San Marino prenota la rivincita

I titani non vincono dal 2013 e hanno sempre perso le tre precedenti finali contro la Fortitudo

Diego Gasperoni
Il manager di San Marino, Mario Chiarini e il pitching coach Paolo Ceccaroli
© Diego Gasperoni

Ci sono tanti motivi per tornare a vincere. San Marino ha voglia di ricucirsi addosso quello scudetto che manca da sette anni, da quando la squadra di Doriano Bindi riuscì a vincere tre titoli consecutivi, dal 2011 al 2013. E visto che nell’era play-off è stata l’unica a realizzare l’impresa, vincere la finale di quest’anno è un buon motivo per evitare di essere eguagliati dalla Fortitudo. Che tra l’altro è una bestia nera per i titani in finale: tre “Italian Series” giocate tra le due squadre (2005, 2009, 2019) e altrettanti successi dei bolognesi.

L’ambiente sammarinese è carico e spensierato al tempo stesso. Lo dimostra la serata di lunedì quando tutta la squadra si è ritrovata al campo e al momento della premiazione di Federico Celli per la vittoria nella Tripla Corona, oltre a una targa allo slugger riminese sono state consegnate anche tre birre… Corona appunto.

Mario Chiarini avverte la responsabilità del momento, ma le sue parole tendono all’ottimismo. “Il nostro avversario è abituato a giocare le finali e spesso le vince, noi proveremo a interrompere il loro ciclo. Abbiamo il dovere di provarci, giocando il nostro baseball, è difficile giocare contro di noi se riusciamo a mettere in campo tutte le nostre qualità”.

Solbach partente stasera, Maestri domani in casa, poi si vedrà. “Come sempre accade, il rendimento del monte di lancio avrà un ruolo determinante in una serie finale. Non mi sorprenderei se qualche lanciatore tirasse un complete-game sulla distanza di sette inning, così come credo che se la partita andasse lunga, vista l’assenza del tie-break, ci potrebbe essere un corposo utilizzo del bullpen”.

Le condizioni della squadra? “Reginato è in ripresa dopo il problema alla schiena, vediamo se utilizzarlo come esterno o solo da battitore designato, mentre Albanese ha accusato un guaio muscolare al braccio e lo monitoriamo giorno per giorno”.

Carlo Ravegnani
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Carlo Ravegnani, nato a Rimini il 31 gennaio del 1968, ha iniziato la carriera giornalistica a 20 anni nell'allora Gazzetta di Rimini, "sostituita" dal 1993 dall'attuale Corriere Romagna dove lavora come redattore sportivo. Collaboratore per la zona di Rimini del Corriere dello Sport-Stadio, il baseball è stata una componente fondamentale nella sua vita: dapprima tifoso sugli spalti dello Stadio dei Pirati poi giocatore nel mitico Parco Marecchia e poi nel Rimini 86, società che ha fondato assieme a un gruppo di irriducibili amici. Quindi giornalista del batti e corri sulla propria testata e alcune saltuarie collaborazioni con riviste specializzate oltre che radiocronista delle partite dei Pirati assieme all'amico e collega Andrea Perari. Negli ultimi anni è iniziata anche la carriera dirigenziale, con la presidenza (dal 2014) dei Falcons Torre Pedrera. La passione è stata tramandata al figlio Riccardo che gioca lanciatore e prima base negli stessi Falcons.