Final Four 2012, una gag in salsa europea

Un evento atteso che appare e scompare dopo continui cambi di date. E' la dimostrazione del male che affligge il baseball europeo. Serve un rinnovamento radicale, puntando sulla qualità delle persone e su un progetto serio e di lungo termine

A lungo ho sperato di non dover scrivere quest'articolo auspicando che prima o poi una data e una sede dove disputare la Final Four della European Cup si sarebbe trovata. Invece no. E' di pochi giorni fa la notizia che la Commissione Tecnica della CEB ha deciso di annullare la competizione a causa dei numerosi impegni in programma a livello continentale e di assegnare alle due formazioni vincitrici i gironi di qualificazione (Bologna e Nettuno) il titolo europeo. Una comunicazione ufficiosa, nessuna press release è infatti mai stata diffusa, solo una comunicazione via email inviata dalla Commissione stessa alle società qualificate e ripresa da alcuni siti web. Decisione contestata sia dalle due formazioni italiane che dai francesi del Rouen che vorrebbero poter disputare la fase finale della competizione.
Un rammarico sottolineato fortemente dal DG del Nettuno, Alberto De Carolis, che ha rimarcato come "la Federazione europea è una buffonata, se non dovessimo giocare davvero le finali chiederemo il risarcimento alla CEB delle spese della fase a gironi giocata a Rotterdam". Aggiungendo inoltre che "questo atteggiamento è la dimostrazione che in Europa il baseball non esiste e bisognerebbe boicottare i campionati europei in Olanda, visto che se siamo arrivati a questo punto gran parte della responsabilità è proprio degli olandesi". Nettuno si dice inoltre disponibile ad ospitare la Final Four, così come già proposto alla CEB a giugno.
Sulle pagine di Baseball.it abbiamo più volte sottolineato come l'istituzione della Final Four sia da considerare una importantissima opportunità di marketing per il nostro sport a livello continentale, ma occorre saperla sfruttare o, meglio ancora, occorre ci sia qualcuno in grado di saperlo fare e, ovviamente, organizzare. Basti pensare al successo che riscuotono analoghe iniziative continentali nel basket, nel volley, nella pallamano, l'hockey a rotelle (e potrei continuare con l'elenco). Ma è veramente così difficile studiare (copiare) cosa e come lo stanno facendo? Ho letto e sentito troppe volte citare come esempio le Minor League americane, la costituzione di una lega europea, l'utilizzo dei nuovi media per diffondere il nostro sport (a questo proposito mi aspetterei che almeno il sito Internet e la pagina Facebook della CEB fossero mantenute aggiornate…).
Per fare questo ci vogliono le persone, i professionisti: gente che abbia le competenze necessarie ma anche e soprattutto la volontà di mettere in pratica queste cose. Mancano le persone dunque? Non credo. All'interno della CEB esistono delle Commissioni preposte a questo scopo: quella Tecnica conta 7 membri (responsabile l'olandese Jan Esselman), Marketing 1 membro (responsabile l'israeliano Peter Kurz), PR & Media con 3 membri (responsabile Riccardo Schiroli): totale 11 persone che dovrebbero dedicarsi all'organizzazione e promozione del nostro sport a livello europeo. Quello che manca è anche la collaborazione delle federazioni nazionali. Quale sponsor, infatti, sarà disposto ad investire in un evento del quale non conosce alcunché, tantomeno la data? Quale televisione o quale testata giornalistica sarà disponibile a riprendere un evento che rischia di essere cancellato da un momento all'altro? Quale appassionato sarà disposto a prendere un aereo per andare a vedere i suoi beniamini programmando tutto all'ultimo minuto con i relativi costi aggiuntivi di tale prenotazione? Sono tutti "costi" e quindi "perdite" per il nostro sport, incapace di pianificare quella che dovrebbe essere la manifestazione vetrina nel Vecchio Continente, così come lo è per tutti gli altri sport. Le dimissioni del presidente della CEB, il tedesco Martin Miller, non hanno aiutato ma non può essere una scusa. Le attività vanno programmate, è la base di qualsiasi lavoro: lo fanno gli altri sport, perché non noi?
Penso sia chiaro a tutti che è giunta l'ora di rifondare il nostro sport, puntando sulla qualità delle persone (non solo sul merito "politico-geografico" della loro provenienza). E' giunto il momento di un progetto europeo serio e di lungo termine, che permetta di pianificare con serenità (almeno 3-5 anni, poi si valuteranno i risultati). Se aspetteremo che venga eletto il nuovo presidente della CEB per cambiare qualcosa perderemo un altro anno (2013). Più volte ho anche sollecitato il coinvolgimento di attori esterni ma contigui al nostro mondo: professionisti dello sport business, studenti universitari in management sportivo (perché non proporre loro periodi di stage?), etc… Cambiare si può, ma soprattutto si deve. Altri sport ci sono riusciti, perché non dovrebbe farcela anche il baseball?

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Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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