“Little League? Quella filosofia è poco compresa in Italia…”

“Da noi alcuni lasciano a casa i meno bravi” dice Paolo Castagnini, consigliere federale e coordinatore dell’attività giovanile della Federbaseball, in questa intervista esclusiva sul futuro del nostro sport: i giovani e la loro crescita

nSabato pomeriggio. Sotto un caldo sole primaverile, seduto sulla gradinata laterale dello storico diamante veronese "Gavagnin", ci aspetta Paolo Castagnini, consigliere federale e coordinatore dell'attività giovanile della FIBS, ma anche presidente e fondatore dei Dynos Verona, società che ha sempre fatto della crescita del proprio vivaio una missione. n

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nMolti non lo sanno, ma il "Presidente", come lo chiamano amichevolmente genitori e spettatori, ha giocato anche in A1 ("ero un lanciatore discretamente dotato"), ha allenato Vicenza e Pastrengo oltre ad aver fondato nel lontano 1976 la prima società di baseball a San Martino Buon Albergo (VR). Castagnini è assorto. Sta osservando l'impegno dei suoi ragazzi contro gli Athletics Bologna, in una partita del campionato nazionale di serie B, e non lesina commenti e critiche, ma sempre a bassa voce, in modo composto. n

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nSaluta calorosamente. Poi si fa serio per rispondere ad una sfilza di domande su ciò che gli sta più a cuore. I giovani. n

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nBaseball.it – Si parla molto ultimamente di Accademia, di ASI, di attenzione verso i vivai delle società diffuse sul territorio, di sviluppo della qualità dei nostri giocatori permettendo loro di giocare e confrontarsi con le migliori rappresentative continentali. La Federazione, rispetto a tutto ciò, come si è comportata nel corso di questi anni? n

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nCastagnini – "Spesso si accusa la Federazione di non fare abbastanza per i giovani, ma forse si dovrebbe vedere di più cosa fa il territorio. La FIBS ha attivato più progetti a favore dei giovani in questi ultimi anni che nel resto della storia del baseball italiano. Prima della gestione Fraccari, tolto il Progetto P.O., c'era il nulla. L'attività giovanile federale dal punto di vista dei campionati era quasi inesistente. Forse pochi ricordano che si giocava molto meno e che la nascita e proliferazione dei Tornei delle società fu il modo per riuscire a giocare di più. Per non parlare delle Nazionali giovanili. Il 90% degli atleti provenivano dalle 10 squadre più importanti d'Italia. Ora le società che lavorano bene e hanno voglia di fare hanno tutto a disposizione: campionati regionali con almeno 16 partite, campionati nazionali con altre 12. Finali dei Campionati che coinvolgono almeno il 30% delle squadre con più fasi. Passiamo poi alle Nazionali: i Progetti Verde/Azzurro e Verde/Rosa coinvolgono centinaia di giocatori e giocatrici dall'Alto Adige alla Sicilia. C'è invece molto da fare nel proseguo dell'età. Dai 17 ai 21 anni spesso ci si gioca i futuri prospetti. C'è la necessità di offrire a questi giovani campionati competitivi e possibilità di giocare molte partite. Si sta cercando di fare qualche cosa con L'Under 21 elite, ma i giovani non sono solo nelle 8 società dell'IBL. C'è poi da dire che i migliori, già dai 18 anni in su, vengono inseriti nelle senior C1, B, A2 e raramente in IBL. Diventa difficile pertanto definire campionati ad hoc per loro". n

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nBaseball.it – Se guardiamo all'Olanda, il nostro main competitor, notiamo come in quel paese siano presenti già più di un'Accademia e come da alcuni anni formazioni giovanili di Germania e Francia partecipino costantemente alla rinomata Little Legue. Com'è la situazione nel Bel Paese? n

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nCastagnini – "L'Accademia italiana è molto apprezzata da tutti, MLB compresa. Certo ce ne vorrebbero di più sparse per il territorio. L'Accademia è un punto di riferimento aperto a tutti. Quando si organizzano corsi, allenamenti o try-out, il cancello dell'Accademia è sempre aperto. E' un punto importante per chi vuole provare la strada della professione-baseball. Ma come spesso sottolinea il Presidente Fraccari non dobbiamo vedere futuri milionari, ma futuri giocatori che fanno del baseball la loro professione. Non dobbiamo dimenticare il fatto che negli USA ci sono professionisti che guadagnano 1.000 dollari al mese. Non tutti hanno la capacità di giocare in MLB. Per quanto riguarda la partecipazione alla Little League la nostra è una scelta recente. Non dimentichiamo che Aldo Notari non l'ha mai voluta e che abbiamo dovuto riallacciare i rapporti con il Responsabile Little League in Italia, Beppe Guilizzoni, e che oggi la Little League anche da noi è realtà". n

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nBaseball.it – La Little League ha una storia lunga di successi, un modello unico, nato negli Stati Uniti e di cui gli il Paese a "stelle e strescie" va orgoglioso. Quali sono i punti cardine di questo torneo? n

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nCastagnini – "La filosofia della Little League è di difficile comprensione in Italia in quanto da noi vige una mentalità a mio avviso distorta dello sport giovanile. In sostanza non si interpreta nel modo corretto l'agonismo giovanile. Per fare un esempio, negli Stati Uniti fanno delle grandi partite anche tra ragazzini, ma nessuno si sognerebbe di lasciarne fuori uno perché è meno bravo. Quindi questo è il primo cardine della Little League. L'obbligo di far giocare tutti. Da noi alcuni hanno già trovato la scappatoia che è quella di lasciare a casa i meno bravi. Questa a mio avviso è autocastrazione. Ecco dove pecchiamo, in una visione che è tipicamente italiana e non solo nello sport. Vediamo il risultato attuale e perdiamo di vista il più importante, cioè quello futuro". n

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nBaseball.it – E finalmente anche le formazioni italiane possono parteciparvi. E' stata dura adottare e far rispettare tutte le regole previste dalla formula della Lega? n

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nCastagnini – "Come detto prima c'è un grande confronto nel mondo giovanile. Oltre alla regola di far giocare tutti, si discute sul conteggio dei lanci, sulla facoltà di un lanciatore una volta tolto dalla pedana di andare a ricevere, e la cosa più importante una grande attenzione alla sicurezza. Ad esempio, anche nel nostro campionato abbiamo inserito che è vietato uscire dalla panchina durante il gioco compreso il battitore successivo, ma pochi la osservano. Tutti devono sapere che la Little League è anche un'enorme organizzazione di sport giovanile e che al suo interno ci sono regole molto precise che stiamo di anno in anno introducendo. Quando la squadra si classifica per le finali EMEA, che per ora sono le vincenti del Torneo delle Regioni, deve osservare in modo ferreo le disposizioni applicate dalla Little League in tutto il mondo. Chi è andato in questi anni ha toccato il problema con mano". n

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nBaseball.it – Possiamo condividere, infine, un augurio per i tanti ragazzi che amano il baseball e lo scelgono come sport: che abbiano la possibilità di giocare e vivere un'esperienza unica anche per la loro formazione e preparazione alla vita adulta… n

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nCastagnini – "Quante volte abbiamo detto che lo sport è come la vita? E che cos'è la vita? Io credo che la crescita dei giovani deve percorrere delle fasi ben precise e ogni fase comporta dei passaggi obbligati. I bambini devono scoprire tutto e noi abbiamo il dovere di accompagnarli proteggendoli. Quando poi diventano ragazzi devono anche osservare delle regole e ancor di più quando sono adolescenti per poi, diciottenni, essere pronti per la vita. Nello sport è la stessa cosa. Fino a 8-9 anni devono solo divertirsi; a 10-12 devono anche osservare le regole che il loro allenatore adotta. Dai 13 ai 16 è il momento di educarli all'impegno. Non può più essere divertimento fine a se stesso. Ecco che allora oltre questa età non dovremmo più chiedere, perché saranno proprio loro che chiederanno di più a noi, molto di più". n

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Marco Micheli
Informazioni su Marco Micheli 86 Articoli
Nato nel 1980, metà trentino e metà vicentino (ma veronese d'adozione), vive e lavora a Milano dove si occupa della comunicazione nel Sud-Europa per Boston Consulting Group (BCG), la multinazionale della consulenza aziendale. Grande appassionato di tutto ciò che è USA, dallo sport ai "dunkin' donuts", dai grattacieli della East Cost alle spiagge assolate della West. Marco scopre il baseball all´età di 10 anni quando, complice un regalo della madre insegnante, inizia a calpestare lo storico diamante della Polisportiva Praissola sotto la guida del "mitico" Bissa. Gli anni dell´università lo allontanano dalla terra rossa, prima a Feltre e poi a Milano. Ma è con il conseguimento della laurea in Relazioni Pubbliche allo IULM di Milano e il conseguente viaggio-premio a Boston che si ritrova e decide di curare la comunicazione dei Dynos Verona. Due anni favolosi, densi di soddisfazioni e ricordi indimenticabili, impegnato nella promozione del sodalizio scaligero sulla stampa locale e sportiva. Per Baseball.it scrive del "batti e corri" giocato nella sua terra, il Nord-Est, ma non disdegna di "intrufolarsi" anche in questioni a carattere nazionale e internazionale.

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