D'Angelo vincente nell'Opening Day

Terza stagione in NCAA per il lanciatore italiano, partente per Winthrop University, che ha sconfitto 8-4 i Northwestern Wildcats lanciando 64 strikes su 99 lanci in 7 inning completi

Era il giorno, attesissimo, dell'Opening Day. La prima partita della nuova stagione, nella Big South Conference del campionato americano di college. Sulla collinetta del Winthrop Ballpark, a Rock Hill, un ragazzo italiano cominciava un'altra avventura. Lontano, lontanissimo da casa. Arrivato qui, nella Carolina del Sud, più di due anni fa. Inseguendo un grande sogno.
Matteo d'Angelo, lassù, sul monte di lancio, appariva il più tranquillo. Seppure tutti gli occhi – del pubblico, dei tecnici, dei giocatori – fossero puntati su di lui: lanciatore "partente" dell'apertura di campionato. I suoi compagni delle Aquile di Winthrop non riuscivano a mascherare la tensione, la frenesia, l'agitazione, l'impazienza, l'eccitazione, che sono normali per ragazzi di diciannove, venti, ventuno anni nel giorno che dà il via ad una nuova stagione.
Matteo no. Matteo era la "fotografia" dell'equilibrio, della calma, della pazienza. Coach Joe Hudak, icona dell'Università di Winthrop, giunto alla sua diciannovesima stagione da capoallenatore degli Eagles, gli aveva messo in mano la pallina della partita inaugurale. Un'enorme dimostrazione di fiducia. Come a dire: sei tu, Matteo, il pitcher numero uno della nostra squadra. E il ragazzo italiano ha dimostrato di meritarla tutta, questa fiducia.
D'Angelo ha cominciato alla grande la sua terza stagione nel campionato NCAA dei college americani. Lui, con i suoi lanci con la sua sicurezza sul mound, ha trasmesso certezze alla squadra. Bene. Brillante prestazione dell'Università di Winthrop nel giorno dell'Opening Game. Sconfiggendo con un chiaro 8-4 i Northwestern Wildcats.

L'ARTE DEL CONTROLLO – Matteo D'Angelo è rimasto sul monte per sette inning completi. Concedendo agli avversari soltanto 2 punti e 6 battute valide. Ha confezionato 6 strikeout. Soprattutto ha confermato quella che è la sua virtù più importante: il controllo. La capacità di entrare nella zona dello strike, sapendo (spesso) dove piazzare la pallina. I "numeri" parlano chiaro: Matteo ha tirato 64 volte strike su 99 lanci effettuati. Concedendo appena una base su ball. E' lui, sempre lui. Come l'avevamo conosciuto a Bologna. Vale a dire, un "principe del controllo".
Non ha il braccione potente (seppure adesso la sua fastball abbia raggiunto e superato le 90 miglia), tuttavia ha il merito di lanciare con intelligenza, precisione, lucidità, sapendo alternare i lanci. Sono qualità importanti. Sono le qualità che fanno la differenza.
"Sì, Matteo ha lanciato bene", il commento a fine gara di manager Joe Hudak. Il quale, rigoroso ed esigente, ha poi proseguito: "Ma non penso che abbia usato le sue migliori potenzialità". Come a dire: il ragazzo italiano sa fare meglio. Tuttavia Joe Hudak ha concluso sottolineando che "Matteo ha fatto dei buoni lanci quando era necessario farli".
E credo che questo sia il complimento migliore per un lanciatore. La partita, dicevo, è terminata sul punteggio di 8-4 per Winthrop Eagles. Una gara saldamente e costantemente nelle mani dei ragazzi delle "aquile", visto che due dei quattro punti dei Northwestern Wildcats sono stati segnati (già sull'8 a 2) all'ottavo inning, sul lanciatore che ha rilevato D'Angelo.
Ho sottolineato, prima, il "controllo" del ragazzo nato ventuno anni fa a Latina. E' la sua dote più bella. E per controllo non intendo soltanto la precisione del lancio, ma anche e soprattutto il controllo dei nervi. L'essere padrone delle emozioni.
Matteo è rimasto calmo, sereno, in questa partita d'esordio stagionale, anche quando ha subìto 2 fuoricampo. Al primo e al terzo inning. Non si è scomposto. Non ha vacillato. Questa saldezza mentale è una grande forza.

STUDENTE MODELLO – Matteo D'Angelo è uno studente-atleta. Ancora junior. A differenza di diversi altri ragazzi italiani che in questi anni hanno preso la strada dell'America "attratti" da contratti professionistici (e giocando nelle Minor League, in squadre collegate a franchigie di MLB), Matteo ha preferito il college. Per due motivi: 1) per completare in una Università quel discorso tecnico ottimamente avviato nei tre anni dell'Accademia FIBS di Tirrenia; 2) per proseguire gli studi e prendersi una laurea. E' stata la scelta più saggia, la più logica, la più intelligente. In linea con l'ottima "educazione" che Matteo ha ricevuto dalla sua famiglia. D'Angelo alla Winthrop University frequenta il terzo anno del corso di laurea in Business Administration (Facoltà di Economia), grazie ad una borsa di studio concessa dalla NCAA proprio per giocare a baseball nei college americani.
Ebbene: Matteo non è soltanto il miglior lanciatore partente della squadra, ma ha anche già ricevuto per due volte (nel 2008 e nel 2009) la nomination "Presidential Honor Roll" della Big South Conference. Si tratta di un riconoscimento dedicato agli atleti-studenti che hanno il miglior rendimento scolastico. Bravo. Bravo davvero! In realtà, avendo conosciuto bene Matteo a Bologna, la cosa non mi sorprende. E' più maturo degli anni che ha. Ne ho apprezzato l'intelligenza, le idee chiare, la scrupolosità nel lavoro, la determinazione.

UN ANNO IMPORTANTE – Il 2010 si presenta come un anno importante, forse un anno chiave, per Matteo D'Angelo. Al termine di questo campionato NCAA (appena cominciato), è già programmata la partecipazione del ragazzo di Latina alla Cape Cod League. Si tratta della più importante e famosa Summer League degli Stati Uniti. Matteo D'Angelo vi parteciperà con la squadra degli Yannis Mets. Un appuntamento prestigioso. Ci saranno tanti "talent scout", in rappresentanza di tutte le franchigie di Major League. E… chissà il nome di Matteo D'Angelo a giugno potrebbe anche finire nel draft 2010 della MLB. E allora il grande sogno comincerebbe a realizzarsi!

Informazioni su Maurizio Roveri 192 Articoli
Maurizio Roveri, giornalista professionista, è nato il 26 novembre 1949. Redattore di Stadio dal 1974, e successivamente del Corriere dello Sport-Stadio, fino al gennaio 2004. Iscritto nell'Albo dei giornalisti professionisti dal luglio 1977. Responsabile del basket nella redazione di Bologna, e anche del pugilato. Caporubrica al Corriere dello Sport-Stadio del baseball, sport seguito fin dal 1969 come collaboratore di Stadio. Inviato ai campionati mondiali di baseball del 1972 in Nicaragua, del 1988 in varie città d'Italia, del 1990 a Edmonton in Canada, del 1998 in Italia, nonché alle Universiadi di Torino del 1970 e ai campionati Europei del 1971, del 1987, del 1989, del 1991, del 1999. Dal 2004 al 2007 collaboratore del quotidiano "Il Domani di Bologna" per baseball, pugilato, pallavolo.  

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