibile quanto materiale usano. ‘Murph’ (il ‘capo’ dello staff, n.d.t.) fa sembrare tutto così semplice, ma provate ad immaginarvi cosa può voler dire spostare 40 persone…mmm, sento odore di frittelle….
Ci sono i venditori delle aziende fornitrici di materiale da baseball. I giocatori usano abitualmente materiale che gli viene fornito gratuitamente. I rappresentanti hanno portato modelli nuovi, così che gli atleti li possano provare di persona. I costruttori di mazze offrono diversi modelli. Di solito incidono il nome del giocatore sulla mazza, o stampandolo o riproducendo la sua firma.
Sopra ogni armadietto c’è una targa con il nome del giocatore. Sono disposti nell’ordine stabilito dai numeri che i giocatori portano sulla casacca. Alcuni dei ragazzi hanno attaccato una loro figurina sulla targa. Le mazze invece sono sistemate in lunghi contenitori sopra l’armadietto…ooops, si sono scordati di mettere il burro sulla piastra, temo che queste frittelle siano andate bruciate. Addio colazione, per qualcuno…

Ieri i Giants hanno giocato a Phoenix con gli Arizona DIAMONDBACKS. Lanciava Randy Johnson e contro di lui l’esterno dei Giants Calvin Murray ha avuto il turno alla battuta che non dimenticherà mai.
Johnson ha lanciato e, prima che Calvin potesse girare la mazza, un uccellino si è trovato sulla traiettoria e la palla l’ha colpito. L’uccellino è caduto a terra, mentre volavano piume dappertutto. Il volatile non era l’unico senza parole: quante sono le probabilità che succeda una cosa del genere? Una su mille miliardi? Non c’è niente da fare, ad ogni partita a cui vai può succedere qualcosa di nuovo!

All’inizio della riunione della squadra esco e mi sistemo nel ‘dug out’. Il personale del campo sta tracciando le righe lungo le linee di ‘foul’. Oggi è una giornata meravigliosa. Non c’è nemmeno troppo caldo, dovrebbe essere un clima ottimo per la partita.
Appena i giocatori iniziano il BP, dopo il solito riscaldamento, mi sistemo vicina alla ‘gabbia’ per osservare i diversi gruppi di giocatori impegnati nell’allenamento di battuta. Poi mi avvicino al ‘pitching coach’ dei Giants Dave Righetti (ex ‘star’ degli Yankees, n.d.t.) e al loro ‘hitting coach’ Gene Clines.
Chiedo a Dave che consigli darebbe ad una ragazzo che vuole diventare lanciatore: Procuratevi dei video sul lancio, specialmente quelli realizzati da giocatori che hanno avuto una lunga carriera senza infortuni. Procuratevi registrazioni di vecchie partite e studiate quel che accade. I giovani non dovrebbero tirare lanci ‘ad effetto’. La pallina è troppo grande per le loro mani e va a finire che la impugnano nella maniera sbagliata. Devono usare più di due dita, il che li porta a fare troppo sforzo con il gomito. Basta provare a lanciare con una palla di dimensioni troppo grandi o troppo piccole: fa subito male il braccio. Succede, che un lanciatore abbia male al braccio, ma non per questo si deve far di tutto per provare dolore!.
Righetti, un consiglio per chi allena i ragazzini: Non siate un allenatore-baby sitter. Lavorate davvero con i bambini. Prima viene il bambino, poi la vittoria. Sfortunatamente a livello giovanile i migliori vengono usati parecchio e a volte questo è causa di infortuni. Gli allenatori vogliono vincere e se hanno uno bravo lo fanno giocare il più possibile.
E’ un po’ come allo ‘Spring Training’. Non siamo qui per vincere, ma per aiutare i giovani a migliorare. Certo, vorrei vincere sempre anche qui, ma la stagione è lunga e anche i migliori devono riposare, ogni tanto
.
Qualche altro consiglio per chi allena le giovanili? Insegnate ai ragazzini le basi del gioco. Insegnategli il tiro, la coordinazione e l’equilibrio, a usare la parte superiore del corpo. Ai lanciatori, insegnate anche le tecniche di difesa, come ad esempio la copertura della prima base.
Dave si è congedato spiegandomi che i suoi nonni sono emigrati in America dall’Italia del nord e che erano originari della Svizzera di lingua Italiana. Suo padre è nato a San Francisco, che è la città natale dello stesso Dave.
Mi sono poi rivolta al preparatore dei battitori dei Giants Gene Clines, al quale ho chiesto di spiegarmi qual è la sua idea per fare di un bambino un buon battitore: Io personalmente lavoro sull’individuo. Parto dal presupposto che noi tutti abbiamo uno ‘swing’ naturale, ma ci sono tecniche di base che vanno comunque imparate. Ricordiamoci che nessuno gira allo stesso modo, quindi non esiste lo ‘swing perfetto’. Con i professionisti devo dire che la parte più dura del lavoro è convincere un giocatore in crisi, in preda al cosiddetto ‘slump’, a lavorare sulle cose che deve migliorare. Quando un battitore è in serie negativa, se la prende soprattutto con se stesso e si deprime.
Come dire, che il tuo lavoro ha aspetti diversi…Beh, io sono qualcosa in più di un allenatore per i ragazzi. Sono un amico, il loro psicologo e, diciamolo, a volte il loro baby sitter. Oltretutto, qui nella ‘National League’ tutta la squadra lavora con me, perché anche i lanciatori battono!.
Approfitto del fatto che oggi lo spogliatoio è davvero affollato per parlare con altri componenti dello staff dei Giants. Mi rivolgo a Jim Davenport (il padre di Gary, coach del Nettuno, n.d.t.), che ha giocato nei Giants, ne è stato coach e oggi lavora per loro come ‘scout’. Gli ho chiesto qual è esattamente il ruolo di uno scout in una organizzazione: Durante lo ‘Spring Training’ ho seguito 4 squadre: oltre ai Giants, gli ANGELS, i MARINERS e gli A’S. Su ogni giocatore ho scritto una relazione e l’ho consegnata al ‘general manager’ dei Giants Brian Sabean.
Gli ho chiesto di spiegare il contenuto delle sue relazioni: Ho dei criteri pre stabiliti per giudicare ogni giocatore. Ad esempio, scrivo se stanno bene, se sono in buoni rapporti con l’organizzazione per cui giocano, la velocità dei loro lanci e la loro disponibilità ad essere ceduti. L’ultima parte è dedicata ai giovani promettenti. Le informazioni che io do vanno in archivio e risultano utili quando ci si deve muovere sul mercato. In realtà, il signor Sabean si riunisce con noi scout all’inizio della stagione e ci spiega quali sono i ruoli nei quali i Giants hanno bisogno di migliorare. Quindi, noi sappiamo già che giocatori osservare con più attenzione.
Dopo tanti anni nel baseball, cosa le fa ancora amare questo sport? Amo il lavoro che faccio. Lavoro duro, ma l’organizzazione dei Giants è stata molto buona con me. Il mio è un lavoro molto interessante.
Mi avvicino al ‘closer’ dei Giants Robb Nen, un lanciatore stupefacente, che lancia veramente ‘le fiamme’. A lui chiedo cosa significa essere un ‘closer’: Guarda, io non sono molto interessato all’inizio della partita. Verso il quinto inning vado negli spogliatoi e inizio a scaldare il braccio. Al settimo o all’ottavo entro in campo e inizio a fare lanci di riscaldamento ed è allora che inizio a guardare la partita e a interessarmi a chi potrei affrontare.
Come sei diventato un ‘closer’? Per la verità, la mia carriera era iniziata come ‘partente’. Poi è successo che ci sono stati degli infortuni e mi hanno chiesto di chiudere qualche partita. E’ stato un caso. Non ho fatto niente per diventare un ‘closer’.
Il tuo è un ruolo da specialista. Immagino tu segua una preparazione particolare: Tutti i giorni faccio dei tiri lunghi. Per tenere la spalla in forma uso dei pesi da 5 libbre (2.5 chili, n.d.t.). Poi faccio degli esercizi per il polso. Io non posso permettermi di allenarmi molto, rischierei di essere stanco il giorno dopo. Pensa che mi è anche successo di lanciare in 6 partite nella stessa settimana!.
Robb ha vinto le ‘World Series’ del 1997 con i MARLINS. Come ci si sente quando si diventa ‘Campioni del Mondo’? E’ stato molto eccitante. Credo che non lo scorderò mai. Un giocatore lo sogna tutta la vita e io sono stato così fortunato da poterlo raccontare.

Finite le interviste, e dopo un boccone in sala stampa, mi sono andata a sedere al mio posto. Oggi è una partita importante. Ci sono tutti i cronisti dei Giants e la partita va in diretta a Chicago sulla rete locale della Fox.
Per i Giants lancia Livan Hernandez, per i WHITE SOX di Chicago Mike Buehrle.
Al terzo, sull’ 1-0 per Chicago, Marvin Bernard ruba la terza, ma Barry Bonds non riesce a portarlo a casa.
Al quinto i Giants pareggiano: 1-1. Vuoi vedere che questa volta andiamo agli ‘extra-inning’?
E’ il sesto e Doug Mirabelli ne ha appena spedita una dietro l’esterno centro. Eccolo che scivola…un triplo! E il risultato è 3-2 per gli ChiSox.
Fine dell’ottavo. Ragazzi, il ‘rilievo’ dei Giants Felix Rodriguez tira roba bollente! E’ un grande! Ne ha appena fatti fuori 3 in fila lanciando il fuoco!
Batte Jalal Leach, che è di ‘Marine County’, dove vivo io. Rimbalzante al centro, out facile. Armando Rios, volata al centro, altro out. Felipe Crespo, stessa roba…tutto facile per i White Sox.
Al nono va in pedana proprio Robb Nen. Ha qualche problema a rilasciare la pallina, perché diversi lanci finiscono per terra. OK, ha messo due battitori al piatto…ha preso il ritmo giusto! Quando lancia, fa una specie di grugnito. Ci mette tutto se stesso in ogni lancio. Va bene, siamo alla fine del nono.
2 fuori, un uomo in prima, Bobby Estalella in battuta. Lo passano in base. Il ‘pitching coach’ degli ChiSox va sul monte per parlare con il lanciatore ed è quel che basta per fargli chiudere la partita. Non c’è fortuna oggi, amici.
I Giants giocheranno altre 2 partite qui in Arizona, prima di tornare a casa. Venerdì 30 marzo hanno in programma l’unica amichevole di quest’anno al ‘Pac Bell Park’, avversario i Seattle Mariners.
Domani tocca anche a me tornare nella mia ‘Marine County’. Devo dire che lasciare l’Arizona mi rende triste. Il soggiorno è stato così bello. Ma c’è una buona notizia: tra una settimana è ‘opening day’!
A domani… (in italiano nel testo, n.d.t.)

traduzione di Riccardo Schiroli

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Informazioni su claire 65 Articoli
Claire Matthew è nata e cresciuta nella 'Marin County', poche miglia a nord di S. Francisco.Da bambina ha osservato a 'Candlestick Park' i vari Willie Mays, Willie Mc Covey e Juan Marishal esibirsi con la maglia dei San Francisco Giants. Così, dalla più tenera età, si è innamorata del baseball e ha iniziato a scambiare figurine con i suoi fratelli Chris e Paul.Successivamente il baseball è diventato una professione. Per 5 anni ha lavorato proprio per i Giants come 'coordinatrice degli eventi promozionali' presso l'ufficio 'vendita biglietti'.Il suo secondo amore sono le gare automobilistiche. Claire è stata coinvolta in competizioni di ogni livello, lavorando per diverse 'scuderie' come addetta alle pubbliche relazioni e alle sponsorizzazioni.Oggi è una libera professionista nel settore delle pubbliche relazioni. Il suo ufficio è a Greenbrae, nella California del nord. E' specializzata nell'organizzare eventi per la raccolta di fondi e nell'ottenere spazi sui media per le organizzazioni coinvolte negli eventi.E' la madre 'single' di Alison (20 anni) e Rhianna (19).

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