Per "Peo" Peonia… 50 anni di auguri

183 presenze in 5 stagioni tra il '90 e il '95, coppa Italia, coppa delle Coppe e Supercoppa europea, Paolo Peonia, grande terza base della Mediolanum, compie 50 anni. "Non sono stato una stella, ma spero di essermi reso utile"

Una giornata speciale per Paolo Peonia, il grande terza base della Mediolanum. "Peo", come tutti nel baseball lo conoscono e lo chiamano, compie oggi 50 anni. Piemontese di Tortona, nato il 19 gennaio (guarda caso il suo numero di casacca) del ‘62, 447 partite in serie A1 con 11 fuoricampo,3 presenze in nazionale, un paio di coppe Italia, una Supercoppa europea e una coppa delle Coppe vinte con il Milano, più un'altra conquistata soffrendo dalla tribuna perché infortunato; una carriera spesa sostanzialmente tra Bollate (dove è cresciuto), Bologna (dove si è affermato) e Milano (dove ha vinto), ma anche a Caronno e a Saronno da ragazzino, a Senago e poi a Imola a fine carriera. Cinquant'anni da festeggiare sui diamanti, tanto per cambiare, visto che Peo è ancora attivissimo nel mondo del baseball come ha ricordato sul sito del Milano Baseball: "Già, alleno i cadetti dell'Imola (la città dove si è trasferito da una decina d'anni, ndr) e do una mano anche allo staff della serie C. L'anno scorso, poi, ho dovuto giocare persino una partita, ma per fortuna non se n'è accorto nessuno. Quest'anno comunque per evitare rischi non mi sono più fatto tesserare come giocatore…"

Un bilancio della tua carriera…

"Non sono certo stato una stella e probabilmente mi ricorderanno solo nelle società dove ho giocato. Ma sono soddisfatto perché credo di essere stato utile a tutte le squadre che mi hanno avuto e che mi hanno sempre dato un riscontro positivo"

Ti sei praticamente diviso fra tre squadre: Bollate, Bologna e Milano.

"Da ragazzino mi mandarono a Caronno e a Saronno perché a Bollate c'era ancora tutta la vecchia guardia, molti giocatori che poi sarebbero passati a Milano negli anni Ottanta, e quindi non c'era spazio. Poi però con il Bollate sono arrivato in serie A".

E di Milano che cosa ricordi in particolare?

"Beh forse le trasferte di coppa. La serie A di un certo livello l'avevo già conosciuta a Bollate e soprattutto a Bologna. Giocare in Europa invece era una novità. Settimane particolari, molto intense, emozionanti, soprattutto per noi che un paio di coppe le abbiamo vinte".

Hai giocato un anno anche a Senago, che adesso è in franchigia con Milano.

"Sì, e per me è stato un po' come tornare ai tempi del Bollate. Un ambiente più casalingo rispetto a Bologna e Milano, ma nel senso buono. Anche lì c'era la volontà di fare del buon baseball. Compatibilmente con il fatto che eravamo in serie B".

Qual è stata la tua miglior partita?

"Ne ricordo una giocata con il Bollate proprio contro la Fortitudo: finì agli extrainning e vincemmo con un mio homer all'11°. Proprio contro la batteria Radaelli-Bianchi, due che sarebbero poi stati miei compagni di ventura per tanti anni. Ma ricordo anche un'altra partita sempre a Bollate vinta contro la Roma per un mio fuoricampo contro Cretis, oppure un Bologna-Grosseto con il mio punto della vittoria battuto contro Olsen. Col Milano invece le sfide più belle erano quelle con il Rotterdam in Coppa e col Nettuno in campionato. Ricordo soprattutto quella in cui inaugurammo il nuovo campo di Nettuno…"

Ci sarà anche una gara da dimenticare?

"I playoff contro il Verona quando giocavo a Milano. Mi ricordo che poi andai a vedere la finale a Parma in cui il Verona non ne aveva proprio più, Kinnunen compreso. Per il Parma fu una finale senza storia e pensavo che lì avremmo dovuto esserci noi… Mi sanguina ancora il cuore. Tutto senza togliere nulla al Verona che quell'anno fece un'impresa straordinaria eliminando prima il Grosseto e poi noi".

Il lanciatore che ti ha messo più in difficoltà?

"Direi Olsen, sicuramente il più difficile da battere con quello slider… Sinceramente con lui tiravo a indovinare"

L'allenatore che ti ha dato di più?

"Non vorrei fare dei torti a nessuno. Credo di avere imparato molto da quasi tutti. E di aver sempre avuto un buon rapporto con loro"

Quindi non ti sbilancerai nemmeno sul tuo compagno di squadra ideale…

"No, qui mi sbilancio: posso dire Roberto Radaelli, perché ho giocato tanto con lui, prima a Bologna e dopo a Milano. E poi ci accomunavano anche le origini: Bollate".

Il tuo idolo o il tuo modello?

"Rinaldi e Passarotto, anche per il ruolo. Vedendoli giocare riuscivi sempre a ricordare qualcosa della loro partita"

E se dovessi fare la squadra ideale con tutti i tuoi ex compagni?

"Dovrei fare un mix tra Bologna e Milano. Proviamo: Radaelli sul monte; Fraschetti o Bianchi catcher; Matteucci o Lono in prima; Davidsmeyer in seconda; Morrison interbase e posso mettermi in terza? Agli esterni Neri, Landuzzi e per affetto Raoul Pasotto".

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