"Tu mi conosci, Al": l'altra faccia delle Major Leagues

La satira di Ring Lardner ci presenta il prototipo del giocatore rozzo e sbruffone nel romanzo epistolare "You Know Me Al" (1916). Una prosa umoristica che si rivela più seria del previsto

La crescita esponenziale del giornalismo a cavallo fra l'Ottocento e il Novecento coincise con l'affermazione del baseball professionistico come principale svago di massa della società americana. Nelle cronache sportive i giornalisti trasformarono i campionati in saghe eroiche e i giocatori in miti, e nei primi venti anni del nuovo secolo -quelli della cosiddetta Dead-Ball Era– furono soprattutto il lanciatori ad essere convertiti in vere e proprie leggende viventi. Come abbiano visto, a ciò contribuì anche l'apparizione della baseball fiction, con racconti che o narravano le imprese di un giovane che ascendeva alla Big League (come nella serie per ragazzi delle avventure di Frank Merriwell ideata da Gilbert Patten) o ritraevano la vita del baseball di provincia vista con gli occhi benevoli di Charles Van Loan.

Ma se quelle prime narrazioni mostravano un'immagine idillica e innocente del gioco, il grande baseball in realtà si era già trasformato in un circuito commerciale che sfruttava i giocatori  mentre generava introiti per i proprietari delle squadre, in una macchina per far soldi nei cui ingranaggi si annidava il marciume dell'ipocrisia e della corruzione. Questi aspetti negativi del gioco li ritroviamo riflessi nella graffiante prosa di Ring Lardner (1885-1933), lo scrittore con cui la baseball fiction dell'epoca fece un primo importante salto di qualità.

Lardner era anch'egli un giornalista sportivo che dopo un po' di gavetta nei giornali del suo Michigan natale si trasferì a Chicago dove lavorò all'Examiner e al Tribune.  Nel 1914 firmò sei storie apparse sulla prestigiosa rivista The Saturday Evening Post che avevano come protagonista il pitcher Jack Keefe, un busher -un giocatore  delle serie minori- proveniente da Bedford, Indiana, che era stato chiamato a giocare con i White Sox. I racconti sono costituiti dalle lettere che Jack spedisce al suo amico d'infanzia Al Blanchard e in cui racconta le sue vicissitudini con la squadra di Chicago. Due anni dopo, nel 1916, le sei storie vennero riunite e pubblicate di nuovo dallo stesso Lardner in un volume intitolato You Know Me Al (Tu mi conosci, Al),  il primo romanzo epistolare dell'ancora giovane baseball fiction.

La forma epistolare ci permette di "ascoltare" direttamente la voce del protagonista senza mediazioni da parte del narratore. Scopriamo così che Jack Keefe è l'antitesi degli eroi idealizzati da tifosi e lettori, e risponde piuttosto allo stereotipo del provinciale ignorante e spaccone, ingenuo nella sua arroganza, con un'autostima altissima e decisamente poco cervello. In un inglese vernacolare e un tanto sgrammaticato Jack ci racconta i suoi tentativi di strappare qualche dollaro in più al proprietario dei White Sox, l'avaro Charles Comiskey, le rivalità con i compagni di squadra, le prodezze di cui si vanta, gli errori per i quali offre sempre spiegazioni poco convincenti. Le sue discussioni dentro e fuori dal campo finiscono sempre con la frase "volevo dargli un cazzotto sulla mascella", ma poi Jack non colpisce, ritorna sui propri passi, farfuglia comicamente mille scuse per salvare la faccia e si rivela essere un Capitan Fracassa un po' vigliacco. Lo stesso vale per la sua vita amorosa. Jack flirta con diverse ragazze, poi ne sposa una, ha un figlio, ma la sua vita matrimoniale è un inferno: Florrie, la moglie, ha le mani bucate, aspira a una vita agiata e non vuole seguire il marito nelle lunghe trasferte. E allora lui oscilla fra il proprio orgoglio maschile e l'amore per il figlio, il proprio dovere di marito e la vanità dell'atleta.

Insomma, nelle sue lettere l'egocentrico Jack cerca di ingannare se stesso, il suo interlocutore Al e gli stessi lettori sostenendo la validità delle proprie giustificazioni, chiosando i propri sproloqui col rassicurante intercalare "Tu mi conosci, Al", riuscendo però solo a farci ridere della sua dabbenaggine. Nel fondo, questo Jack è un simpatico povero diavolo, in perenne lotta col mondo, che crede di essere un protagonista mentre è solo una marionetta in una commedia che egli non giunge a comprendere,  sfruttato da un sistema che in cambio di pochi momenti di gloria e un pugno di dollari lo rende infelice in ciò che davvero conta nella vita.

Gli episodi memorabili del libro sono numerosi e fanno di Lardner uno dei migliori scrittori umoristici americani: gli scherzi che Jack subisce dai compagni di squadra sono degni del Calandrino del Decamerone, come nell'episodio in cui gli fanno credere che la nave che porta la squadra in Giappone per una tournée corre il rischio di essere cannoneggiata dalla flotta Svizzera in esercitazione nel Pacifico (!). E lo stesso protagonista si copre di ridicolo in più di un'occasione, come quando risponde candidamente "Signora, dovrebbe vedermi sottopanni" a una vecchietta che gli aveva chiesto se davvero lui fosse un'atleta.

Certo, Lardner ci presenta un personaggio ridicolo insistendo sul topos del campagnolo rozzo e stupido, ma neanche l'ambiente "cittadino" del club si salva dall'ironia dello scrittore. Un'ironia che è in realtà una satira spietata del mondo del baseball dell'epoca, visto che le figure che appaiono nel romanzo accanto a Keefe sono tutte persone reali e notissime: non solo l'owner Comiskey, ma anche il coach Callahan, e i giocatori dei White Sox e i loro rivali (e non poteva mancare il grande Mathewson dei Giants, onnipresente nella baseball fiction dell'epoca) sono ritratti sottilmente coi loro tic e le loro miserie. Lardner, da buon giornalista, conosceva a fondo quegli ambienti e intuiva che il sistema era prossimo alla rottura. E aveva visto giusto. Difatti alcuni dei giocatori menzionati nel romanzo, come il pitcher Cicotte, sarebbero stati radiati di lì a pochi anni in seguito al famoso Black Sox Scandal. Il grande scandalo del 1919 in cui i White Sox "vendettero" le World Series per favorire gli scommettitori provocò in lui una crisi di rigetto: Lardner smise di cimentarsi per vari anni con la baseball fiction per dedicarsi a scrivere racconti in cui stavolta era la classe media americana a essere messa alla berlina.

Nonostante tutto, You Know Me Al fu popolarissimo fra il grande pubblico (e anche in determinati circoli intellettuali: fra i suoi estimatori ci fu Virginia Woolf), tanto che prima dello scandalo Lardner, oltre a scrivere altre celebri short stories stavolta narrate in terza persona come My Roomy e Alibi Ike, aveva ripreso le avventure del protagonista in altri racconti epistolari, alcuni dei quali vedevano Jack sul fronte europeo durante la Prima Guerra Mondiale che continuava ossessivamente a spedire lettere al suo amico Al. Successivamente lo scrittore "degradò" la sua creatura per confinarla nel mondo del comic: le strisce con le avventure di Jack Keffe furono pubblicate su vari giornali dal 1922 al 1925 con sceneggiature dello stesso Lardner.

A partire dal 1925, lo scrittore ricominciò a pubblicare short stories di baseball per un pubblico adulto (alcune raccolte nel volume Lose With A Smile, del 1932), ma aveva ormai accantonato la sua principale creazione letteraria, il rozzo pitcher dell'Indiana Jack Keefe.

Per chi legge l'inglese, le storie di baseball complete di Ring Lardner sono state raccolte e ripubblicate nel 1992 da Matthew J. Bruccoli in Ring Around The Bases (University of South Carolina Press). In mancanza di una traduzione di You Know Me Al, i lettori italiani possono invece scoprire la divertente prosa di Lardner grazie al lavoro di un pugno di case editrici nostrane: le antologie dei suoi racconti attualmente reperibili sul mercato sono Tagliando i capelli e altri racconti (Marcos y Marcos 2006; contiene il racconto My Roomy, "Il compagno di stanza", del 1915, che narra la storia di un outfielder un po' strambo), Piove a Cincinnati (Barbès 2009), Americani (Tranchida 1998).

Luigi Giuliani
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Un vita spezzata in tre: venticinque anni a Roma (lanciatore e ricevitore in serie C), venticinque anni in Spagna (con il Sant Andreu, il Barcelona e il Sabadell, squadra di cui è stato anche tecnico, e come docente di Letteratura Comparata presso le università Autónoma de Barcelona e Extremadura), per approdare poi in terra umbra (come professore associato di Letteratura Spagnola presso l'Università di Perugia). Due grandi passioni: il baseball e la letteratura (se avesse scelto il calcio e l'odontoiatria adesso sarebbe ricco, ma è molto meglio così...).

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