IBL a sette squadre? Meglio unirla alla serie A

Il baseball sta diventando uno sport contro natura in cui nessuno vuole fare la prima serie. Dal '98 a oggi tra rinunce e meteore restano solo le solite big. Ma un campionato con un numero di squadre così ridotto è un "nonsense&quot

Avevamo auspicato un passo indietro, ma non pensavamo fino a questo punto. La IBL del 2013, il campionato di prima serie del baseball italiano, sarà a 7 squadre. Un bel balzo indietro, non c'è dubbio: infatti era dal 1948 – anno della sua prima edizione – che il campionato italiano non aveva così poche squadre. Allora erano cinque, delle quali quattro di Milano. Adesso sono sette, delle quali cinque (ci consentano la forzatura geopolitica gli amici di San Marino) dell'Emilia Romagna. Credo che la notizia non abbia bisogno di commenti. Avevamo detto che un campionato a 8 squadre che durava solo 3 mesi e mezzo era ridicolo, che un torneo che coinvolgeva solo quattro regioni dava un'idea asfittica del movimento, ed eccoci con una prospettiva ancora più minimale.
Ormai siamo all'encefalogramma piatto, ma il timore è che possa succedere anche di peggio: le nostre illuminate società di vertice avranno il coraggio tra uno, due o tre anni di partecipare a un campionato a sei squadre, o a cinque squadre? Adesso è saltato il Grosseto, ultimo iscritto alla lunga lista dei fallimenti degli ultimi anni, ma siamo certi che altre partecipanti al ballo delle principesse siano in buona salute? Tenendo conto che ci sono squadre che si riempiono la bocca con la partecipazione alla Italian Baseball League e poi magari non riescono a saldare i minimi rimborsi spese ai propri giocatori.
Questa IBL sembra ormai diventata il "gioco della torre": ogni anno c'è qualcuno che finisce giù, ma se fino a qualche tempo fa si trovava sempre un altro disposto a bruciarsi nell'avventura, adesso siamo arrivati a raschiare il fondo del barile. Basta fare un rapido excursus degli ultimi 15 anni: nel '98 si ritira la Juventus durante il campionato, nel '99 serie A1 zoppa (a 9 squadre) perché rinuncia il Milano, nel 2000 sono ancora in 9 perché rinuncia il Firenze, nel 2002 sale e scende il Codogno aprendo l'era delle "meteore", seguito nel 2003 dal Reggio Emilia, nel 2004 dal Rho e nel 2005 dal Trieste, quasi tutte squadre uscite finanziariamente malconce dalla massima serie, nel 2006 nuovamente campionato zoppo a 9 per la rinuncia del Reggio Emilia, nel 2007 si decide di scendere a 8 squadre visto che rinuncia il Modena e sale solo l'Avigliana che sarà l'ennesima "meteora", toccata e fuga imitata nel 2008 dal Redipuglia, nel 2009 dal redivivo Reggio Emilia e nel 2010 (nella prima edizione dell'IBL) dal Paternò. Nel 2011 c'è il Novara che salva almeno l'apparenza immolandosi come ottava squadra, ma adesso, che è saltata Grosseto, gente disposta al harakiri non se ne trova più.
Dunque, mettiamoli in fila tutti questi flop (Torino, Milano, Firenze, Codogno, Reggio Emilia, Rho, Trieste, Modena, Avigliana, Redipuglia, Paternò e adesso persino Grosseto) e chiediamoci se sono stati proprio tutti degli sprovveduti, tutta gente incapace di trovare investimenti adeguati, tutti dirigenti che hanno fatto il passo più lungo della gamba, oppure se c'è qualcosa che non funziona proprio nel baseball di vertice dove nessuno riesce ad inserirsi. Una specie di oggetto del desiderio che però chi lo tocca muore. Perché a fronte di questi fallimenti seriali, c'è un minuscolo gruppo di privilegiati, le solite cinque sorelle, che si dividono gli scudetti da quarant'anni a questa parte, con il San Marino che di fatto ha preso il posto del Grosseto a fianco del cerchio magico Parma-Bologna-Nettuno-Rimini. Sono loro che influenzano il baseball italiano da anni e hanno contribuito a ridurre il campionato in questa situazione. Sono loro che probabilmente sorrideranno già all'idea di avere una trasferta in meno e di mantenere la tre partite indispensabili per il loro giochino. Tanto alla fine la maggior parte di loro farà un campionato nel giro di 200 chilometri con due sole puntatine all'"estero" nell'Oltrepò (a Novara) e Oltretevere (Nettuno).
Ma adesso è il presidente federale che deve dare una svolta coraggiosa a questa situazione, se vuole salvare ancora il salvabile. Si dice che nessuno abbia voluto iscriversi alla Ibl1, nemmeno di fronte all'idea di passare da tre a due partite. Quindi (a parte il fatto che Grosseto, da quanto si legge, ha rinunciato proprio perché si giocherà a tre incontri) si deve intuire che ci siano altri motivi: magari l'elevato numero di stranieri o la necessità di imbottirsi di oriundi e comunitari per reggere il confronto. Ma in quale sport non c'è nessuno che vuole giocare in serie A? Il baseball sembra ormai andare persino contro natura.
Dunque, come abbiamo già osservato più volte, il massimo campionato deve essere modulato sulle potenzialità medie delle prime venti-trenta squadre in Italia, non sulle prerogative delle prime quattro-cinque. A questo punto, se non vogliamo che parlare di baseball diventi una cosa imbarazzante, resta una sola cosa da fare. Coraggiosa, certamente non condivisa dalle cinque sorelle, ma inevitabile: unificare le prime due serie per dare dignità e rappresentatività al torneo che assegna il titolo italiano. Ovviamente con le regole del campionato inferiore. L'alternativa è che le cinque big rifacciano il Torneo d'Oro come nel 1958, una mossa di cui si pentono ancora adesso. Lasciando però lo scudetto agli altri.

Informazioni su Elia Pagnoni 50 Articoli
Nato a Milano nel 1959, Elia Pagnoni ricopre attualmente il ruolo di vice capo redattore dello sport al quotidiano "Il Giornale", dove lavora sin dal 1986. E' stato autore di due libri sulla storia del baseball milanese.

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