Aaron Judge, il bomber dei record col fuoricampo nel destino

L’esterno dei New York Yankees ha realizzato il nuovo record di homer della American League con 62, superando due miti come Babe Ruth e Roger Maris. La bella storia di questo fantastico giocatore con lo sport nel sangue

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Aaron Judge, slugger dei New York Yankees
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Una stagione memorabile. Comunque vadano a finire i play-off, che si preannunciano tra i più avvincenti di sempre. Ma ci arriveremo. Perchè la copertina va inevitabilmente a lui, Aaron Judge. Lo slugger dei New York Yankees ha entusiasmato l’America, perchè negli States di fronte ai super record qualsiasi rivalità scompare d’incanto per lasciar posto all’ammirazione. E lui se l’è guadagnata tutta, battendo 62 fuoricampo e stabilendo il nuovo record dell’American League. Il 20 settembre ha eguagliato sua maestà Babe Ruth a quota 60, il 28 settembre ha raggiunto un mito come Roger Maris a quota 61 e finalmente, dopo una miriade di basi ball e tanta tensione, il 4 ottobre, in casa dei Texas Rangers, ha toccato quota 62. Chapeu.

In molti hanno sperato potesse arrivare anche la ciliegina sulla torta, la Tripla Corona della AL, ma se i 131 Rbi gli hanno fatto vincere anche questa categoria, il 311 di media battuta non è bastato di un niente, superato solo dal 316 di Luis Arraez, un interno dei Minnesota Twins che di homer ne ha battuti solo 8 ma in fatto di valide (173) se la cava eccome.

Un peccato, che però non toglie nulla a questo ragazzone di 2 metri per 130 chili che ha anche una bellissima storia di vita e d’amore alle spalle. Sì, perchè Aaron è stato adottato il giorno della sua nascita da Patty and Wayne Judge, due professori di Linden, California. Lo ha scoperto a undici anni, quando la birazzialità della sua pelle era evidentemente diversa da quella dei genitori. Poco male, perchè quando hai una famiglia vera che ti ama, hai tutto quello che ti serve. E infatti Aaron diventa il classico ragazzo nato per lo sport: alla High School eccelle nel baseball da lanciatore e prima base, nel football americano da wide receiver e pure nel basket da centro, stabilendo record scolastici in ogni disciplina. Poi è il momento delle scelte e la sua ricade sul baseball. Meno male!!!

Nel 2010 viene scelto da Oakland ma sente che è troppo presto e preferisce iscriversi alla California State University di Fresno e giocare con i Bulldogs, che diventano ovviamente una squadra vincente con i suoi numeri da star. E così nel 2013 arriva la chiamata della vita, quella degli Yankees. Eppure il destino sembra metterci lo zampino, perchè un infortunio muscolare lo toglie di scena per tutta la stagione. Nelle Minors debutta nel 2014, si fortifica nel 2015 e nel 2016 è pronto per il grande salto nelle Major. E anche stavolta il destino ci mette lo zampino, ma quello buono, perchè il 13 agosto, contro Tampa Bay, al suo primo turno in battuta della carriera, Judge fa capire cosa ci sarà nel suo futuro: fuoricampo. Nel 2017 ne batte 52 e sembra pronto per spiccare il volo, invece arrivano due stagioni in cui non mantiene le aspettative (27+27), l’anno tormentato del Covid con una miriade di infortuni (8), e un 2021 in cui riprende vigore (39). Arriviamo così ai giorni d’oggi, con gli Yankees che provano in tutti i modi a rinnovargli il contratto in scadenza, arrivando a offrire 213.5 milioni di dollari per sette anni. Ma l’accordo non si chiude e si va al classico compromesso di un anno evitando l’arbitration, Ragazzi, ma sapete cosa vuol dire? Che il signor Aaron Judge, mister 62 fuoricampo, a fine stagione sarà free agent. Prepariamo i popcorn, sarà un inverno a colpi di offerte milionarie.

Intanto però gustiamoci i play-off che si prospettano di gran lunga un grande spettacolo. Intanto con la nuova formula delle wild-card, che ci presenterà quattro serie da tre partite: Cleveland-Tampa Bay, Toronto-Seattle. St.Louis-Philadelphia e New York Mets-San Diego. Ad attendere le vincenti, ci saranno le quattro teste di serie e favorite d’obbligo per le future World Series, da una parte New York Yankees e Houston Astros, dall’altra Los Angeles Dodgers e Atlanta Braves. Saranno proprio queste le finali di lega o ci sarà l’immancabile sorpresa? Tutti pronti a girare la roulette e a tirare la pallina. E non dimentichiamo che ovviamente ci sarà anche lui, Aaron Judge. Buon divertimento!

 

Informazioni su Andrea Perari 158 Articoli
Andrea Perari, 55 anni, è nato a Perugia ma vive a Rimini dal 1977. Sposato con Nicoletta e papà di Filippo, lavora come vice-capo servizio della redazione sportiva del "Corriere Romagna". Ha collaborato anche con "Superbasket", come corrispondente riminese per partite e interviste. La sua carriera nasce però dal batti e corri. Nel 1986, infatti, fresco di maturità scientifica, si occupa della pagina settimanale de "Il Fo" sull'allora Trevi Rimini. Nello stesso anno comincia l'avventura radiofonica, la sua vera passione, con trasmissioni settimanali sul baseball e soprattutto con le radiocronache delle partite interne ed esterne. Nel 1987 sbarca in Romagna la "Gazzetta di Rimini" e da collaboratore esterno per il baseball, Andrea finisce per essere assunto nel 1990 e diventare giornalista professionista nel maggio del 1992. Da allora ha sempre seguito in prima persona il baseball romagnolo per la Gazzetta (fino al fallimento del '93) e per il "Corriere di Rimini" dal 1993 ad oggi. Ha collaborato con "Tutto Baseball", "Baseball International", "Baseball & Softball", "Radio San Marino", "Radio Rimini" e nel 1999 con "Radio Icaro", riportando dopo tanti anni, con l'inseparabile collega e amico Carlo Ravegnani, le dirette radio dei Pirati in occasione della finali scudetto giocate a Nettuno dalla Semenzato. Super (a dir poco) appassionato di baseball americano, ama trascorrere le vacanze negli States o in Canada e ha già all'attivo una ventina di partite viste dal vivo a Toronto, Montreal, New York, Boston, Miami, Tampa Bay, Chicago, Los Angeles, San Diego, San Francisco e Oakland. Ha partecipato per anni al Fantasy Baseball della Cdm con ottimi risultati e...dollari guadagnati, e tra i sogni nel cassetto c'è quello di commentare su tv locali o nazionali le partite delle Major League.