È la chimica che fa il pitcher…

Grazie a una sostanza misteriosa, un professore di chimica diventa uno dei migliori pitcher di tutti i tempi: un caso di "doping tecnologico" narrato in "It Happens Every Spring" di Valentine Davis (1949)

Continuando la nostra carrellata sulle narrazioni che hanno per protagonisti i lanciatori, ci imbattiamo nel curiosissimo romanzo It Happens Every Spring (1949), di Valentine Davies, che è in qualche modo uno sviluppo "logico" di quel discorso che, sin dagli inizi della baseball fiction, vedeva nei pitcher degli esseri "speciali", capaci di prestazioni incredibili al limite della magia o -come in questo caso- della scienza.

La storia è la seguente. Siamo all'Università di Saint Louis, dove lavora Vernon K. Simpson, un non più giovanissimo professore a contratto (insomma, un precario…) incaricato delle lezioni pratiche di chimica. Vernon è ciò che da lì a poco, con un neologismo coniato negli anni '50, si sarebbe chiamato un "nerd": un secchione, uno scienziato con la testa fra le nuvole, dotato di una comunicazione sociale non proprio fluida e un fisico non precisamente atletico. La sua vita scorre fra le lezioni in classe, gli esperimenti in laboratorio e il corteggiamento di Debbie, la figlia del rettore dell'Università, la ragazza con cui un giorno vorrebbe sposarsi se solo riuscisse a diventare professore associato e ad avere uno stipendio decente. Insomma, quella di Vernon è una vita tranquilla -anche un po' monotona, se vogliamo-, ma il ragazzo nel suo campo è brillante, e potrebbe anche avere un bel futuro come docente e ricercatore, ma… ma c'è un problema: ogni anno, da aprile e per tutta l'estate, Veron entra in una specie di trance, è distratto da qualcosa che non gli permette di concentrarsi sul lavoro. La causa di tale disturbo è il campionato di baseball, e in particolare le partite dei Cardinals, che il tifoso Vernon segue appassionatamente.

Il nostro "nerd" sta lavorando a una sostanza "biorepellente", un liquido capace di respingere la materia organica. Un giorno una pallina da baseball con cui stanno giocando dei ragazzini in strada rompe il vetro della finistra del laboratorio e finisce proprio nel composto che Vernon ha appena distillato. Vernon la raccoglie, la fa rotolare su un tavolo di marmo, e nota che la palla procede in linea retta, ma curva quando passa accanto a un oggetto di legno. Decide allora di fare un esperimento: prende la palla inzuppata di liquido, chiama due dei suoi studenti, Dick Schmidt e Tommy Isbell, che fanno parte della squadra universitaria di baseball, e dà loro appuntamento sul diamante del campus. Piazza i due studenti uno come catcher dietro al piatto e l'altro nel box di battuta. Poi sale sul monte e comincia a lanciare delle palle che Tommy batte facilmente verso il campo esterno. A un certo punto comincia a usare la pallina bagnata nel liquido "biorepellente" e stavolta Tommy non riesce neanche a sprizzare in foul. Non c'è niente da fare: nemmeno tentando il bunt c'è verso di intercettare i lanci di Vernon, perché la palla sembra andare in linea retta e poi, proprio al momento dello swing, si abbassa con un "saltello" (hop) di quel tanto necessario a renderla impossibile da battere.

Vernon capisce che quella sua scoperta potrebbe cambiargli la vita. Versa tutto il liquido prodotto in laboratorio in decine di flaconcini che mette in valigia, lascia un biglietto di congedo per Debbie, e poi si presenta al campo dei Cardinals. I dirigenti della squadra scoppiano a ridere alla vista di quel tipo mingherlino e impacciato che chiede di fare un provino come lanciatore. Ma Vernon -che si presenta con il falso nome di Kelly- insiste tanto che l'allenatore cede e lo fa salire sul mound. I suoi lanci sono lenti, il controllo non è granché, eppure nessuno degli sluggers della squadra riesce a battere, perché Vernon/Kelly ha messo all'interno del guanto una spugnetta imbevuta del liquido prodigioso con cui bagna di nascosto la palla prima di lanciare. Come era prevedibile, i Cardinals gli offrono subito un contratto, ma Kelly -che non pensa a una carriera da professionista ma vuole solo mettere da parte i soldi sufficienti per sposare Debbie- chiede di giocare solo un anno e di essere pagato in ragione di mille dollari per partita vinta.

A partire da qui la trama si cominicia a complicare: mentre all'Università tutti cercano lo scomparso professor Vernon Simpson, i giornali non parlano altro che di "King" Kelly, il nuovo pitcher dei Cardinals che colleziona basi su ball e strike out, non concede nessuna valida agli avversari e si fa notare nello spogliatoio per il suo comportamento eccentrico: come dicono le note di copertina del  romanzo, egli "lanciava come Feller, leggeva quanto Einstein e parlava come Confucio"!

Ma il tempo passa velocemente, e mentre la povera Debbie si aggira per la città alla ricerca di Vernon, il liquido miracoloso usato partita dopo partita sta per finire e il mito di Kelly comincia a incrinarsi. Riuscirà il nostro eroe a vincere il pennant, a riprendersi il posto all'Università e a sposare la bella Debbie? È quanto scopriranno coloro che vorranno leggere il libro (ahimé, non tradotto in italiano, ma facilmente rintracciabile nelle librerie di seconda mano online: la seconda edizione tascabile del 1950 si può comprare per pochi centesimi) o vorranno vedere l'omonimo film che nello stesso 1949 fu tratto dal romanzo (diretto da Lloyd Bacon, con Ray Milland, Jean Peters e Paul Douglas) con la sceneggiatura dello stesso Valentine Davies.

In realtà la storia originale di Vernon e il liquido prodigioso non era di Davies, ma era stata scritta nel 1923 dal Shirley W. Smith, futuro presidente dell'University of Michigan, e pubblicata solo nel 1946 sulla Michigan Quarterly Review con il titolo The Sprightly Adventure of Instructor Simpson, a Merry Tale of Baseball, a Not Too-Young Instructor, and the Laboratory Sink. Davies, che era stato lo sceneggiatore di commedie di successo come Miracle on 34th Street (1947), la riprese con il permesso di Smith e ne fece sia un romanzo che un copione cinematografico.

Se evidentemente It Happens Every Spring interpreta in chiave comica il motivo del "campione venuto dal nulla", sul piano della storia del gioco il romanzo è notevole perché, come già detto, riflette il discorso iperbolico che circondava la figura del lanciatore nel folklore del baseball. Infatti il lancio "con saltello" provocato dal liquido "biorepellente" è in linea di continuità con l'impossibile double shot (la doppia curva delle avventure di Frank Merriwell) , con il fadeaway pitch (poi chiamato screwball) lanciato da Christy Mathewson, ed è in definitiva una versione aggiornata del temibile spitball messo al bando negli anni '20. Ma la storia si ispira anche a un lancio allora già esistente che proprio negli anni '50 sarebbe stato finalmente "spiegato" tecnicamente: il sinker, o fastball a due cuciture che, per l'appunto, cade leggermente alla fine della sua traiettoria.

Allo stesso tempo, il romanzo di Davies -pur essendo sicuramente un lavoro "minore" nella storia della baseball fiction- segna un passaggio importante nella tradizione del genere, poiché introduce per la prima volta elementi "non ordinari" (in questo caso diremmo quasi fantascientifici) o comunque fantastici nella costruzione di trame iperboliche. Pensiamo che di lì a pochi anni Malamud avrebbe fatto ricorso alla mitologia arturica per spiegare le prestazioni di Roy Hobbs in The Natural (1952) e che Wallop avrebbe attinto all'immaginario magico-religioso per il suo The Year the Yankees Lost the Pennant (1954).

Ma il testo che più chiaramente si rifà a It Happens Every Spring è sicuramente Il curioso caso di Sidd Finch di George Plimpton (1986, pubblicato in Italia dalla 66thand2nd lo scorso febbraio), in cui il protagonista, come Vernon, è anch'egli dotato di una sorta di superpoteri che lo rendono imbattibile sul monte. In fondo, sia il romanzo di Davies che quello di Plimpton ci presentano il sogno americano dell'uomo comune che grazie a un aiuto esterno (la chimica o la meditazione zen) riesce a elevarsi sopra la media, diventare un eroe delle folle (anzi un vero e proprio supereroe, anche se solo nell'ambito sportivo) per poi sparire per tornare sorridendo nella gabbia dorata della propria mediocrità.

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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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