Miller è out, per l'Eurobaseball nuove prospettive?

Le dimissioni del presidente CEB (e del Segretario Generale) potrebbero trasformarsi in un'opportunità per ripensare il futuro dell'intero movimento europeo. Occorre però coraggio e voglia di innovare, oltre a mettersi in discussione

Martin Miller, presidente della CEB, la Confederazione europea (una sorta di UEFA del baseball), si è dimesso sabato sera, con un anno di anticipo rispetto alla scadenza ufficiale del suo mandato, fissata nel 2013. Dimissioni inaspettate dai più. Lo stesso Petr Ditrich, che ha assunto la carica di Presidente pro tempore (in quanto Primo Vice Presidente), ha commentato che non si sarebbe mai aspettato questa scelta, così come quelle contemporanee del Segretario Generale, l'israeliano Samuel Pelter.
Ricapitoliamo un istante quanto successo. Lo scorso weekend è andato in scena a Rotterdam l'annuale Congresso Annuale della Federbaseball europea. Dopo essere state affrontate tutte le principali questioni in agenda, si è giunti alla discussione di alcuni cambiamenti da apporre allo statuto della Federazione, resisi necessari a causa dell'andamento negativo nelle finanze della CEB. Riforme strutturali, "volte al contenimento dei costi", elaborate dal Comitato Esecutivo e proposte all'assemblea ma da quest'ultima bocciate (11 voti contrari, tra cui Italia e Olanda). Sono volate parole grosse, con il delegato spagnolo, Luis Melero, che ha affermato, in polemica con Miller, come il voto fosse "contro il Presidente". Di qui le dimissioni dei due componenti l'Esecutivo.
Non sono mai stato uno strenuo difensore del teutonico reggente tedesco. Dal 2005, anno della sua elezione, ad oggi la CEB non ha sicuramente brillato per innovazione, sviluppo e/o marketing del "prodotto" baseball. Alcuni "sprazzi" di lucidità e lungimiranza si sono avuti. Basti pensare alla creazione di un'unica competizione continentale per club (dalle precedenti tre) e l'introduzione delle "Final Four", cui però non è mai seguita una finalizzazione per renderle attrattive (sia per gli sponsor, che per i media e gli spettatori).
Si è anche provato a parlare di European Professional League, iniziativa inabissata con le dimissioni di Miller ma comunque fortemente in dubbio, visto che le principali nazioni come Italia e Olanda sembrano aver al momento intrapreso percorsi diversi.
Si è provato a dotare la CEB di Commissioni ad hoc dedicate allo sviluppo del nostro sport reclutando, così citavano i bandi, professionisti appartenenti al settore. Ma vuoi per i fondi, pochi, e, molto di più, per la scarsa dedizione di alcuni di questi specialisti alla causa continentale anche questo esperimento è fallito. Basta, infatti, sfogliare il bilancio della CEB approvato a Rotterdam per capire che rispetto al budget pianificato e dedicato alle attività promozionali/divulgative poco è stato fatto, se non nulla. Tant'è.
A un anno dalle prossime elezioni del direttivo, nel 2013, il baseball ha oggi la possibilità di pensare e riprogettare il suo futuro nel Vecchio Continente. L'auspicio è che Olanda e Italia si facciano portatrici e carico dello sviluppo del baseball in Europa. E' necessario. Rappresentano, infatti, i due campionati più importanti nonché con il livello di gioco più alto, hanno le competenze, anche umane, per apportare quelle proposte di riforma del baseball continentale che si sono rese necessarie. Dal canto suo la stessa Germania, con il suo movimento in continua ascesa e il buon interesse di pubblico registrato verso questo sport (oltre 20.000 sono state le persone che hanno assistito alla partita disputatasi tra i padroni di casa e gli USA durante il Mondiale 2009), deve fare la sua parte. Senza dimenticare la Spagna dove si può giocare a "beisbòl" da metà febbraio a novembre, così come in Grecia. Senza dimenticarci delle emergenti Repubblica Ceca e Svezia o lo storico Belgio… tutti devono fare la loro parte.
Mancano i numeri? Non credo. I dati più recenti (2008 e sarebbe ora di aggiornarli) parlano di oltre 150.000 atleti appartenenti alle 37 federazioni aderenti alla CEB. Cui vanno aggiunti tecnici, dirigenti accompagnatori e, in molti casi, familiari, tanti.
Mancano le strutture? Ritengo proprio di no. Abbiamo stadi di primordine in Italia (esempio Nettuno, Grosseto, Parma, ma anche Torino, Novara, il Kennedy a Milano…), Olanda (esempio Rotterdam) e Germania (su tutti Ratisbona), senza contare che il baseball europeo vanta anche i diamanti olimpici di Barcellona e Atene (zone dove è possibile giocare a baseball praticamente quasi tutto l'anno).
Mancano gli sponsor? Sì. Ovviamente non saranno loro a cercare noi, ma siamo proprio sicuri che sia stato fatto il massimo da parte della CEB e le sue Commissioni preposte a questa attività per contattarli e proporre loro di sponsorizzare le competizioni continentali? Certo, il prodotto e il target dovrebbe essere appetibile (età, composizione, distribuzione geografica, valori). C'è sicuramente un gran lavoro da fare.
Mancano i media? Sì. Ciononostante esistono Internet e i nuovi media, esistono canali sportivi tematici. Questa è la parte sicuramente più difficile, ma le alternative ci sono. La Federazione europea di pallamano, ad esempio, grazie al contributo degli sponsor e alla collaborazione dei club produce e distribuisce gratuitamente su Internet, tramite un sito dedicato, tutte le partite delle coppe europee e degli stessi Europei. Ci sono storie da raccontare, giocatori europei (non solo italiani) che sfondano in America… pensate a quando un giocatore asiatico entra a far parte di una squadra di calcio italiana anche solo in serie B.
Mancano le persone? Assolutamente si e questo è un tasto dolente. Come in qualsiasi azienda a "conduzione familiare" (come è d'altronde il baseball di oggi in Europa), se vogliamo che questa cresca e conquisti nuovi mercati giunge un momento in cui i fondatori-proprietari devono fare un passo indietro e lasciare le redini a chi questo lavoro sa farlo: manager-professionisti in grado di far compiere quel salto necessario.
Al momento il direttivo CEB è composto da ben 42 persone (inclusi i dimissionari Miller e Pelter). Così suddivisi: 11 membri nel Comitato Esecutivo, 7 nella commissione tecnica, 6 in quella per lo sviluppo, 4 in quella per gli allenatori, 3 nella comunicazione, 1 nel marketing, 2 nel legale, 2 nel medico, 3 per gli arbitri e 3 per i classificatori. Non male. Si rende dunque necessaria una riorganizzazione della struttura complessiva della Federazione che accorpi commissioni "limitrofe", riducendone il numero di componenti e puntando sulle competenze dei singoli membri. Magari prediligendo, per le posizioni apicali, persone esterne alle Federazioni aderenti e che siano in grado di apportare idee differenti e, soprattutto, innovative.
Perché non indire, ad esempio, tra i vari Master in Management Sportivo organizzati in Europa dalle più prestigiose Business School un concorso per predisporre un Business Plan al 2018 (orizzonte 5 anni) finalizzato al rilancio del baseball nel continente?
Alcuni sport, nostri concorrenti (non il calcio, il basket e la pallavolo), già si stanno muovendo in questo senso, come ad esempio l'hockey su prato che alcuni anni fa, attraverso EuroHockey (la loro CEB), ha redatto un Piano Strategico 2010-2016 firmato da tutti i membri del comitato esecutivo e approvato da tutte le federazioni appartenenti (43).
Per cambiare occorre coraggio e voglia di innovare. Occorre mettersi in discussione. Speriamo le dimissioni di Miller e Pelter siano almeno servite a questo scopo. Ce lo auguriamo davvero.

Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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