Mondiali Juniores: l’oro della Corea e la delusione canadese

USA battuti per la poca voglia di vincere, Cuba ammirevole anche se terza, Italia sconfitta per non aver dato il massimo contro l’Olanda che si gongola per il successo sugli azzurrini, mentre i padroni di casa del Canada si piazzano solo al 6° posto

nCon una grande determinazione ed un forte commitment, la Corea ha ottenuto la seconda, chiara affermazione consecutiva sugli americani nel Mondiale Juniores. Con due atleti che svettano su tutti gli altri: il lanciatore Sung Yung Hoon e l'esterno centro Jun Soo Bin. Sono gli asiatici a rappresentare il potere forte in questa categoria, nella scia gli Stati Uniti, i pur sempre forti cubani (alla prese con una non confermata fuga di due dei suoi campioncini), l'Australia. Il collega Riccardo Schiroli (Responsabile della Comunicazione FIBS), torna a vestire i panni di "inviato speciale" di Baseball.it, raccontandoci un Mondiale Juniores ben diverso dagli altri. Dove il Canada non ha dato tutto per la medaglia d'oro e l'Italia si è comportata da "piccola America". n

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nLa scritta "Date tutto per la medaglia d'oro" fa ormai tenerezza. E' così da giorni, ma nessuno al "Telus Field" di Edmonton (stato dell'Alberta, Canada del nord) ha avuto il coraggio di staccare il cartello, disegnato a mano con un certo talento. La foglia d'acero rossa chissà quanto resisterà, ma ormai il Mondiale Juniores di baseball è pronto a togliere le tende da Edmonton ed è chiaro che la medaglia d'oro il Canada non la vincerà. Quella della squadra allenata da Hamilton è una vera e propria delusione: si è piazzata sesta, perdendo anche una delle finali di consolazione con Taiwan e non arrivando nemmeno a sfidare il 'potere' di questa categoria. Che ormai è chiaro: è rappresentato da Stati Uniti e Corea, che si sono giocate la medaglia d'oro per la seconda edizione consecutiva. E, per la seconda volta di seguito, il metallo più nobile ha preso la strada dell'Asia. n

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nPerchè la Corea abbia battuto in 2 finali Mondiali consecutive gli Stati Uniti, pur avendo decisamente meno talento, ha a che fare con la determinazione e la voglia di vincere. Il Team USA è sembrato andare in campo per esibire al mondo i suoi giovani fenomeni. La Corea ha giocato per vincere, tranne forse nella gara di qualificazione con gli americani, nella quale ha nascosto il suo miglior lanciatore Sung. n

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nSia chiaro, a livello Juniores non è che la filosofia del vincere a tutti i costi debba essere condivisa per forza. Fa in effetti specie che Sung Yung Hoon sia stato chiamato a lanciare un impegnativo quarto di finale con Taiwan (120 lanci) il venerdì e la domenica gli sia stata riaffidata la palla, lasciandolo oltretutto in pedana per 9 riprese. Dal punto di vista della formazione dei giocatori, non è che quello che la Corea ha fatto con Sung meriti un applauso. Ma tra giocare per vincere e per fare 'player's development' c'è una bella differenza. E la differenza tra Corea e Stati Uniti domenica 3 agosto si è vista. n

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nNella voglia di vincere dei coreani c'è anche moltissimo di bello. L'esterno centro Jun Soo Bin, ad esempio, corre da casa a prima in 3 secondi e 8: poco peggio del formidabile Ichiro Suzuki. Come se non bastasse, domenica ha chiuso la corsa dopo un 'drag bunt' con un incredibile tuffo in avanti. Subito dopo, ha messo tanta pressione sul lanciatore americano Purke da costringerlo al 'balk', quindi ha rubato la terza e proseguito fino al punto su un errore di tiro del catcher Stassi. Insomma: ha segnato sfruttando in pieno la sua dote migliore ed è per questa caratteristica che la Corea è un esempio. n

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nGli Stati Uniti viceversa raramente lo sono, almeno a livello di grandi tornei internazionali. Personalmente, li ho visti vincere una volta sola (al Mondiale IBAF 2007 a Taiwan): davvero poco, per il paese guida di questo sport. E ho sempre avuto l'impressione che il Team USA, pur bello da vedere, non fosse in realtà una squadra, bensì una selezione arrivata a portare al resto del mondo il 'verbo' di questo sport. n

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nA livello di squadre nazionali, spesso l'Italia si comporta da "piccola America". A livello estetico fa un figurone, viene ricevuta da diplomatici e coccolata dalla comunità di nostri connazionali, si crogiola negli applausi che riceve sistematicamente in ogni parte del mondo. Se questo fa venire meno le motivazioni per vincere, onestamente non lo so. Resta il fatto che spesso gli azzurri non sembrano dare tutto quello che possono. n

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nIl Mondiale Juniores non è stato positivo. Ma non tanto per la sconfitta con l'Olanda, che è un'onta che nessuna nazionale italiana ama subire ma non può far venire meno lo scopo di una partecipazione al Mondiale. Non è stato positivo perchè gli 'azzurrini' non sono riusciti a dare il massimo. n

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nL'Italia non era una squadra ricca di talento. Non aveva il fuoriclasse in erba come poteva essere Peppe Mazzanti nel 2001 o Zileri nel 2002 o Maestri nel 2003 o Santolupo nel 2004 o la coppia D'Angelo-Liddi nel 2006 o Panerati nel 2007. Ma a livello di parco lanciatori l'Italia era solida come raramente lo è stata a questo livello di competizione. In qualche modo quindi è stata una delusione perdere contro un'Olanda che di questo torneo può ricordare solo la vittoria sull'Italia e può vantare al massimo una certa disciplina nel box di battuta, ma non tanto per la sconfitta in sè, quanto perchè poteva essere evitata. Semplicemente dando il massimo. n

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nE' ovvio che per dare il massimo si deve anche essere preparati a darlo. I nostri Under 18 non giocano abitualmente ad un livello come quello del Mondiale. In questa competizione le squadre migliori sarebbero tranquillamente in grado di giocarsela con le migliori formazioni della IBL da pari a pari. E dei nostri ragazzi presenti ad Edmonton, nessuno ha esperienza di IBL. n

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nIl problema è comune a tutta l'Europa. Tanto per intenderci, alla fine sono proprio i nostri atleti quelli che annualmente giocano più partite. n

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nDell'Olanda abbiamo detto, la Repubblica Ceca è passata di batosta in batosta, la Russia (battuta per manifesta sia dall'Italia che dall'Olanda) è sembrata addirittura imbarazzante. Se ai giovani europei non verrà data una possibilità di competere a livello più alto con regolarità, dovremo rassegnarci ad essere il continente "Cenerentola", a livello mondiale. Si può fare tanto, a patto che si capisca che lo sviluppo di giocatori non passa da tornei come l'Europeo. Bensì dal modello Instructional League: un mese, 40 giorni di competizione in autunno con partite quotidiane e lavoro finalizzato a correggere quel che non funziona in partita. Ai giovani europei serve questo. Più di firmare contratti da 2 soldi con organizzazioni pro americane che chiamano questi ragazzi molto spesso per fare numero, li usano più che formarli, e li rimandano al mittente con qualche bel ricordo e molti sogni in meno. n

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nChi il massimo sa sempre darlo è Cuba ed è proprio il caso di sottolinearlo quando questo 'massimo' vale appena una medaglia di bronzo, risultato certo non esaltante per chi del Mondiale Juniores ha vinto 11 edizioni su 23. n

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nArrivare terza per Cuba non è un successo, eppure nella finale di consolazione la 'seleccion' è stata sinceramente commovente, al cospetto di un'Australia quasi seccata per trovarsi a giocare nell'anteprima e non nell'evento vero. n

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nCuba avrebbe potuto fare di più, ma ha perso nel corso del torneo il suo interbase titolare (Iglesias) e il suo miglior lanciatore (Urguelles). Non c'è conferma ufficiale, ma la stampa canadese ha espresso la certezza che i due siano fuggiti verso un paese che gli consentirà di ottenere asilo politico, permettendo al loro agente di trattare un ricco contratto con qualche club di Major League. Coi miei occhi, ho visto una giornalista canadese chiedere al capo delegazione cubano se poteva confermare la fuga (la stampa di scuola anglosassone verifica sempre le notizie, prima di pubblicarle) e ricevere al riguardo una risposta a dir poco scontrosa. La radio nazionale ha riportato una dichiarazione bellicosa di Fidel Castro (che più o meno suona come: "Edmonton è una pattumiera"). Sia come deve essere, quella di 2 ragazzi che scappano dal loro paese è una tragedia umana, anche se vanno verso la ricchezza materiale. E l'assenza di 2 giocatori del genere è stata per Cuba, più modestamente, una tragedia tecnica. n

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nProprio con la maglia di Cuba si è comunque esibito quello che, secondo me, è il miglior giocatore del torneo: l'esterno centro Puig. Non è celebrato come il canadese Lawrie, ma vederlo giocare è il massimo che possa capitare ad un appassionato di baseball. n

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Informazioni su Riccardo Schiroli 1193 Articoli
Nato nel 1963, Riccardo Schiroli è giornalista professionista dal 2000. E' nato a Parma, dove tutt'ora vive, da un padre originario di Nettuno. Con questa premessa, non poteva che avvicinarsi alla professione che attraverso il baseball. Dal 1984 inizia a collaborare a Radio Emilia di Parma, poi passa alla neonata Onda Emilia. Cresce assieme alla radio, della quale diventa responsabile dei servizi sportivi 5 anni dopo e dei servizi giornalistici nel 1994. Collabora a Tuttobaseball, alla Gazzetta di Parma e a La Tribuna di Parma. Nel 1996 diventa redattore capo del TG di Teleducato e nel 2000 viene incaricato di fondare la televisione gemella a Piacenza. Durante la presentazione del campionato di baseball 2000 a Milano, incontra Alessandro Labanti e scopre le potenzialità del web. Inizia di lì a poco la travolgente avventura di Baseball.it. Inizia anche una collaborazione con la rivista Baseball America. Nell'autunno del 2001 conosce Riccardo Fraccari, futuro presidente della FIBS. Nel gennaio del 2002 è chiamato a far parte, assieme a Maurizio Caldarelli, dell'Ufficio Stampa FIBS. Inizia un'avventura che si concluderà nel 2016 e che lo porterà a ricoprire il ruolo di responsabile comunicazione FIBS e di presidente della Commissione Media della Confederazione Europea (CEB). Ha collaborato alle telecronache di baseball e softball di Rai Sport dal 2010 al 2016. Per la FIBS ha coordinato la pubblicazione di ‘Un Diamante Azzurro’, libro sulla storia del baseball e del softball in Italia, l’instant book sul Mondiale 2009, la pubblicazione sui 10 anni dell’Accademia di Tirrenia e la biografia di Bruno Beneck a 100 anni dalla nascita. Dopo essere stato consulente dal 2009 al 2013 della Federazione Internazionale Baseball (IBAF), dal giugno 2017 è parte del Dipartimento Media della Confederazione Mondiale Baseball Softball (WBSC). Per IBAF e WBSC ha curato le due edizioni (2011, 2018) di "The Game We Love", la storia del baseball e del softball internazionali.

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