Come scoprire una combine: i "Black Sox" nella fiction

Negli ultimi capitoli di "The Celebrant" il romanzo di Greenberg (1983) viene ricreato lo scandalo dei "Black Sox" del 1919. E nella fiction il grande Mathewson spiega come scoprire se una partita è stata "venduta"

Dalla fine dell'Ottocento alla Prima Guerra Mondiale negli Stati Uniti il baseball era diventato non solo un passatempo, ma un fenomeno sociale ed economico di enormi dimensioni. L'apparizione e il consolidamento delle Major Leagues, la costruzione di nuovi e grandi stadi, l'auge del giornalismo sportivo, l'estrema popolarità dei migliori atleti, l'incremento dei compensi di giocatori e allenatori erano tutti elementi di un meccanismo commerciale su grande scala che generava entusiasmo e ricchezza. Già allora le partite in trasferta in città distanti venivano seguite attraverso grandi tabelloni approntati in pub e teatri, con degli addetti che ricevevano per telefono, lancio dopo lancio, la cronaca di quanto succedeva sul campo. I tabelloni rappresentavano un diamante, e gli addetti riproducevano su di essi davanti a centinaia di tifosi le azioni della partita muovendo delle pedine che rappresentavano i giocatori. Insomma, una specie di Game Tracker ante litteram!

Ma ben presto l'esplosione del baseball professionistico cominciò a mostrare i propri limiti con l'intrusione di scommettitori professionisti che puntavano ad alterare i risultati delle partite a proprio beneficio. È questa la cornice in cui si svolse il cosiddetto scandalo dei Black Sox che viene ricreato nei capitoli finali di The Celebrant. Il protagonista, il giovane designer di gioielli Yakov (Jack) Kapinsky ascolta incredulo le notizie di grandi puntate sui campioni della National League, i Cincinnati Reds, contro i favoritissimi Chicago White Sox dell'American League in occasione delle World Series del 1919. E, a quanto sembra, anche suo fratello Eli ha scommesso grosse somme sulla partita mettendo a repentaglio la stabilità economica dell'impresa famigliare.

Sugli spalti Jack scorge il suo idolo, il grande pitcher Mathewson, ritiratosi da poco dal baseball giocato, che segue con attenzione la partite redigendo lo score. Durante la prima partita il lead-off dei Reds viene subito colpito al primo lancio dal pitcher dei White Sox, Cicotte. Per Jack quello è il segnale che la partita è truccata, il modo in cui il venduto Cicotte comunica formalmente agli scommettitori che stanno seguendo l'incontro in tutto il Paese che i giocatori di Chicago hanno accettato la combine. Sul suo score Mathewson ha segnato in rosso le azioni sospette e dopo la partita Jack  e il giornalista sportivo Fullerton (che fu anche nella realtà chi con le sue indagini fece scoppiare lo scandalo) analizzano la trascrizione delle partite per capire come i White Sox abbiano perso intenzionalmente senza dare nell'occhio:

"Prima partita, quarto inning", disse Fullerton, "corridore in prima, rimbalzante su Cicotte. È una doppia eliminazione facile se la giochi bene, ma non è andata così. Cicotte ha tirato in seconda fuori bersaglio. Hanno fatto l'out in seconda, ma si sono persi l'uomo in prima". L'azione sul foglio era cerchiata in rosso. "Cicotte è saltato e ha perso tempo inutilmente sul lancio. Sembrava come se volesse essere sicuro, ma sicuro di che? A Matty non è piaciuto. Poi c'è la battuta seguente, un singolo sull'interbase. Risberg ha fatto subito un passo indietro.In questi  Matty cita sempre McGraw: ‘È il primo passo all'indietro che ti fa sbagliare'. Poi il singolo sulla destra, con Shano Collins che tira a casa. Era un tiro inutile, solo è servito a far arrivare Wingo in seconda".

"Dappertutto giocate imprecise", dissi io.

"Già, e questi sono i White Sox! E la difesa è il loro forte. Tre cerchi rossi. E ora andiamo alla seconda partita". Voltai la pagina. "Guarda Lefty Williams che lancia nel quarto inning. Lefty è un vero artista del controllo. Quest'anno ha concesso una media di meno di due basi su ball per partita. E qui ce ne sono già tre in un solo inning. E di nuovo c'è un lancio innecessario a casa su una valida da una base che ha permesso a Groh di arrivare in terza. […] Salta la terza partita, lì non c'è niente. Vai a quella di oggi". C'erano cerchi intorno a una giocata del secondo inning e due del quinto, l'ultima sottolineata più volte.

"La base rubata da Risberg?" chiesi. "Secondo inning, giusto?", rispose Fullerton, "Corridori in prima e terza? Con la sua rubata Risberg toglie praticamente la mazza di mano a Schalk. [Ray Schalk era l'unico giocatore dei Sox che era all'oscuro della combine e giocò per vincere]  La prima base ora è libera, danno base intenzionale a Schalk, e con le basi cariche va in battuta Cicotte, che viene lasciato al piatto. Non ha senso. Poi al quinto c'è il tiro in prima sbagliato di Cicotte sul rientrante Duncan. L'importante in una giocata del genere non è fare l'out, ma tenere l'uomo sul sacchetto, se non hai tempo allora è meglio non tirare affatto. E poi c'è quel taglio inutile di Cicotte sul lancio a casa dall'esterno sul singolo di Kopf".

Per il giovane Jack, e per il Paese tutto, la scoperta della combine rappresentò davvero la fine dell'innocenza: quei segni tracciati sulla carta da Mathewson -l'atleta perfetto, il "Christian gentleman" ormai malato e che sarebbe deceduto di lì a pochi anni- parlavano di una finzione, di lanci, battute, azioni di gioco che avevano perso il loro significato originario, quello di competere lealmente contro un avversario, ed erano diventati gesti vòlti a ingannare il pubblico.

Nel romanzo impressiona la precisione con cui sono rievocate le partite dell'epoca, ma d'altra parte per gli aspetti tecnici del gioco e per le vicende dello scandalo e della vita di Mathewson, Greenberg si è documentato sui giornali dell'epoca, oltre a ricorrere alla lettura di Pitching In A Pinch (il libro scritto dallo stesso Mathewson, di cui abbiamo parlato qualche tempo fa) e di Eight Men Out, il libro inchiesta sulla combine dei Black Sox pubblicato nel 1963 da Eliot Asinof.

Ma c'è un ultimo aspetto della romanzo di Greenberg per cui varrà la pena soffermarci ancora un po' sulle sue pagine: Jack e i suoi fratelli sono immigranti ebrei, e il baseball rappresentò per loro e per le minoranze etniche un eccezionale veicolo di integrazione nella società americana. Di come questa tematica è riflessa in The Celebrant, parleremo nel nostro prossimo appuntamento.

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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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