Il softball chiede la separazione dal baseball

La Federazione Mondiale Softball (ISF) ha chiesto alle 131 federazioni associate di liberarsi dai "cugini" del baseball – Il Presidente Don Porter: "Si tratta di un passaggio fondamentale per il ritorno del softball alle Olimpiadi"

"Questo è un passaggio vitale per la campagna BackSoftball. É di fondamentale importanza che le federazioni godano di completa autonomia nei propri paesi di appartenenza al fine di garantire la continua crescita e la massimizzazione del potenziale del softball. Siamo confidenti del fatto che le federazioni nazionali siano abbastanza robuste per esistere da sole, e siamo disposti ad aiutare, se necessario, ciascuna di esse durante questo periodo di transizione. Questa scelta vuole anche fare chiarezza su una certa confusione che riguarda il softball. Forniremo un supporto completo per assicurare che questo processo sia il più indolore possibile".

Così Don Porter, presidente plenipotenziario della ISF (la Federazione Mondiale del Softball), ha motivato quella che potrebbe essere la rivoluzione copernichiana del "batti e corri" internazionale: il softball è ormai uno sport maturo e quanto prima deve liberarsi dal "cugino nobile", il baseball, vissuto come una vera "palla al piede" per un rapido ritorno alle Olimpiadi già nell'edizione del 2016. D'altronde non è un mistero che tra i motivi che hanno portato all'esclusione delle due discipline dai Giochi c'è il difficile rapporto che intercorre tra il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) e la MLB, l'unica tra le leghe professionistiche statunitensi a non aver ceduto alla richiesta, sicuramente condivisibile, secondo la quale ai tornei olimpici debbano partecipare i migliori atleti che le diverse discipline sportive esprimono in quel preciso momento storico. Una mancanza di rispetto, secondo il CIO, ingiustificabile e così fuori tutti e due, baseball e softball.
Attualmente, come sottolineato nella nota diffusa dalla ISF, già 35 delle 131 federazioni associate sono equiparate, nei rispettivi stati d'appartenenza, agli altri sport. Ovvero vivono di via propria. La scelta di separarsi dal baseball è dunque giustificata "dalla volontà di confermare la continua crescita della reputazione del softball come sport riconosciuto internazionalmente". Ma soprattutto "la motivazione è di sgombrare il campo da ogni confusione presso il CIO, chiarendo una volta per tutte che il softball è uno sport rappresentato da una Federazione completamente indipendente (dal baseball) costituita da Federazioni nazionali indipendenti (dal baseball)".
La decisione, presa durante l'ultimo Congresso della ISF, prevede che il processo si compia nell'arco di due anni. "La ISF crede che questo progetto sia di importanza vitale per lo sviluppo e la crescita futura del softball giocato a livello seniores, sia da uomini che da donne, a livello giovanile, e delle discipline ad esso correlate come il softball giocato sulle sedie a rotelle, il beach-softball e l'indoor softball".
Durante l'ultima edizione dei Giochi, disputati a Pechino e vinti dal Giappone, il softball ha registrato quasi 180.000 spettatori nell'arco dell'intero torneo olimpico senza registrare – ricorda la ISF- alcun caso di doping; un fatto, questo, che ha caratterizzato tutte le principali competizioni internazionali di questo sport rendendolo un caso d'eccellenza. La prima apparizione olimpica risale al 1996 durante i Giochi di Atlanta.

Marco Micheli
Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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