Nettuno si prepara alla finale

Mattinata in una città divisa tra il tifo per gli Usa e quello per Cuba, che sembra vada per la maggiore. Ma al di là delle partite allo stadio, la città sembra poco coinvolta

E’ già dalle prime ore del mattino che l’area intorno allo Steno Borghese di Nettuno si sta animando. E’ il giorno della finale del campionato mondiale di baseball nella “Città del Baseball” e la macchina organizzativa si sta mettendo in moto per l’evento.

La città invece ci mette un po’ di più a svegliarsi. L’argomento del giorno, manco a dirlo, è proprio la finale, considerato che qui non è certo terra di ciclismo (a Mendrisio si corre oggi il mondiale) né tantomeno le vicissitudini attuali di Roma e Lazio meritino più del dovuto.

Cuba-Usa, miglior finale non poteva esserci. E la città si dividerà in due. Chi andrà per la tradizione e la storia del gioco, che ha visto i soldati statunitensi sbarcare per la guerra, e lasciare in eredità una passione enorme e genuina. Chi per i coloratissimi caraibici. A Nettuno risiede una discreta comunità di cubani, idem nei paesi circostanti, metteteci dentro qualche simpatia politica e il gioco è fatto. La prevalenza pare sia proprio per la squadra di Lorrillo.

Gli Usa sono più forti, almeno sulla carta. Sono imbattuti e hanno fatto vedere decisamente le cose migliori, perlomeno nelle due partite giocate qui a Nettuno”, dice un tifoso di Nettuno dopo averci mostrato il biglietto, con relativo costo (che merita una considerazione a parte). “Ma la finale è una partita secca, ricorda, può sempre succedere di tutto e Cuba non mi sembra che parta battuta in partenza…”, risponde l’amico. Ci intromettiamo nel “battibecco” e concordiamo che la speranza è quella di vedere una gran bella partita. In bilico sino all’ultima palla, come giovedì sera quando si è peraltro registrata la miglior presenza di pubblico tra le quattro partite giocate al Borghese.

Troppo alti i prezzi. 25 euro per una partita è una cifra fuori mercato al momento attuale nel baseball qui in Italia, anche a Nettuno che di solito risponde sempre con entusiasmo. Il meteo non è stato clemente, ma anche il fatto che si giocava alle otto di un giorno in mezzo alla settimana. E infatti erano molte di più le persone con i pass dentro lo stadio che quelle che hanno pagato il biglietto salato. Capisco forse il prezzo per la finalissima, ma le tribune vuote durante le partite scorse sono la logica conseguenza di una politica dei prezzi completamente sbagliata”. Considerazioni di un tifoso che aveva deciso di comprare i biglietti dopo aver saputo il nome delle squadre che avrebbero giocato a Nettuno. Risultato: è venuto allo stadio solo per Cuba-Usa, e ci tornerà per la finalissima. Quella sì, prenotata da tempo. Certo è che le tribune desolatamente vuote non hanno fatto un bell’effetto. Se si voleva usare il mondiale a scopo promozionale, l’obiettivo è fallito miseramente.

Così come si può considerare un mezzo fallimento il tentativo di coinvolgere la città al mondiale. Il famoso “Villaggio” all’interno del porto turistico è andato quasi deserto, eventi collaterali non se ne sono praticamente visti. Per fortuna che a Nettuno non c’è bisogno di tanta pubblicità per portare a vedere la partita.

A proposito, informazione di servizio. Il traffico intorno allo Steno Borghese verrà chiuso e la zona diventerà isola pedonale. C’è un servizio di bus navetta a 1 euro, andata e ritorno con fermate in diversi punti della città.

Informazioni su Mauro Cugola 547 Articoli
Nato tre giorni prima del Natale del 1975, Mauro è laureato in Economia alla "Sapienza" di Roma, ma si fa chiamare "dottore" solo da chi gli sta realmente antipatico... Oltre a una lunga carriera giornalistica a livello locale e nazionale iniziata nel 1993, è anche un appassionato di sport "minori" come il rugby (ha giocato per tanti anni in serie C), lo slow pitch che pratica quando il tempo glielo permette, la corsa e il ciclismo. Cosa pensa del baseball ? "È una magica verità cosmica", come diceva Susan Sarandon, "ma con gli occhiali secondo me si arbitra male". La prima partita l'ha vista a quattro mesi di vita dalla carrozzina al vecchio stadio di Nettuno. Era la primavera del '76. E' cresciuto praticamente dentro il vecchio "Comunale" e, come ogni nettunese vero, il baseball ce l'ha nel sangue.

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