Giulio Glorioso è volato via

La leggenda del baseball italiano degli anni '50 e '60 si è spento questa notte a Roma. Un ricordo di Baseball.it

Forse un minuto di silenzio che sarà osservato in tutti i campi non basterà. Nella notte si è spento una delle leggende del baseball italiano, Giulio Glorioso. Ci ha lasciati all’età di 84 anni a Roma, la sua città, dove sarà anche celebrato il funerale. Le esequie sono fissate lunedì 22 giugno nel pomeriggio, presso la Chiesa Parrocchiale del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, in via Flaminia 732.
Mister Baseball
, così soprannominato, è stato uno dei simboli dell'epoca in cui il baseball in Italia aveva successo e incuriosiva gli sportivi, ancora divisi tra ciclismo e calcio. Una carriera difficilmente imitabile, tanto da essere il primo italiano in assoluto a varcare l'oceano per andare a frequentare un clinic con la franchigia dei Cleveland Indians. La Lazio come squadra che ha contribuito a rendere grande, ma anche Milano, Roma e il Nettuno per tre anni. Glorioso trascorse tre anni in riva al Tirreno, era il giocatore che spostava veramente gli equilibri ed averlo in squadra significava di fatto vincere. Dal 1963 al 1965 il Nettuno appunto conquistò tre scudetti e finalmente la Coppa dei Campioni nel 1965, vinta il 24 luglio in casa dopo aver sconfitto per 4 a 2 lo Sparta Rotterdam. Partita dove Glorioso sul monte ancora una volta fece la differenza, dando anche il suo contributo in attacco. Poi, come se fosse una missione portata a termine, andò via, un anno a Parma e dal '67 al '72 alla Lazio Baseball, che lo ricorda con questo bellissimo quanto commosso articolo a firma di Giuseppe Sesto , che vi assicuriamo ci ha fatto venire la pelle d'oca.
Anche noi vogliamo fornirvi un ricordo di Gliulio Glorioso. Vi lasciamo con lo stralcio di un'intervista concessaci qualche anno orsono, quando chi scrive curò l'edizione de “I Nove Uomini D'Oro”, un volume sulla storia del Nettuno, e non si poteva prescindere da lui, anche se rimase solamente tre anni al Nettuno. Ciao Giulio, è stato un onore averti conosciuto.

All'epoca era considerato l'ago della bilancia del campionato. Dove c'era lui si vinceva, e infatti puntualmente avvenne dal 1962 al 1965. Giulio Glorioso viene considerato, non a torto, come uno dei migliori giocatori della storia del baseball italiano. Al baseball è ancora legatissimo, visto che fa parte della dirigenza della Lazio Baseball. Gli abbiamo posto qualche domanda. Ma come avvenne la trattativa che portò Glorioso al Nettuno? “Trascorsi due anni a Milano, dove il baseball si giocava sui campi di calcio senza “monte". Mi venne offerta l'opportunità di giocare nel nuovo campo comunale che era in costruzione e anche di allenare il Nettuno, un'ipotesi prospettata dal professor Franco De Vitis, ex segretario generale della Fipab dal 1953 al 1961 e da Carlo Luzi, terza base "azzurro" in forza al Nettuno. Era un'offerta irresistibile…”.

Che differenza c'era tra il giocare a Roma, in una metropoli dove il baseball passava quasi inosservato, in una cittadina dove rappresentava praticamente tutto? “La differenza tra Roma e Nettuno l'ha sempre fatta e la fa ancora il calore del pubblico nettunese.Nonostante prima mi vedevano come un avversario, quasi un nemico, venni accolto con il rispetto dovuto al nuovo allenatore e sempre con il massimo impegno sul campo”.

Cosa ricorda della sua prima partita con la maglia del Nettuno? “Non sono certo che fosse la prima partita, ma del 1963, il mio primo anno al Nettuno, ricordo molto bene l'incontro a Milano con l'Europhon campione d'Italia del 1961 e 62 (che veniva da due anni in cui aveva chiuso imbattuta, nda). Una bella vittoria per il Nettuno e mia personale nella scommessa con Gigi Cameroni, partner in azzurro dagli Europei '58 e poi con l'Europhon”.

C'era un ingaggio vero e proprio dal Nettuno Baseball, oppure riceveva solamente un semplice rimborso spese? “Ricevevo un rimborso spese e quello che più contava avevo la fiducia del principe Steno Borghese guadagnata dal 1952 come "azzurro" e poi come "capitano" della nazionale, in campo e nei rapporti con il baseball americano”.

Qual è il compagno di squadra del Nettuno che ricorda di più? E con la quale magari ancora è in contatto? “Carlo Tagliaboschi, come avversario e come compagno di squadra, in "azzurro" e con i colori della Lazio 1967. Rivedo ancora il suo magnifico duello con le Furie Rosse agli Europei 1955 a Barcellona, chiuso 0-0 per oscurità, e ricordo il suo apporto al ritorno della Lazio in Serie A nel 1967, al quale diede un validissimo contributo come coach anche Mariano Casaldi, un altro lanciatore "azzurro" nettunese campione d'Europa 1954”.

C'è un aneddoto particolare, magari divertente, di quel periodo col Nettuno? “Era il 1964, semifinale Coppa dei Campioni a Neuostheim. Partita tiratissima, a ranghi ridotti e senza americani contro il Mannheim di Claus Helmig. Il sostegno corale di un gruppo di operai meridionali per i campioni d'Italia di uno sport a loro "sconosciuto". Vinse il Nettuno al 17° inning. Loro e noi, davvero "fratelli d'Italia", eravamo tutti commossi. I nostri avversari tedeschi e americani molto meno”.

Perché poi alla fine decise di andare via dal Nettuno? “Ero stato ad un camp dei Cincinnati Reds in Florida, come chaperon di Alberto Rinaldi. Al rientro dagli Stati Uniti dovetti far restituire la divisa a Carlo Tagliasboschi, "tagliato" all'insaputa del principe Borghese e senza che io ne fossi informato. Un capolavoro, proprio alla vigilia del passaggio ai doppi incontri domenicali del campionato di Serie A”.

Torna spesso a Nettuno? “Non molto, di solito per accompagnare le giovanili della Lazio. Ma seguo con simpatia il Nettuno – in particolare Giuseppe Mazzanti – e mi auguro che la "Città del Baseball" non si arrocchi nella sua "franchigia" Ibl ma guardi anche oltremare e oltralpe. A Barcellona, Rotterdam, Regensburg, Parigi, Praga… Sulla via tracciata dal principe Borghese, fondatore della federazione europea”.

Informazioni su Mauro Cugola 545 Articoli
Nato tre giorni prima del Natale del 1975, Mauro è laureato in Economia alla "Sapienza" di Roma, ma si fa chiamare "dottore" solo da chi gli sta realmente antipatico... Oltre a una lunga carriera giornalistica a livello locale e nazionale iniziata nel 1993, è anche un appassionato di sport "minori" come il rugby (ha giocato per tanti anni in serie C), lo slow pitch che pratica quando il tempo glielo permette, la corsa e il ciclismo. Cosa pensa del baseball ? "È una magica verità cosmica", come diceva Susan Sarandon, "ma con gli occhiali secondo me si arbitra male". La prima partita l'ha vista a quattro mesi di vita dalla carrozzina al vecchio stadio di Nettuno. Era la primavera del '76. E' cresciuto praticamente dentro il vecchio "Comunale" e, come ogni nettunese vero, il baseball ce l'ha nel sangue.

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